L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 settembre 2019

Gli ebrei della Palestina sono un cancro da estirpare - da oltre 70 anni ruba terre, alberi, acqua, vite umane e libertà ai palestinesi

Storie di “mostri” con la stella di David

29.09.2019 - Patrizia Cecconi

Passaporto Repubblica italiana (Foto di Patrizia Cecconi)

Voglio raccontarvi una piccola storia ignobile. Non è la storia cantata da Guccini ma è altrettanto ignobile.
E’ piccola piccola ma è importante per il significato generale che ha, e poi è piccola solo perché il mostro che l’ha ispirata è un serial killer che di storie ignobili ne produce di continuo e talmente grosse che questa, al confronto, non può che definirsi molto piccola.

Il mostro è affamato di terra e assetato di sangue e proprio l’altro ieri ha ucciso un altro ragazzo di vent’anni, Saher Awadallah Osman di Gaza, colpevole di chiedere la libertà e il diritto a riavere la casa della sua famiglia come riconosciuto dalla Risoluzione Onu 194 calpestata da oltre 70 anni.
Non solo l’altro ieri, ma anche tre e sei e sette e dieci giorni fa e un mese, un anno e da 71 anni il mostro uccide altri innocenti. Pochi giorni fa ha assassinato una ragazza che non chiedeva niente, neanche la libertà, era semplicemente in strada, e anche una donna che aveva confuso il marciapiede per gli eletti col marciapiede che l’apartheid le aveva imposto.

E ancora, il mostro, a volte con la complicità del Consolato italiano, nega il visto di uscita dalla zona assediata a ragazze e ragazzi che vorrebbero studiare all’estero e respirare per un po’ l’aria della libertà. Ma per crudeltà sadica o per paranoia il mostro nega anche il visto di uscita di due giorni a una squadra di calcio che dall’interno della prigione di Gaza è riuscita ad allenarsi e che è chiamata in Cisgiordania a disputare una partita riconosciuta dalla federazione calcio. E la FIFA? Ovviamente tace e mantiene il mostro nelle sue liste ignorandone il disprezzo verso gli stessi principi statutari che la FIFA stessa ritiene fondamentali. Ma solo su carta, verrebbe da dire!

E’ puro sadismo di un tiranno che vuole divertirsi con i suoi prigionieri rinchiusi nell’immenso carcere che è Gaza? 
O è forse provocazione per aumentare l’esasperazione che porterà qualche prigioniero della Striscia a lanciare un palloncino incendiario? uno di quelli che poi, con la complicità dei media main stream, giustificheranno un ulteriore infame bombardamento? Ogni risposta è plausibile.
Ma veniamo alla piccola storia, quella che riguarda la scrivente e che è veramente minuscola in confronto alla ferocia sadica con cui Israele, detto anche Stato ebraico e, impropriamente, detto anche Stato democratico, 
si comporta con i palestinesi ai quali ruba da oltre 70 anni terre, alberi, acqua, vite umane e libertà.

La piccola storia è una delle tante relative a un divieto di entrata imposto in base alla forza e non al diritto. E’ successo a tante altre persone e tutte, come la scrivente, considerate pericolose non perché abbiano mai commesso qualche reato, ma semplicemente perché esprimono civilmente e apertamente la propria critica verso i crimini che quello Stato commette.
Veniamo ai fatti. Dal border giordano che mi avrebbe portato in Palestina ma che è controllato dagli occupanti israeliani, dopo ore di sciocchi ed arroganti interrogatori sono stata respinta perché Israele, è bene ricordarlo sempre, NON ASSEDIA SOLTANTO GAZA, ma tiene il lucchetto di ogni accesso alla Palestina e decide, ARBITRARIAMENTE, chi può entrare e chi no.

I suoi parametri non sono legali, sono assolutamente arbitrari. Il nostro Stato, quale che sia il governo in carica, tollera tutto questo. Il nostro Stato, cioè l’Italia, come altri Stati del resto, è totalmente asservito ai “capricci” di Israele. Non solo, ma i nostri rappresentanti istituzionali non perdono occasione per decantarne le “qualità” e tesserne le lodi.
Osservando i Principi fondamentali della nostra Carta costituzionale e lo spirito complessivo della stessa, senza alcuna forzatura di parte possiamo dire che le Istituzioni italiane, di fronte a Israele, gettano la Costituzione tra i rifiuti della storia e si inginocchiano all’arroganza di chi sa che, al momento, può fare qualunque cosa senza essere sanzionato in alcun modo.

Possiamo dire che davanti alle violenze di natura giuridica che Israele commette contro chiunque, quindi anche contro i cittadini italiani, le nostre Istituzioni non reagiscono, lasciando di fatto i propri cittadini in balia dell’arbitrio israeliano. E’ come dire che c’è una sorta di complicità che finisce col favorire il continuo logoramento della Costituzione italiana. A qualcuno quest’affermazione potrà sembrare esagerata ma non lo è. Basterebbe conoscere bene la Costituzione, soprattutto i suoi principi ispiratori e gli studi preparatori alla redazione degli articoli per rendersene conto. Sappiamo che in questo periodo, in cui l’ignoranza è stata elevata a sistema in nome del “decisionismo attivo” forse stiamo chiedendo troppo, ma ci proviamo lo stesso basandoci solo su pochi punti.

