L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 15 agosto 2019

Energia pulita - Il re idrogeno avanza, pieno di se nella consapevolezza della sua forza delle sue potenzialità

La grande scommessa tedesca sull’idrogeno

13 AGOSTO 2019


L’idrogeno potrebbe essere il vettore energetico in grado di sollevare la Germania dall’eccessiva dipendenza dai fornitori esterni di energia e allo stesso tempo fornire una soluzione per l’accumulo di energia in eccesso durante le giornate particolarmente assolate o ventose.

La Germania, come tutti i paesi europei e non solo, è alle prese con la transizione da un’economia basata sui combustibili fossili a una basata su energia sostenibile e rinnovabile, in primis eolica e solare. Anche se la “Energiewende” tedesca è tutt’altro che completa, cittadini e aziende hanno manifestato il loro forte sostegno per ulteriori cambiamenti nonostante le battute d’arresto e il superamento dei costi preventivati. Ma anche l’insorgere di sfide tecniche che potrebbero far deragliare l’obiettivo di raggiungere un’economia senza emissioni di CO2 entro il 2050. In questo senso Berlino ha recentemente deciso di diversificare i metodi con cui raggiungere il suo target e ha stanziato 110 milioni di dollari che andranno a 20 nuove strutture di ricerca, per testare nuove tecnologie basate sull’idrogeno e le loro applicazioni su scala industriale. Fondi aggiuntivi sono stati destinati, inoltre, alle regioni cosiddette “a cambiamento strutturale” cioè le aree più colpite dalla transizione energetica, come le zone minerarie.


RIPRENDERE LA STRADA GIUSTA

Come ricorda Oilprice.com i tedeschi sono convinti sostenitori dell’ambientalismo e della transizione energetica. Il paese ha intrapreso una lunga strada per liberarsi dalla dipendenza da carbone e petrolio, che nel 1990 produceva 1.000 milioni di tonnellate di CO2. Da allora, la Germania ha ridotto di quasi un quarto le emissioni di gas serra. Tuttavia, negli ultimi anni, il ritmo del declino si è arrestato. Inoltre, il disastro nucleare di Fukushima in Giappone e il conseguente desiderio di bandire l’energia atomica dal paese, ha esercitato ulteriori pressioni sugli obiettivi di sostenibilità del paese.

RINNOVABILI IN COSTANTE AUMENTO

La buona notizia è che la produzione di energia elettrica tedesca da fonti rinnovabili è in costante aumento nel corso degli anni. La cattiva notizia è che il miglioramento delle condizioni economiche ha aumentato il consumo di prodotti petroliferi, che hanno ampiamente annullato i guadagni ottenuti nel campo della sostenibilità. Le energie rinnovabili producono attualmente un terzo dell’energia elettrica tedesca, ma il graduale abbandono della tecnologia nucleare e delle centrali a carbone nei prossimi decenni creerà una grave sfida tecnica a causa dell’intermittenza dell’energia eolica e solare.

IL GAS LA SOLUZIONE ALL’INTERMITTENZA DELLE RINNOVABILI

I responsabili politici tedeschi sono consapevoli delle debolezze delle loro infrastrutture legate alla transizione energetica. L’intermittenza tipica di fonti quali quella eolica e solare crea una sfida tecnica per gli ingegneri che devono cercare di mantenere un flusso stabile di energia anche quando il sole non splende o il vento soffia. Nella maggior parte del mondo, il gas naturale è considerato ormai come il combustibile ideale per superare il problema: il gas emette la metà della quantità di CO2 rispetto al carbone e la sua produzione abbondante e le sue caratteristiche ne fanno una fonte rapidamente utilizzabile. Per questo le autorità tedesche sono favorevoli al Nord Stream 2, che fornirà 55 miliardi di metri cubi di gas naturale direttamente dalla Russia alla Germania. Nonostante l’opposizione degli alleati europei e la minaccia di sanzioni da parte degli Stati Uniti, Berlino è infatti rimasta favorevole al progetto del gasdotto. La ragione principale è la mancanza di opzioni per mantenere la stabilità della rete quando le centrali nucleari e a carbone verranno gradualmente eliminate.

