L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 6 agosto 2019

Per crescere servono investimenti pubblici e la politica imposta dal Progetto Criminale dell'Euro lo impedisce, l'Unione europea potrebbe implodere o troviamo un governo italiano (questo attuale è incapace) che crea una Moneta Complementare che bypassa l'austerità imposta dagli euroimbecilli di Bruxelles e accettata da quelli nostrani, compreso Lega e M5S che hanno dimostrato di essere dei falsi ideologici

Economia Mondiale Monetaria: Il Fallimento dei Tassi Zero secondo il Nobel Modigliani



Modigliani di certo non è un cognome molto comune e verrebbe alla mente subito il grande pittore che dipingeva le donne con un collo lunghissimo ed elegante, in un complesso quasi feticistico dietro cui si celava un complesso e profondo significato artistico.

Modigliani è però anche il cognome di un altro grande italiano, forse meno, noto che ha rivoluzionato il mondo della finanza moderna e del risparmio ed è stato insignito dell’onorificenza massima, il premio nobel per l’Economia nel 1958. Italiano con cittadinanza statunitense, il nostro illustre conterraneo è quel che si dice il classico cervello in fuga, scappando dal conflitto che avrebbe distrutto la nostra europa, il secondo mondiale, e riuscendo a compiere studi, ricerche ed arricchire la cultura globale con il suo sapere e le sue teorie.

Questo signore, già nel passato, aveva teorizzato la situazione economica mondiale dentro la quale ci stiamo muovendo, con tassi d’interesse applicati da parte delle banche centrali di tutto il mondo, dal Nord America al Giappone e pure la BCE, vicini allo zero se non negativi.

La politica monetaria che le banche stanno cercando di applicare per risollevare il tasso d’inflazione portandolo ad un target ottimale, solitamente vicino al 2%, non riesce comunque a raggiungere l’obiettivo.

Anche la Federal Reserve, con Powell spinto dalla pressione di Trump, si è arresa a questa politica ed ha tagliato i tassi, pur avendoli alzati tra il 2015 e dicembre solo di 225 punti base portandoli a 2,50%, la metà circa di quanto si registrava prima della crisi che ha colpito il mondo intero derivante dalla bolla dei mutui subprime.

Questa iniziativa, nonostante l’economia americana goda di un periodo decisamente florido, con il Presidente Donald Trump che fa il bello ed il cattivo tempo indicando via via rotte diverse al commercio mondiale e facendo gli interessi degli USA, in ragione di quell’America First tanto declamato, non sembra riuscire a smuovere le masse e cambiare gli equilibri.

Da parte nostra, la situazione è ben peggiore: da anni, ben 6, la BCE non riesce a raggiungere il parametro del 2% annuo e questo sta iniziando davvero a preoccupare.

Teoricamente tassi negativi o prossimi allo zero dovrebbero stimolare i consumi perché i risparmi non sono remunerati e non converrebbe detenerli e dovrebbe incentivare gli investimenti delle imprese che potrebbero trovare bassi tassi ed indebitarsi al fine di svilupparsi ed incrementare il proprio business.

Tutto questo non accade, anzi. In Italia le famiglie aumentano sempre più il risparmio ed in Germania calano i consumi.

Le grandi banche del nord europa, addirittura, preferiscono detenere i loro capitali sottoscrivendo bond tedeschi a rendimento negativo, perdendo miliardi di euro, ma non investono nell’economia reale, considerandola più “rischiosa” di una perdita certa.

L’economista Franco Modigliani lo aveva previsto quando elaborò nel 1954 in collaborazione con Richard Brumberg la Teoria del Ciclo Vitale” che pone l’individuo al centro dell’analisi finanziaria, al di là dei macroparametri e dei valori macroeconomici. La teoria vuole spiegare determinati comportamenti in funzione di tre fasi distinte della vita generica di ogni persona:
Età pre-lavorativa. In questa fase le persone consumano di più di quanto guadagnano perché guardano al futuro ed hanno l’appoggio della famiglia alle loro spalle che provvede.
Età Lavorativa. Si consuma meno di quanto si guadagna, tendendo al risparmio per agevolare una terza età in cui rilassarsi godendosi gli agognati risparmi.
Terza età. Le entrate sono insufficienti e non coprono le spese, dunque si ricorre al risparmio.

