L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 11 agosto 2019

Si va verso il governo di scopo, probabile, che farà perno sullo zombi M5S e o sul corrotto euroimbecille Pd o sulla Lega. Più facile con il primo che durerà in attesa di logorare il fanfulla della Lega

ECONOMIA
Venerdì, 9 agosto 2019 - 17:32:00
Il governo di scopo è il più probabile. Ecco la crisi vista dai mercati

Lo scenario migliore per l'Italia dal punto di vista dei grandi investitori internazionali? Il voto e poi un'alleanza stabile Lega-Fdi. Parla Longo (Ig Markets)

di Andrea Deugeni


Quali sono gli scenari politici più probabili sul nostro Paese che circolano sui tavoli degli strategist dei grandi fondi internazionali? E, soprattutto, cosa si augurano per l'Italia i grandi investitori istituzionali, ora che la Lega ha presentato la mozione di sfiducia nei confronti del governo Conte? Affaritaliani.itlo ha chiesto a Vincenzo Longo, market strategist di IG Markets.

La crisi politica italiana vista da Antoine Lesné, responsabile strategia e ricerca Emea di SPDR ETFs/ "Anche se la tempistica può aver colto qualcuno di sorpresa e certamente non era prevista dai mercati, dato il restringimento degli spread rispetto ai bund, questi sviluppi erano già parzialmente inclusi nello scenario degli investitori. Nel frattempo questa situazione si aggiunge all'incertezza generale sulla direzione che l'Italia potrebbe prendere, nonostante il potenziale sostegno della politica monetaria della Bce. Il violento allargamento degli spread si sta tra l’altro verificando in un contesto più volatile per gli investitori che già mostravano segni di nervosismo. Se consideriamo che in estate i volumi sono generalmente più bassi, non c'è da stupirsi. Non è ancora chiaro che cosa possiamo aspettarci e in particolare quale coalizione potrebbe vincere e se l'Italia possa trovare un percorso di crescita sostenibile a fronte di questo quadro politico caotico". Lo dice ad Affaritaliani.it Antoine Lesné, responsabile strategia e ricerca Emea di SPDR ETFs. 

“Cosa si augurano le mani forti che operano dei mercati? Un ritorno alle urne entro l’autunno, perché il voto potrebbe sia spazzare via l’incertezza connessa a uno stallo politico più prolungato sia, allo stesso tempo, portare a un governo non soggetto a ricatti come un esecutivo formato da partiti politici dello stesso colore o dello stesso schieramento politico. L’unico, magari, in grado di portare a tensioni nel breve periodo, ma che all’indomani del voto, se i sondaggi attuali dovessero essere confermati, possa dare vita a una maggioranza stabile capace di portare lo spread a livelli anche più bassi di quelli visti nell’ultimo mese”.

Si riferisce allo scenario che consegna la maggioranza del Parlamento all’alleanza Lega e Fratelli d’Italia?

“Sì, sicuramente uno schieramento più stabile di quello Lega-5S”. 

E secondo i mercati è anche lo scenario più probabile?

“No, quello che per gli investitori ha maggiori chance di realizzarsi è quello che vede la creazione di un governo di scopo temporaneo che posso guidare il Paese a un ritorno alle urne solo nella primavera del 2020, con il compito anche di fare la legge di Bilancio e far passare l’aumento dell’Iva. Uno esito che si situa a metà fra quello migliore, caratterizzato dal voto subito e da una maggioranza stabile Lega-Fdi, a quello peggiore, caratterizzato invece da un rimpasto Lega-M5S. Formula politica che assegnerebbe poi a Salvini un ruolo un po’ più centrale ma che ormai è arrivata al capolinea. Una soluzione che ha esaurito la sua spinta e porterebbe in dote una fase di stallo ancora più lunga e incerta rispetto alle altre”.

Insomma, un governo che deve far digerire all’elettorato i miliardari aumenti dell'Iva, visto che qualsiasi partito in Parlamento sa che, in caso di vittoria, questo è l’epilogo di politica economica che lo aspetta…

“Esatto, anche perché era chiaro che l’alleanza Lega e M5S non avrebbe mai fatto scattare le clausole di salvaguardia. Gli scontri prima della stesura della legge di Bilancio si sono accentuati in maniera quasi volontaria”.

Questo scenario però implica un ruolo primario del Colle…

“Certo, il Quirinale proverà ad evitare un ritorno alle urne. Tutte le forze politiche sanno che l’aumento dell’Iva scatterà in maniera inesorabile, perché non ci sono le coperture per 23,1 miliardi necessari a scongiurare le clausole di salvaguardia. Operazione che sarebbe poi da mettere a segno in un contesto economico caratterizzato da rallentamento che implicherebbe anche il mettere in cantiere una manovra espansiva per sostenere il Pil”. 


Quindi, faranno fare il “lavoro sporco” a questo esecutivo di scopo…

“In sostanza sì. Anche perché fra scioglimento delle Camere, elezioni, passaggi di consegne e fiducia, il nuovo governo che uscirebbe dalle urne non entrerebbe in vigore prima di gennaio 2020. Per questo motivo, ritengo che la via del governo temporaneo di scopo sia quella più probabile”. 

E lo spread? Non crede che viste le fiammate di oggi, il mercato secondario non ci regali tutto questo tempo?

“Al momento dovrebbe essere contenuto e nel peggiore dei casi avvicinarsi, ma non troppo, ai 300 punti base, anche grazie all’effetto delle misure della Bce che fanno da scudo. L’atteggiamento accomodante delle banche centrali sta regalando all’Italia più tempo per gestire questa impasse in maniera più agevole”. 

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