L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 10 agosto 2019

Neonicotinoidi - Gli Stati Uniti hanno dichiarato anche guerra alle api e alla loro terra

Campi sempre più tossici, apocalisse di insetti negli Stati Uniti

Api, farfalle e altri insetti sono sotto attacco per colpa dell'eccessivo ricorso ai neonicotinoidi da parte degli agricoltori americani. Un problema che si ripercuote anche sugli uccelli

di Stephen Leahy
9 agosto 2019

Api da miele all'esterno di un alveare. Secondo uno studio, negli Stati Uniti nel corso degli ultimi 25 annil'agricoltura è dvientata quasi 50 volte più tossica per le api da miele e per altri insetti. Fotografia Dieter Telemans/Panos Pictures/Redux

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Per le api da miele e non solo il paesaggio agricolo statunitense è 48 volte più tossico rispetto a 25 anni fa. Secondo un nuovo studio appena pubblicato su PLOS One le ragioni sono quasi del tutto da ascrivere al diffuso utilizzo dei pesticidi cosiddetti neonicotinoidi.

Secondo quanto spiega la co-autrice Kendra Klein, ricercatrice capo a Friends of the Earth America questo enorme incremento della tossicità corrisponde a un netto calo nel numero di api, farfalle e altri insetti impollinatori, ma anche degli uccelli.

"I neonicotinoidi sono un po' il nuovo DDT. La differenza è che per le api sono mille volte più tossici rispetto al DDT", dice Klein in un'intervista.

Klein e i ricercatori di altre tre istituzioni hanno utilizzato un nuovo strumento in grado di misurare la tossicità per le api da miele, il lasso di tempo durante il quale il pesticida conserva la sua proprietà e la quantità utilizzata in un anno. In questo modo hanno potuto concludere che la nuova generazione di pesticidi ha reso l'agricoltura molto più tossica per gli insetti.
Le api da miele infatti sono un utile indicatore per fenomeni che valgono per tutti gli insetti. Anche l'Agenzia per la protezione ambientale americana (EPA), aggiunge Klein, fa la stessa cosa quando ha bisogno di raccogliere dati finalizzati alla registrazione di qualche nuovo fitofarmaco.

Lo studio ha rilevato che i neonicotinoidi contribuiscono a questo aumento di tossicità per il 92%. Questo tipo di sostanza, continua Klein, non è solo incredibilmente tossica per le api da miele ma continua ad essere pericoloso per tutto l'ambiente per oltre 1000 giorni dopo l'utilizzo.

"La buona notizia - dice ancora Klein - è che non abbiamo bisogno dei neonicotinoidi. Abbiamo alle spalle quattro decenni di ricerche e di evidenze che i metodi agroecologici possono far crescere il nostro cibo in sicurezza e senza decimare gli impollinatori".

"È impressionante. Questo studio rivela come l'ambiente abbia accumulato queste sostanze. Ciò a sua volta spiega il motivo per cui gli insetti impollinatori sono diminuiti", aggiunge Steve Holmer dell'American Bird Conservancy.

Di pari passo con gli insetti, infatti, anche il numero degli uccelli che mangiano insetti è precipitato negli ultimi decenni. C'è anche stato un declino diffuso di tutte le altre specie di uccelli, continua Holmer: "Ogni volatile, infatti, ha bisogno di mangiare insetti a un certo punto del proprio ciclo vitale".

Ma cosa sono i neonicotinoidi?
Queste sostanze vengono usate su oltre 140 diverse colture agricole in più di 120 Stati. Aggrediscono il sistema nervoso centrale degli insetti causando l'iperstimolazione delle loro cellule nervose, la paralisi e poi la morte.

Sono insetticidi sistemici. Significa che le piante li assorbono e incorporano la tossina in tutti i loro tessuti: steli, foglie, polline, nettare, linfa; e che i neonicotinoidi non lasciano mai le piante: dalla semina al raccolto, foglie morte comprese. La maggior parte di quelli utilizzati negli Stati Uniti sono impiegati nel rivestimento dei semi: quasi tutti quelli del mais e per olio di semi, la maggior parte dei semi di cotone e soia e molte piante da giardino.

Comunque solo il 5 per cento della tossina finisce nella pianta della soia o del mais, il resto va nel terreno e nell'ambiente. I neonicotinoidi si dissolvono rapidamente nell'acqua: il risultato è che i pesticidi usati in un campo non restano in quel campo. Diversi studi hanno verificato come queste sostanze abbiano contaminato corsi d'acqua, laghi e paludi.

