L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 7 agosto 2019

e ora Conte al Quirinale si deve dimettere

Sulla Tav voti opposti di Lega e M5s, è il giorno più buio del governo Conte

Tav: bocciata la mozione Cinquestelle con 181 voti contrari, approvata quella Pd con 180 voti. La Lega ha votato la mozione dem per il sì alla realizzazione dell'opera

07 agosto 2019,13:47

(Agf)
Senato, ingresso di Palazzo Madama

Aggiornato alle ore 13,30 del 7 agosto 2019.

L'Aula del Senato ha bocciato la mozione M5s contraria alla realizzazione della Tav con 181 voti contrari. Hanno votato a favore 110 senatori. Il Movimento 5 stelle conta 107 senatori, quindi sono 3 in voti in più a sostegno della mozione pentastellata. La mozione del Pd, tre righe secche per dire sì alla Torino-Lione, è stata approvata con 180 voti favorevoli. La Lega, come preannunciato, ha votato a favore. I voti contrari sono stati 110.

Subito dopo le votazioni sulle mozioni sulla Tav Luigi Di Maioha abbandonato l'Aula del Senato senza rivolgere uno sguardo a Matteo Salvini che è invece rimasto seduto ai banchi del governo circondato da molti esponenti della Lega.
Cronaca di una seduta drammatica per il governo

Non solo la maggioranza gialloverde si era presentata divisa all'appuntamento al Senato sul voto sulle mozioni sulla Tav. Ma è il governo stesso a spaccarsi e in maniera ufficiale: quando l'esecutivo è chiamato a esprimere il proprio parere sulle mozioni, quella per il no alla Tav dei 5 stelle e le altre delle opposizioni a favore dell'opera, il viceministro all'Economia, il leghista Massimo Garavaglia, invita tutti a votare per il sì alla Torino-Lione.

Subito dopo, prende la parola il sottosegretario pentastellato Vincenzo Santangelo, che invece si rimette alle decisioni dell'Aula. Due posizioni nettamente differenti che fanno subito dire alle forze di minoranza, dal Pd a Forza Italia passando per FdI, che il governo deve dimettersi, perché non ha più la maggioranza.

La spaccatura diventa ancor più evidente sui tabelloni elettronici del Senato: le lucine poste davanti ai banchi dell'esecutivo nell'emiciclo, che si accendono per rendere palese il voto, si colorano di rosso e di verde a seconda delle mozioni da votare. Ed ecco comparire il colore rosso davanti ai banchi dei ministri leghisti quando si vota la mozione M5s, mentre si accende il verde davanti alle postazioni dei ministri pentastellati.

L'immagine si ripete, ma a colori invertiti, quando si votano tutte le altre mozioni a sostegno della Tav. E così, al Senato va in scena la prima vera 'crisi' parlamentare dell'alleanza gialloverde, con una maggioranza alternativa composta da Lega e forze di opposizione - tranne Leu - che votano sì mentre i 5 stelle restano da soli a votare contro le mozioni pro-Tav e a favore della propria mozione.

Per tutta la mattina si susseguono 'fotografie' che certificano la spaccatura netta tra i due alleati di governo: i leghisti applaudono gli interventi in Aula a favore dell'opera Torino-Lione, i pentastellati invece li criticano duramente. Poi è la volta del capogruppo leghista, Massimiliano Romeo, prendere la parola, e non fare sconti: "Chi vota contro la Tav si assume la responsabilità delle conseguenze che ci saranno nei prossimi giorni".

Messaggio chiaro di avvertimento lanciato ai 5 stelle. Che replicano: nessuna conseguenza, "siamo una Repubblica parlamentare e non un premierato". Insomma, di fronte alla Lega che vuole inchiodarli al muro, perché votando no alla Tav di fatto sfiduciano il premier Giuseppe Conte, i 5 stelle tentando i circoscrivere entro i confini del Parlamento il voto odierno.

Chi non ha dubbi sulla crisi già in atto è il Pd: "Conte vada immediatamente al Quirinale, non ha più la maggioranza". Anche per Forza Italia la maggioranza M5s-Lega "non esiste più", afferma la capogruppo alla Camera Mariastella Gelmini. Stessa linea per FdI.

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