Prendiamo l’art. 2. Basta l’incipit “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. I diritti inviolabili che la Repubblica italiana “riconosce e garantisce”, Israele li viola sistematicamente e ciò nonostante l’Italia accarezza Israele e gli consente pure di dileggiare, mortificare e svilire i propri cittadini impedendo loro SENZA ALCUNA VALIDA RAGIONE di entrare in quella Palestina di cui tiene le chiavi di accesso.

Passiamo all’art. 10. “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.” Bene, risulta che qualche norma del diritto internazionale vieti la libertà di movimento o imponga il rifiuto a cittadini incensurati di visitare un paese come appunto la Palestina? Assolutamente no! Inoltre è di pubblico dominio il fatto che Israele non rispetta e pubblicamente dichiara di non riconoscere alcuna validità al diritto internazionale. Ebbene, l’Italia, prona come un suddito servile allo Stato di Israele, lascia che questo compia abusi anche contro i cittadini italiani, vanificando la dichiarazione che apre l’art. 10 della Costituzione.

Potremmo utilizzare dalla prima all’ultima riga di questo articolo per mostrarne la sua inconciliabilità con ogni pratica israeliana.

Ma lasciamo all’eventuale lettore il piacere e l’onere dell’approfondimento e passiamo all’art. 13 che si apre affermando che “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, ne’ qualsiasi altra restrizione della libertà personale…”. Allora ci chiediamo, perché l’Italia accetta che i suoi cittadini vengano sottoposti a violazione della libertà personale e a tutto il resto dichiarato inaccettabile, solo perché a farlo è lo Stato di Israele? Perché lo accetta invece di ribellarsi affermando, insieme al diritto all’inviolabilità dei propri cittadini incensurati, anche la sua dignità di Stato sovrano?

E il disprezzo per il principio espresso nell’articolo 21, principio calpestato con spudorata arroganza, come può essere sopportato se non per atteggiamento servile verso Israele? “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” questo recita l’art. 21 e il legislatore, pur riferendosi alla Repubblica italiana, è chiaro che esprime una dichiarazione di principio – come per tutti gli altri articoli di carattere generale – che rappresenta lo spirito fondante dei valori democratici che hanno guidato l’elaborazione della Carta costituzionale. Quindi, come accettare che a propri cittadini, compresa la scrivente, sia vietato la libertà di accesso in Palestina con motivazioni riconducibili semplicemente alle critiche civilmente e legittimamente espresse verso il comportamento del governo e dell’esercito israeliano? Uno Stato che ha paura della critica e della verità NON è uno Stato democratico. Dire questo è sufficiente per essere arbitrariamente respinti e l’Italia osanna Israele ignorando lo spirito della propria Costituzione.

Neanche il servo di un antico faraone farebbe questo, se non sotto minaccia di morte. Ma l’Italia di cosa è minacciata per scegliere l’illegalità israeliana alla tutela dei propri cittadini? Per accettare, in spregio all’art.26 (che recita: “L’estradizione del cittadino può essere consentita soltanto ove sia espressamente prevista dalle convenzioni internazionali. ..”) che Israele non faccia entrare o cacci cittadini italiani in totale violazione delle convenzioni internazionali?

Facciamo un salto all’art. 52. Là dove si afferma che “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.” E si conclude con “L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica.” Sappiamo bene che si parla di difesa materiale, ma sappiamo anche che c’è una difesa più alta, ed è proprio quella dei principi che hanno ispirato la Costituzione. La patria si difende anche, e forse prima di tutto, difendendone i principi.

Per quanto riguarda la parte finale dell’articolo, sebbene troppe volte le nostre Forze armate italiane ci hanno mostrato di non rispettare quell’informarsi “allo spirito democratico della Repubblica” come può l’Italia “democratica” accettare il sistematico comportamento assassino (non è un giudizio di valore ma un fatto quasi quotidianamente conclamato) delle forze armate israeliane che uccidono impunemente dimostranti inermi e anche non dimostranti ma semplici cittadini palestinesi sapendo che possono farlo senza alcuna sanzione? Neanche quando hanno crivellato di colpi, uccidendolo, il fotografo italiano Salvatore Ciriello l’Italia ha dismesso il suo atteggiamento prono verso Israele. Perché?

Quando due giorni fa chi sta scrivendo si è vista negare il diritto di attraversare il confine con la generica motivazione “dangerous for security…” senza capi di accusa, sapeva, per le migliaia di casi che l’hanno preceduta, che si trovava di fronte al capriccio paranoide di chi sa di poter anche sputare sul viso di un italiano perché tanto il governo italiano troverà un’attenuante o, peggio, chiederà scusa a Israele se un proprio cittadino gli ha fatto commettere un così volgare comportamento.

