L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 settembre 2019

Guerra nel Golfo - Pensare male è peccato ma spesso ci si indovina

ESTERI
USA E GRAN BRETAGNA, I GEMELLI DELLE FAKE NEWS

Pubblicato 25/09/2019
DI ALBERTO NEGRI



Ecco che cosa stanno cercando di fare alle Nazioni Unite i due gemelli delle “bufale”, Usa e Gran Bretagna, un’altra guerra del Golfo per far impennare il petrolio, dare una bella spinta al dollaro e salvare la faccia delle monarchie del Golfo, i maggiori clienti di armi Usa. E adesso date pure un’occhiata preoccupata al meteo.

L’Assemblea generale dell’Onu si è aperta convogliando l’attenzione mondiale sul tema del clima mentre si preparano i presupposti per una nuova guerra del Golfo che potrebbe far impennare ancora i prezzi del petrolio. Altro che green economy ed energie rinnovabili. Americani e inglesi sono d’accordo _ lo ha confermato Boris Johnson_ nel dare la colpa agli iraniani degli attacchi alle raffinerie dell’Araba Saudita. Mentre gli iraniani si presentano all’Onu con un piano di pace che non ha quasi nessuna possibilità di essere approvato soltanto perché proviene da Teheran, lo stesso ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif ha respinto le accuse degli attacchi con droni e missili affermando che se li avesse fatti l’Iran “i danni sarebbero stati ben maggiori”.

Le possibilità di evitare un conflitto sono legate essenzialmente alla campagna per la rielezione di Trump che non vuole rischiare guai.

Questo attacco probabilmente è stato portato non da mille chilometri e oltre di distanza _ dall’Iraq, dall’Iran o dallo Yemen _ ma assai più vicino agli impianti sauditi: forse dentro la stessa Arabia Saudita. Né i droni né i missili rintracciati sul luogo dell’esplosione erano in grado di percorrere quella distanza senza essere intercettati dai radar di Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Barhein e soprattutto dagli americani che hanno basi in questi Paesi e tengono la flotta nel Golfo monitorando con radar e satelliti ogni parte di una regione strategica dove passa il 40% dei rifornimenti petroliferi mondiali. Ma di che stiamo parlando?

E’ possibile che chi ha portato questo attacco si sia appoggiato a complici locali per avvicinarsi meglio al bersaglio e infiltrarsi in territorio saudita. Del resto l’attuale leadership del Paese in mano a Mohammed bin Salman è detestata dagli stessi membri della casa reale dei Saud (cinquemila principi del sangue) costretti dall’erede al trono a pagare miliardi di dollari di riscatto nel 2017 _ pare abbia raccolto 100 miliardi tenendo prigionieri amici e parenti negli hotel di Riad e Gedda _ e ora li spinge a comprare persino le azioni dell’Aramco, altrimenti i loro beni verranno sequestrati, non potranno più uscire dal Paese, rischiando di passare guai anche più seri. Con il principe, che ha fatto tagliare a pezzi il giornalista Jamal Khashoggi, non si scherza.

Così mentre all’Onu ci si intrattiene su temi importantissimi e urgenti come il clima, ma un pò meno incombenti della guerra, al Palazzo di Vetro gli Stati Uniti e al Gran Bretagna, i gemelli siamesi delle fake news, stanno cucinando la solita ricetta per avviare un conflitto in assenza di prove concrete.
In realtà si capisce molto bene perché avvengono certi fatti. Al vertice G-7 di Biarritz Macron aveva invitato Zarif nel tentativo di intavolare negoziati con Trump. Non solo: in quella sede il presidente francese si è fatto portatore della proposta di concedere a Teheran un prestito europeo da 15 miliardi di dollari per sostenere l’economia iraniana sotto embargo per l’export di petrolio e soffocata dalle sanzioni americane.

La proposta francese _ ne parla anche il Financial Times _ ovviamente non piace agli Usa di Trump che intendono attuare nei confronti della repubblica islamica la strategia della “massima pressione”, al punto che adesso hanno anche messo nella lista delle organizzazioni terroristiche persino la banca centrale di Teheran.

Stati Uniti e Gran Bretagna si preparano a così a confezionare l’ennesima bufala per la comunità internazionale. Come avevano già fatto nel 2003. Una storia così bella che ci stanno facendo un film a Hollywood. Nelle settimane precedenti la guerra contro Saddam del 2003, l’agente britannico Katharine Gun, specialista di mandarino, scopre che Tony Blair e George Bush jr hanno un piano segreto per spiare l’Onu e assicurarsi una risoluzione che dia il via libera all’attacco contro l’Iraq nonostante non ci siano prove reali sulle armi distruzione di massa irachene, che del resto non furono mai trovate. Esattamente quello che sta accadendo in queste ore con Trump e Johnson. L’agente Gun allora fece pervenire un messaggio alla redazione dell’Observer per tentare di sventare il piano. Senza risultato.

Ecco che cosa stanno cercando di fare alle Nazioni Unite i due gemelli delle “bufale”, un’altra guerra del Golfo per far impennare il petrolio, dare una bella spinta al dollaro e salvare la faccia delle monarchie del Golfo, i maggiori clienti di armi Usa. E adesso date pure un’occhiata preoccupata al meteo.

https://edicola.quotidianodelsud.it/quotidianodelsud/pageflip/swipe/quotidianodelsud/20190924quotidianodelsud

Nessun commento:

Posta un commento