BERLINO VUOLE DIVERSIFICARE

Tuttavia, Berlino ha deciso di diversificare e investire in fonti alternative oltre al gas naturale, in quanto le importazioni la renderanno dipendente dai produttori stranieri. L’idrogeno potrebbe essere il vettore energetico in grado di sollevare la Germania dall’eccessiva dipendenza dai fornitori esterni di energia e allo stesso tempo fornire una soluzione per l’accumulo di energia in eccesso durante le giornate particolarmente assolate o ventose.

SCOMMESSA SULL’IDROGENO

La Germania non è il primo paese in cui vengono investiti fondi significativi nella ricerca e sviluppo dell’idrogeno. In Asia, in particolare in Giappone e in Cina, questa fonte è già sul radar delle imprese private e dei responsabili politici per i suoi evidenti vantaggi. Due caratteristiche tecniche, tuttavia, ne frenano attualmente la proliferazione su larga scala: la complessità associata alla sua produzione e i rischi per la sicurezza dovuti all’elevata infiammabilità del vettore energetico.

IDROGENO TEMA CALDO DELLA TRANSIZIONE

I funzionari governativi tedeschi ritengono che, in un quadro politico adeguato e con investimenti sufficienti da parte del settore privato, i costi delle tecnologie basate sull’idrogeno potrebbero diminuire allo stesso modo delle celle fotovoltaiche. Secondo Inga Posch, amministratore delegato di FNB Gas, l’associazione tedesca dei gestori dei sistemi di trasmissione gas, “l’idrogeno è uno dei temi più caldi nella transizione energetica del paese in questo momento. L’interesse del settore privato è davvero enorme. I tedeschi sono stati troppo concentrati sull’elettrificazione dell’economia, e per questo stiamo iniziando il processo con un certo ritardo”, ha detto a Bloomberg.

ANCORA PROBLEMI DA RISOLVERE

Anche se le aziende tedesche stanno già investendo in nuove tecnologie e applicazioni riguardanti l’idrogeno, è stato il ministro dell’economia tedesco Peter Altmaier a portare avanti l’idea di fare del paese “il numero uno al mondo” nel settore. Le caratteristiche dell’idrogeno potrebbero risolvere il più grande ostacolo per la Germania di diventare il primo paese al mondo ad avere un sistema energetico completamente rinnovabile. Le aziende tedesche devono però prima di tutto migliorare il rapporto costo-efficacia e sviluppare applicazioni per operazioni su scala industriale per diventare energeticamente autosufficienti per la prima volta in un secolo.


ANCHE L’ITALIA È DELLA PARTITA

Anche l’Italia sta da tempo percorrendo la via dell’idrogeno: al ministero dello Sviluppo Economico è stato costituito un tavolo presieduto dal Sottosegretario Davide Crippa, a cui partecipano Alstom Italia, ENEA, ENI, Environment Park, Fincantieri, Fondazione Bruno Kessler, Gruppo ESSECO, Hydrogen Park, l’Istituto per l’innovazione tecnologica di Bolzano, Industrie De Nora, Sapio, Snam, Solid Power ed RSE. L’obiettivo è quello di delineare un percorso che permetterà la definizione di priorità, indirizzi e valutazioni di competitività nel settore delle tecnologie dell’idrogeno, con l’obiettivo di contribuire efficacemente alle future scelte che verranno assunte per adempiere agli impegni presi in ambito internazionale, come il Protocollo sottoscritto dal Sottosegretario Crippa lo scorso ottobre all’Hydrogen Energy Meeting di Tokyo. Snam, in questo senso, ha aperto la strada nell’aprile scorso iniziando a sperimentare l’immissione di una quota del 5% di idrogeno nella rete di trasporto gas in Campania. A ottobre invece sarà la volta a Roma di un convegno internazionale organizzato dall’azienda guidata da Marco Alverà proprio sull’idrogeno per far acquisire anche all’Italia una posizione di leadership.

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