L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 settembre 2019

Fermare Harafat con le buone o con le cattive è quello che bisogna fare, ma gli euroimbecilli di tutte le razze nascondono la testa nella sabbia

MIGRANTI, LA BEFFA DI MALTA

Pubblicato 24/09/2019
DI ALBERTO NEGRI

Il principio che chi sbarca in Italia o Malta sbarca in Europa viene subito edulcorato. Redistribuiscono tra Paesi europei i migranti salvati dai naufragi, ma solo in parte e in base a quote da definire, non quelli sbarcati in autonomia che sono la maggior parte. Il ministro dell’Interno Lamorgese intanto dice che “la guardia costiera libica fa un buon lavoro”. Anche il generale Haftar che ha ripreso a bombardare vicino a Tripoli “fa un buon lavoro”. Di stabilizzare la Libia, la chiave geopolitica della questione, non se ne parla proprio.

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