L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 agosto 2019

Il sistema bancario continua a creare debiti insoluti in quanto la pratica di prestare solo ai grandi gruppi, ai potentati economici, agli amici degli amici, ai raccomandati della peggiore politica (Pd, Forza Italia, Lega) senza nessuna garanzia continua imperturbato

Banche e crediti deteriorati: si continua a finanziare le grandi imprese sebbene insolventi



Per le banche italiane sono un incubo che continua a preoccupare banchieri e politica. Per i pochi eletti invece, gli operatori specializzati, sono l’affare della vita. Stiamo parlando delle cosiddette “sofferenze” , tutti quei crediti deteriorati in pancia agli istituti di credito.

Dopo tutti i disastri che hanno creato al sistema bancario, con la risoluzione di 4 banche (Etruria e co) e la liquidazione di altre due (banche venete), le banche ancora si comportano in maniera da accumulare nuovi crediti deteriorati, concedendo prestiti facili, e senza nessuna garanzia, agli amici degli amici, ai grandi gruppi societari che, secondo dati Banca d’Italia, detengono ben il 70% del debito totale.

La migliore clientela, pari al 10 per cento del totale, riceve ben il 70 per cento di tutti gli impieghi erogati dalle banche. Mentre al restante 90 per cento, viene erogato solo il 30 per cento del totale dei prestiti. Ma a differenza di quanto ci si dovrebbe attendere, le sofferenze si annidano in grandissima parte tra la migliore clientela. Al primo 10 per cento, infatti, è riconducibile il 70 per cento del totale delle sofferenze. In buona sostanza questo primo 10 per cento di affidati -costituito quasi esclusivamente da grandi aziende, grandi famiglie e gruppi societari -fa il bello e il cattivo tempo nei rapporti con le banche. Sfrutta il suo potere negoziale per ottenere gli impieghi, ma essendo poco solvibile, fa pagare il conto agli altri che, malgrado siano buoni pagatori e costituiscano la stragrande maggioranza della clientela, si sono visti ridurre drasticamente l’offerta creditizia.

Un’anomalia tutta italiana, alla quale non c’è il minimo segnale di voler rimediare: le banche finanziano ancora volentieri i grandi gruppi societari, che, negli anni scorsi, abbiamo visto essere i maggiori responsabili dell’accumularsi di crediti deteriorati. Questo inoltre comporta che non essendo in grado di recuperare una buona parte dei prestiti erogati, le banche di conseguenza chiudono i rubinetti del credito a famiglie e piccole e medie imprese.

Insomma, non c’è la minima intenzione di rimediare agli errori del passato. Si continua ancora adesso a premiare chi affidabile non è, penalizzando magari piccole e medie imprese e famiglie. Un’anomalia che negli ultimi anni ci ha costretto ad un maxi salvataggio di oltre 60 miliardi di euro, per oltre un terzo a carico dei contribuenti, il resto suddiviso tra azionisti, obbligazionisti e istituti bancari concorrenti.

Nulla di nuovo sotto il sole dunque, i banchieri continuano a largheggiare in finanziamenti ai soliti “furbetti” raccomandati dalla politica, e Banca d’Italia si limita ad intervenire a danni già fatti.

E la famosa commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche?

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