Questo offende tutti gli italiani, ma pochi italiani lo sanno. La maggior parte, infatti, conosce solo la narrazione israeliana veicolata dai media suoi ripetitori e solo quando Israele uccide “troppo” e in un “troppo breve lasso di tempo” allora si leva una più o meno vibrata protesta che però, sia chiaro, finisce tutta in quella vibrazione perché, attenzione, quel che viene regolarmente fatto credere da oltre 70 anni è che Israele abbia “reagito” e non “agito”. Magari esagerando un po’ ma abbia reagito.

E qui si annida la menzogna più pericolosa per la comprensione della verità.
Israele, lasciatemelo ripetere con il supporto delle sue stesse continue violazioni del Diritto internazionale e del Diritto umanitario universale, è uno Stato fuorilegge, uno di quegli Stati che si suol definire “canaglia” e i suoi pochi cittadini realmente democratici lo sanno e fanno il possibile per salvare il loro paese da una corruzione di valori e di principi che prima o poi ne farà un rifiuto della civiltà democratica. Non sarà lo stato di vassallaggio dei suoi supporter a salvare Israele da se stesso, né a salvare il mondo da Israele. Solo la decisione dei governi e delle Istituzioni internazionali di fermare gli abusi israeliani potrà raggiungere lo scopo, ma per questo è necessario uscire dal servilismo.

Gli ultimi due addetti alla sicurezza con cui ho avuto a che fare hanno mostrato chiaramente, nelle ultime battute che ci siamo scambiati, sia la loro forza, lontana dal diritto, sia la loro assoluta debolezza. Alla mia richiesta del come e perché mi considerassero pericolosa hanno risposto “for what you say” cioè per quel che dico! Alla mia risposta che un paese democratico non può temere le critiche e questo loro comportamento non è democratico la loro reazione è stata un rabbioso “go”, perché Israele è debole davanti alla verità e perché solo la brutalità delle sue armi e dei suoi servili sostenitori gli dà la forza per seguitare ad essere quel che è: un paese che usa il crimine e l’arbitrio contro i più deboli come pratica quotidiana e, ciò nonostante, viene definito democratico.

Questo paese, che al pari delle peggiori dittature uccide fotografi e giornalisti palestinesi capaci di far uscire la verità oltre l’assedio di Gaza (vedi Yaser Murtaja e Ahmad Hussein “liquidati” i primi venerdì della Grande marcia perché in contatto con la Reuter ed altre agenzie internazionali); uccide in tutta la Cisgiordania chiunque venga considerato un benché minimo oppositore alla sua illegale occupazione; detiene nelle sue galere un numero impressionante di prigionieri palestinesi colpevoli di non piegare la testa all’occupante e, tra queste migliaia di prigionieri, anche centinaia di minori; arresta senza vergogna – neanche del ridicolo – bambini di 4 o 5 anni colpevoli di aver gridato contro i soldati occupanti o di aver lanciato un sasso contro i loro carri armati; che espelle o non fa entrare chiunque sia in odore di critica, ovvero chiunque conosca e racconti la verità; che si diverte sadicamente a impedire alla squadra di calcio gazawa di disputare una partita con una squadra di Nablus e nessun dirigente della FIFA fino ad oggi, almeno che si sappia, ha condannato questo comportamento dittatoriale, discriminatorio e arbitrario…. questo paese è lo Stato di Israele, autodefinitosi anche Stato ebraico: discriminatorio, sprezzante del diritto internazionale e del diritto umanitario, somministratore sistematico di pena di morte senza processo per i palestinesi, arrogante e sprezzante di ogni tutela giuridica anche verso i cittadini stranieri che esprimono il diritto di critica.

Questo è lo Stato che l’Italia considera amico: l’esatto opposto dei principi ispiratori della nostra Carta costituzionale.
Proprio la Carta costituzionale, all’art.50 dice che “tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi…” Bene, chissà che non sia il caso di lanciare una petizione affinché l’Italia esca dal suo servilismo verso Israele e, nel pretendere rispetto per i suoi cittadini, richiami quello Stato al rispetto verso i diritti ogni essere umano e non solo di quelli che nella narrazione biblica adattata alla sua politica discriminatoria sono gli “eletti da Dio”.

Ecco, dietro una “piccola” storia ignobile si apre il sipario della quotidianità israeliana, con tutte le sue “grandi” storie ignobili di cui prima o poi dovrà rendere conto non solo ai palestinesi o ai suoi pochi cittadini democratici ma al mondo.
Se veramente, come mi hanno detto al confine io ieri ero pericolosa per quel che dicevo, cioè la verità, da oggi lo sarò di più. E’ un dovere morale e solo grazie ai media indipendenti lo si può onorare. Confido nell’emulazione intelligente e coraggiosa di chi non teme l’ignobile e strumentale accusa di antisemitismo.

Patrizia Cecconi, Amman 28 settembre 2019

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