L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 6 agosto 2019

Roma - la città sta forgiando la Raggi che batte di molte spanne il Di Maio governativo

Bancarelle, caos M5S. Raggi sfida Di Maio: «Il piano va avanti»

ROMA > NEWSLunedì 5 Agosto 2019 di Stefania Piras


«Noi andiamo avanti con le delocalizzazioni delle bancarelle», aveva detto l'altro giorno Virginia Raggi senza alcun tipo di turbamento politico. E quindi, nonostante lo stop imposto dal capo politico del M5S e vicepremier Luigi Di Maio che promette da mesi agli ambulanti una sospensione totale delle delocalizzazioni, lei va avanti. Perché Raggi, il suo assessore al commercio Carlo Cafarotti, il presidente della commissione capitolina competente Andrea Coia ne hanno fatto un punto qualificante del programma elettorale.

«Abbiamo chiesto ai nazionali di rispettare e scelte che stiamo facendo contro le lobbies e il malaffare che è emerso dalle recenti indagini», dice Coia che vuole introdurre anche delle restrizioni: «rinnovi delle licenze solo a chi rispetta leggi e regolamenti». E quindi hanno deciso che il Campidoglio non aspetterà il via libera di Di Maio e andrà avanti con il piano di trasferimento delle bancarelle da troppo tempo incompatibili con il codice della strada e con il decoro urbano. Si va avanti, dunque, a prescindere da tutto e da tutti, e quindi anche dal tavolo aperto al Mise e voluto da Di Maio.

Non è un caso che la sindaca Virginia Raggi si sia presentata di persona in viale Regina Elena l'altro giorno per comunicare il trasferimento storico in via Lancisi delle bancarelle che ostruivano l'accesso al pronto soccorso del Policlinico. Un risultato non da poco a cui si arriva dopo tantissimo tempo e dopo che i dirigenti del Policlinico sono dovuti ricorrere all'aiuto del prefetto. «Si deve andare avanti, noi governiamo Roma e a Roma dobbiamo pensare», ha ripetuto in tutte le salse Virginia Raggi facendo intendere che non chiederà il permesso a nessuno su come gestire questa e altre partite. La sua posizione è paradossalmente molto più vicina alla Regione Lazio di Nicola Zingaretti che sta riscrivendo il Tuc, il Testo unico sul Commercio, ed è parecchio distante dall'attendismo pentastellato.

Anche l'assessore Carlo Cafarotti che era stato letteralmente assalito dagli ambulanti durante l'ultimo incontro con i sindacati a fine maggio, a due giorni dal voto per le Europee, aveva dovuto ingoiare lo stop elettorale di Di Maio e aveva promesso di promuovere la massima condivisione con la categoria. Oggi, che le elezioni europee si sono celebrate, è concentrato sul suo mandato. «Sulle rilocalizzazioni e le delocalizzazioni andiamo avanti, con le norme attuali. Non siamo inerti», dice Cafarotti che sul tema è molto deciso. «Il rischio di stop o inerzia si concretizzerebbe ovemai il Tuc regionale o il Mise introducessero articoli mal formati. Al momento sul lavoro regionale non vedo grossi rischi. Vedo la possibilità di revoca con indennizzo da fondi regionali che risolverebbe i casi più critici», sottolinea. Il deputato romano Massimiliano De Toma sta studiando una riforma del settore e mette le mani avanti: «Il nostro tavolo al Mise si basa su tre aspetti fondamentali: decoro, abusivismo e qualità». Il punto, sottolinea De Toma, è che la legge che hanno in mente loro deve avere una valenza nazionale «e le realtà delle rotazioni fuori da Roma sono praticamente sconosciute». Quindi, meglio lasciare tutto com'è. E invece in Campidoglio hanno fatto capire che non sopporteranno più alcun tipo di briglia su queste questioni.

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