L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 agosto 2019

L'Italia è geograficamente e storicamente al centro del Mediterraneo

La mentalità post-geografica

di Pierluigi Fagan
5 agosto 2019

Allego consueta presentazione mensile dell’ultimo numero di Limes, sull’importanza del “dominio dei mari”, basico tema dell’armamentario concettuale dei geopolitici. Ma non lo allego per parlare di questo in senso stretto, né per discutere la nota inclinazione di Fabbri per un realismo della competizione che vorrebbe ancora immensa la distanza strategica tra USA e Cina, punto sul quale ho -parzialmente- diversa opinione. Lo allego per un’altra tesi illustrata dal Fabbri con la quale -invece- concordo appieno.

Fabbri si meraviglia con la stupita sincerità dell’intelletto ben applicato (25:35 e altro dopo), del fatto che molti in Italia non si rendono conto della nostra posizione geografica e direi geostorica sulla mappa o meglio sul territorio. Le nostre élites recenti e grande parte del’opinione pubblica qualificata o meno, è intrinsecamente convinta che il nostro destino sia mitteleuropeo, un terzo trono accanto a quello francese e tedesco, un “vengo anch’io?” che non registra i reiterati “no, tu no”. Del resto è tipico del pensiero eccessivamente astratto rendersi immune ad ogni falsificazione o contraddizione. Fabbri evince che la mancanza di una intelligenza geografica (ed io aggiungo sempre geo-storica poiché lo spazio va col tempo, da Kant ad Einstein a Braudel) fa vedere cose che non esistono e non fa vedere cose evidenti che esistono. Siamo una penisola con tre lati nel mare, Mediterraneo nella fattispecie. 
Gli americani ci usano coma una portaerei ed un porto centrale, nelle loro strategie.

Ma per molti di noi post realisti, la geografia è un banalità e la storia un impiccio polveroso poco attuale. L'economia è matematica idealizzata, i numeri non indicano cose, sono cose e non sa che farsene dello spazio e del tempo.

La cosa ovviamente non è così semplice e schematica. Per demografia ma soprattutto sviluppo, il nostro Nord è una cosa, il nostro Sud un’altra. Antico problema quello del nostro meridione. Gli intellettuali italiani, crociani ma non meno liberali o marxisti, per decenni, hanno cercato di indagare tale questione, oggi non va più di moda, si è data per persa la partita. Ma la questione, anche non frequentata, rimane sul tavolo geografico poiché l’Italia è un sistema ed un sistema è sempre qualcosa di più omogeneo al suo interno rispetto al suo esterno. Se una parte del sistema ritiene di esser più vicina a ciò che le è fuori invece che a ciò che le è dentro, se non ne conclude e porta realmente a termine una secessione, si sta semplicemente privando di una forza di sistema per perseguire un minor vantaggio forse più facile ma senz’altro meno conveniente in senso assoluto.

Certo, il meridione d’Italia è un ben strano doppio strato di sovranità nazionale e sovranità locale in mano ad una rete di grande delinquenza organizzata che si fa potere politico locale. Sino a che l’interessa generale, ovvero nazionale, non riscatterà i suoi diritti su questo terzo dell’Italia, non sarà possibile nessun progetto per mettere a frutto non solo la nostra posizione geografica, ma la consistenza stessa della nazione che conta, in teoria, 60 milioni di individui.

Rimaniamo così a discutere di TAV con un binario unico (o poco più) che arriva a stento a Palermo, come dice il video investimenti europei per implementare i nostri porti strategici virati nella costruzione di porticcioli da diporto per l’ampia flotta privata figlia dell’evasione ed elusione fiscale. O imprese del Nord Est che delocalizzano ovunque quando un buon piano per ottenere per il nostro meridione ri-sterilizzato e legalizzato lo statuto speciale già a suo tempo concesso all’Irlanda, porterebbe loro a rilocalizzare in Calabria e Sicilia. Ne conseguirebbe sviluppo, più consumatori per le merci interne, maggior gettito fiscale per poi abbassare le aliquote, maggiore omogeneità culturale, prestigio internazionale, investimenti esteri e molto altro. Si noti anche il rapporto tra massimo beneficio con un investimento minimo, alla portata della nostra ristretta finanza pubblica odierna. Per non parlare del nostro statuto geopolitico che molti pensano essere una fissa di quelli che giocano a Risiko.

Tra l’altro, è solo recuperando la nostra piena forza di sistema di 60 milioni di persone (produttori, consumatori, pagatori di tasse e percettori di servizi pubblici) che potremmo davvero far braccio di ferro con gli amici europei. Ma un po’ di sano realismo è chiedere troppo ad un Paese che si diletta al gioco “Stati Uniti d’Europa vs Sovranità nazionale” e che vede il mare solo d'agosto tra una fritturina, un selfie ai piedi ed un migrante affogato. Altro che Risiko, molto meglio nascondino, nascondino dalla realtà.

Buona visione.

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