Quella di oggi è invece la prima ricerca che si concentra su quanto i terreni agricoli siano diventati tossici per gli insetti, mostrando come i livelli di tossicità siano decollati nel momento in cui i semi hanno cominciato ad essere trattati con neonicotinoidi. "È in quel momento che gli apicoltori hanno iniziato ad accorgersi del calo delle api", dice Klein.

Si tratta di correlazioni. La ricerca infatti non quantifica né stima quanto api e altri insetti siano esposti. Lo studio non si è soffermato su tutti gli altri effetti - non mortali - documentati sugli insetti come l'indebolimento delle capacità riproduttive, l'alterazione delle funzioni immunitarie o l'incapacità di muoversi in modo efficace.

"Per questo riteniamo che la nostra ricerca costituisca una stima molto prudente", specifica Klein.

È l'apocalisse degli insetti?
Alcuni scienziati avvertono da tempo che è in corso una "apocalisse degli insetti". Nel 2014 una analisi globalesu 452 specie stimò che il numero degli insetti era calato del 45% nel corso degli ultimi quarant'anni. Negli Stati Uniti, ad esempio, il numero delle farfalle monarca è crollato tra l'80 e il 90% negli ultimi vent'anni. E uno studio pubblicato il mese scorso ha documentato il calo di 81 specie di farfalle nel solo stato dell'Ohio a una media del 33% negli ultimi due decenni. Le misurazioni sistematiche delle popolazioni di farfalle - aggiungono i ricercatori dell'Ohio - sono il miglior indicatore per capire cosa sta accadendo ai 5,5 milioni di specie di insetti del mondo.

Non solo api, farfalle e altre specie impollinano un terzo di tutte le colture mondiali; il calo del numero degli insetti ha anche catastrofiche conseguenze ecologiche. Il celebre entomologo di Harvard E.O. Wilson ha avvertito che senza insetti la vita sul pianeta, compresa l'umanità, "sparirebbe quasi tutta nel giro di pochi mesi".

Nell'aprile del 2019 un corposo studio avvertì del fatto che il 40% di tutte le specie di insetti va incontro all'estinzione a causa dell'uso di pesticidi, in particolar modo i neonicotinoidi dal momento che sono i più utilizzati, ma anche a causa del cambiamento climatico e della distruzione di habitat.

Gli autori dello studio riconoscono che la loro analisi è "semplicistica e, in quanto tale, non costituisce una base solida per trarre conclusioni sul rischio", dice David Fischer, primo scienziato e direttore della sicurezza degli impollinatori al Bayer Crop Science.

Fischer ha scritto in una email che le agenzie regolatrici - come l'EPA - hanno concluso che il trattamento dei semi con neonicotinoidi comporta un basso rischio. Bayer Monsanto produce l'imidacloprid e il clothianidin, due dei tre neonicotinoidi che più hanno contribuito a questo sovraccarico di tossicità secondo lo studio pubblicato su PLOS One. Il terzo - il thiamethoxam - è prodotto da Syngenta-ChemChina.

"Sugli organismi che non costituiscono un bersaglio, i neonicotinoidi sono meno tossici di molti altri pesticidi. E se utilizzati come indicato sull'etichetta, non pongono grossi rischi neanche alle api", scrive Syngenta in una nota.

Nel 2018 l'Unione Europea ha vietato l'uso dei neonicotinoidi in pieno campo basandosi proprio sul rischio che la sostanza pone agli impollinatori. Nel 2019 il Canada ha approvato delle restrizioni per questo tipo di sostanze.

Secondo uno studio del 2018 le fattorie che utilizzano neonicotinoidi soffrono dieci volte di più la presenza degli insetti e generano la metà dei profitti rispetto alle fattorie che usano metodi agricoli rigenerativi. Così come l'agroecologia, i metodi agricoli rigenerativi comprendono le colture di copertura, non dissodano e usano altri "trucchi" per aumentare la biodiversità e la salute del terreno. Secondo il co-autore Jonathan Lundgren, agroecologo e direttore della ECDYSIS Foundation, alle colture rigenerative di mais e soia analizzate nello studio gli insetti non davano motivi di preoccupazione.

Lundgren, che coltiva anche cereali nel South Dakota, aggiunge che gli agricoltori che dipendono dalle sostanze chimiche stanno per uscire dal mercato "e questo è doloroso da vedere, dal momento che abbiamo già testato altre soluzioni scientificamente valide. Lavorare insieme alla natura è anche un buon affare", conclude.

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