L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 23 settembre 2019

Gli euoimbecilli sanno perfettamente ed evidenziano alcune problematiche che si devono affrontare per uscire fuori dalla crisi, quello che non dicono è che il Progetto Criminale dell'Euro e il suo braccio armato Unione Europea impedisce e impedirà la realizzazione di qualsiasi soluzione

IMPRESE
Sangalli (Confcommercio): «Un errore colpire il contante, rilanciamo gli investimenti»

di Antonella Baccaro 22 set 2019

Presidente Sangalli, immagino che la richiesta prioritaria di Confcommercio al nuovo governo sia di bloccare l’aumento dell’Iva.
«Voglio sperare che non sia solo una nostra priorità. Cinquanta e più miliardi di euro di maggiore Iva tra il 2020 e il 2021 si tradurrebbero in effetti economicamente recessivi e fiscalmente regressivi. Perciò accogliamo in positivo la conferma da parte del ministro Gualtieri dell’impegno all’annullamento».
Che impressione le ha fatto il governo alle prime battute?
«Il discorso programmatico tenuto alla Camera dal Presidente Giuseppe Conte ha delineato i contenuti di un’agenda di lavoro ambiziosa, che tiene insieme riforme istituzionali e riforme economiche e sociali».
Ma?
«Ora bisogna però chiarire come, in concreto, verrà tradotto il principio del perseguimento di una politica economica espansiva senza che vengano posti a rischio gli equilibri di finanza pubblica».


Ci sarà presto occasione con la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza e poi con la Legge di bilancio.
«Sì, prima si fa meglio è. Al “fermo macchine” dell’economia italiana e ai venti di recessione internazionale bisogna reagire perseguendo con determinazione, nel nostro Paese ed in Europa, riforme che rimettano in moto crescita ed occupazione».
Anche questa è una richiesta ormai consueta...
«Mai abbastanza se Mario Draghi, presidente della Banca Centrale europea (che ha fatto la propria parte) ha dovuto ricordare, ancora una volta, che la sola politica monetaria non è sufficiente e che i governi devono agire efficacemente e tempestivamente».
Quali misure immagina per ristabilire la coesione sociale e territoriale e garantire gli equilibri di finanza pubblica?
«Ora più che mai rilanciare il progetto europeo significa anzitutto ripensare a fondo l’impianto del patto di Stabilità. Ad esempio, 
  • scorporando gli investimenti strategici in innovazione, formazione ed infrastrutture dal computo del deficit rilevante ai fini del Pattoil green new deal passa anzitutto da qui. Ma occorre anche 
  • completare l’Unione bancaria con una garanzia europea sui depositi e 
  • va risolto il nodo di un’equa web tax».
Parliamo di Fisco. Va bene il taglio del cuneo fiscale
«Certo, se ne gioveranno potere d’acquisto e domanda interna. Ma va affrontato, a vantaggio della competitività e dell’occupazione, anche il capitolo della riduzione delle componenti del cuneo che sono oneri per le imprese».
Rinunciamo ancora a una riforma complessiva dell’Irpef?
«Assolutamente no: il giusto il principio del “pagare tutti per pagare meno” è stato richiamato dal presidente Conte. Così pure resta confermata la necessità del rilancio degli investimenti pubblici e privati in innovazione ed infrastrutture, anche valorizzando le risorse del sistema delle Pmi e del nostro turismo».

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