L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 1 agosto 2019

Il popolo eletto sa solo sputare veleno. Gli ebrei nelle terre di Palestina sono un cancro da estirpare

Palestina dove? Ecco 2 veri Stati, Israele ufficiale e lo Stato dei coloni

West Bank rubato. Settecentocinquantamila abitanti. Centocinquanta insediamenti. Centodiciannove avamposti. Il 42 per cento della West Bank controllato. L’86 per cento di Gerusalemme Est “colonizzata”. Ecco a voi lo Stato dei coloni in Giudea e Samaria, i nomi biblici della West Bank

Di Remocontro01 Agosto 2019


La cronaca ripresa da Sputnik,
agenzia russa scrive per caso?

Palestina dove? Ecco i veri 2 Stati, Israele ufficiale e lo Stato dei coloni
Dunque i 70 appartamenti palestinesi nel villaggio di Wadi al-Hummus abbattuti, lo schieramento di 1000 israeliani, e quelli che hanno provato a resistere, pestati selvaggiamente. Cronaca dura. Illegalità dell’atto e violenza arrogante nell’eseguirla, ed era già noto. Interessante la fonte attuale. Agenzia di stampa russa mai lontana dal sentire del Cremlino. Conclusione politica: «Israele non ucciderebbe i Palestinesi con tale impunità se non vi fosse il via libera di Donald Trump e del suo ambasciatore prono al volere dei coloni, David Friedman, sostenuto da un Congresso che sembra avere a cuore più gli Israeliani che gli Americani». Dopo le demolizioni degli edifici, Washington ha ancora una volta protetto Israele dalla condanna delle Nazioni Unite per il suo comportamento ponendo il veto al Consiglio di Sicurezza.
I vertici Putin Netanyau non bastano
Sentiamo Umberto De Giovannangeli

In Cisgiordania ruspe e 6mila nuove case per i coloni: così Israele ‘spiana’ l’Autorità palestinese, titola l’Huffington Post.
«Padroni della Cisgiordania. Al punto da “spianare” quel poco che restava degli accordi di Oslo-Washington. È la politica della ruspa e del cemento portava avanti da Israele e che ha avuto un passaggio politicamente decisivo con l’approvazione da parte del governo delle destre guidato da Benjamin Netanyahu della costruzione di 6.000 nuove case per i coloni israeliani e 715 nuove case per i palestinesi in un’area della Cisgiordania occupata dove Israele ha il pieno controllo».
Case palestinesi, decide solo Israele

Haaretz, svela i dettagli del piano. Il ministro dei trasporti e leader dell’Unione dei partiti di destra Bezalel Smotrich ha confermato che la decisione fa parte di un piano di estensione della sovranità israeliana in Cisgiordania. ‘Qui comando io, abbatto dove decido io, ti faccio costruire (poco) dove dico io’. Il piano di Israele include il divieto ai palestinesi che si sono trasferiti in città e villaggi designati nell’area C dopo gli Accordi di Oslo del 1994 di costruire nell’area, e “residenti originali” possono costruire solo in luoghi “che non danneggiano gli insediamenti e la sicurezza di Israele e non creerebbe continuità [palestinese] né creerebbe una situazione di stato palestinese di fatto ”.
Canale 7, Radio coloni

Ma c’è chi non si accontenta. Secondo la radio dei coloni Canale 7 l’iniziativa di Netanyahu, sarebbe state stata elaborata per favorire la riuscita della visita in Israele, dove è arrivato in serata, di Jared Kushner, uno degli artefici del cosiddetto “Accordo del secolo’” elaborato dall’amministrazione Trump per una soluzione del conflitto israelo-palestinese (un piano rispedito al mittente dalla dirigenza palestinese). Con questa proposta – ha aggiunto l’emittente – Netanyahu vorrebbe inoltre ridurre le tensioni creatasi con l’Autorità palestinese con le recenti demolizioni. Mossa azzardata. «Riprova della brutale mentalità colonialista che anima Israele, che ignora tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite, il diritto internazionale e gli accordi firmati», e un bel vaffa palestinese a Kushner e suocero.
I conti del West Bank rubato