In base a questa teoria e studiando la composizione odierna demografica delle economia più sviluppate, in cui ad esempio l’Italia vede un paese molto vecchio, i lavoratori che ora appartengono alla seconda classe risparmierebbero per garantirsi una pensione dignitosa, anche in ragione di una crisi che non assicura affatto elevati rendimenti pensionistici, una volta raggiunta l’età post-lavorativa.

Un esempio potrà meglio convincere il lettore sul ragionamento psicologico alla base della teoria. Se volessimo mettere da parte 100.000€ per la nostra vecchiaia, tra 20 anni, considerando un tasso d’interesse annuo fisso e stabile, per semplificare il ragionamento, al 2%, dovremmo accantonare oggi 67.300€. Se la banca centrale tagliasse i tassi al 1%, allora servirebbe un capitale di 82.000€ per raggiungere gli agognati 100.000€ dopo 20 anni e trascorrere una vecchiaia serena, senza problemi economici, né patemi d’animo. Dunque, diminuendo il tasso, maggiore dovrà essere il capitale risparmiato per avere una certa somma posta come obiettivo per il futuro.

Questo è quel ragionamento alla base dei comportamenti delle persone e delle imprese in Europa, in Giappone ed in misura minore negli Stati Uniti, grazie a differenze culturali ed una situazione ben diversa e legata a differenti parametri di benessere e di vita quotidiana: la struttura statunitense, d’altronde, è ben lungi dall’essere paragonabile alle nostre occidentali, compreso il welfare state e tutte le dinamiche a noi sconosciute (per ora), come le quotazioni sul mercato secondario delle polizze assicurative sottoscritte, alcune anche sulla vita.

Le famiglie, dunque, vedendo la crisi e l’abbassamento dei tassi, non sarebbero incentivate a consumare di più, bensì stringerebbero ancor di più la cinghia, consapevoli di dover sottostare a sacrifici maggiori per trascorrere una terza età serena. Paradossalmente, risparmiano di più ed i consumi crollano.

Anche a ragione, dato che, anche per colpa della crisi dei consumi e della produzione, i governi tagliano la spesa per sottostare a parametri finanziari forse obsoleti e riducono per prima cosa le pensioni e gli importi degli assegni: così facendo, incutono ancor più propensione psicologia al risparmio da parte dei cittadini che non vedono alcuna garanzia statale futura, anzi, la sfiducia impera su qualunque ragionamento logico.

La teoria del ciclo vitale di Modigliani non assume solo questi dormi, ma dice qualcosa in più che ancora deve accadere e di cui si sta parlando già: secondo il premio nobel italiano, misure temporanee a carattere fiscale, come ad esempio la propugnata Flat Tax, non riusciranno ad impattare positivamente sui consumi, se non strutturate.

Occorrono aumenti della spesa pubblica, impossibili per un paese come il nostro sottoposto alle rigide regole europee circa il deficit ovvero tagli delle tasse che siano reali e strutturali, ovvero permangano nel tempo ed abbiano la necessaria copertura finanziaria per non essere misure una tantum.

Solo in questa maniera le famiglie potranno tornare a spendere e saranno stimolate a vivere una vita migliore anche nel presente, non solo in ottica futura.

Occorre, dunque, uno shock fiscale che sia risolutivo e non transitorio ovvero risulti solo prodromo ad una certa propaganda ed una raccolta di consenso elettorale.

Altrimenti le politiche monetarie e le azioni sui tassi d’interesse, da parte della BCE non riusciranno nell’intento proprio a causa della distanza enorme tra la politica monetaria e la leva utilizzabile con la gente reale e l’economia vera di ogni paese che reagisce in una maniera totalmente opposta a quella voluta, passata una certa soglia.

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