«Settecentocinquantamila abitanti. Centocinquanta insediamenti. Centodiciannove avamposti. Il 42 per cento della West Bank controllato. L’86 per cento di Gerusalemme Est “colonizzata”. Uno Stato nello Stato. Dominato da una destra militante, fortemente aggressiva, ideologicamente motivata dalla convinzione di essere espressione dei nuovi eroi di Eretz Israel, i pionieri della Grande Israele. Quella che si svela è una verità spiazzante: oggi in Terrasanta, due “Stati” esistono già: c’è lo Stato ufficiale, quello d’Israele, e lo “Stato di fatto”, consolidatosi in questi ultimi cinquant’anni: lo “Stato” dei coloni in Giudea e Samaria (i nomi biblici della West Bank)».
Non basta Di Giovannangeli?

Rapporto di B’tselem, l’ong pacifista israeliana che monitorizza la situazione nei Territori. «Lo Stato “di fatto” ha le sue leggi, non scritte, ma che scandiscono la quotidianità di oltre 750mila coloni. Lo “Stato di Giudea e Samaria” è armato e si difende e spesso si fa giustizia da sé contro i “terroristi palestinesi” che, in questa visione manichea, coincidono con l’intera popolazione della Cisgiordania. L’affermarsi di questo “Stato dei coloni” rappresenta la sconfitta storica del sionismo. Riflette in proposito Zeev Sternhell, il più grande storico israeliano: resto fermamente convinto che il sionismo ha il diritto di esistere solo se riconosce i diritti dei palestinesi. Chi vuole negare ai palestinesi l’esercizio di tali diritti non può rivendicarli per se stesso soltanto».
Violenza programmata impunita

La violenza dei coloni e degli attivisti di destra israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania è triplicata lo scorso anno passando dai 140 “incidenti” registrati nel 2017 ai 482 del 2018 (dato di metà dicembre), rivela Haaretz. Oltre al pestaggio e al lancio di pietre, tra gli atti anti-palestinesi sono considerati anche le scritte razziste, i danni compiuti alle case e alle macchine e il taglio degli alberi (in particolar modo ulivi). Questi episodi, osserva Haaretz, erano diminuiti dopo l’uccisione di Saad e Riham Dawabsha e del loro figlio di 18 mesi Ali, arsi vivi in un attacco di coloni. Ampia eco mediatica e le autorità costrette a un po’ più di decenza. Lo Shin Ben (Intelligence interna israeliana) arrestò infatti nei giorni e mesi successivi alcuni estremisti di destra che avevano partecipato o erano sospettati di aver preso parte alla violenza e istigazione contro i palestinesi. Tuttavia, continua il quotidiano, l’anno scorso, un po’ per il rilascio degli attivisti di destra e un po’ per la presenza di nuovi gruppi di giovani israeliani, gli atti anti-palestinesi sono aumentati.
Ferocia giovanile a destra

«Nel villaggio di Yasuf (governatorato di Salfit), i residenti palestinesi si sono svegliati con i pneumatici di 24 auto bucati e alcune scritte razziste in ebraico (“Morte agli arabi” tra le più diffuse) lasciate sulle loro abitazioni. Sono i cosiddetti “price-tag” (tag mechir in ebraico) ovvero gli atti di ritorsione (il “prezzo da pagare)». Haaretz scrive che gli attivisti di destra più estremisti sono “i giovani delle colline”, molti dei quali vivono negli avamposti illegali della Cisgiordania.
E la maggior parte dei responsabili delle violenze è giovanissima (tra i quindici e i sedici anni). «Nel 1997, a un anno dal primo mandato di Benjamin Netanyahu come primo ministro, c’erano circa 150.000 coloni in Cisgiordania. Due decenni dopo il numero dei coloni è vicino ai 600.000, esclusi i quartieri di Gerusalemme est oltre la Linea Verde. Questi dati non includono i coloni che vivevano negli avamposti illegali (complessivamente si superano i 750.000)».

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