L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 settembre 2019

La 'ndrangheta dilaga nel mondo - Repubblica Ceca, Germania, Francia, Svizzera, Belgio, Spagna, Olanda, Bulgaria, Romania, Stati Uniti, Canada, Australia, e non manca ... l'Italia

‘Ndrangheta. I tentacoli delle ‘ndrine nel Mondo

FRANCESCO BRANCACCIO DEL 24 SETTEMBRE 2019 IN EVIDENZA


La nostra storia inizia la sera del 22 febbraio del 2018 in un abitazione nella tranquilla città Slovacca di Veľká Mača. Ján è come ogni sera seduto al suo scrittoio nel saloncino e come sempre preso da mille carte e dal suo inseparabile portatile. Martina ,la sua giovane e bellissima fidanzata ,sta in cucina alle prese con la solita lavastoviglie che non parte e fa capricci. Jàn e Martina da poco si sono trasferiti in quella casa facendo il grande passo di andare a convivere, lo dimostra ancora la casa piena di scatoloni da disfare. Sembra la solita serata ma qualcosa sta per accadere. Sono le 21.00 quando Ján e Martina sentono bussare alla loro porta. Jàn va ad aprire la porta sull’uscio ci sono due persone infreddolite che chiedono gentilmente se possono utilizzare il telefono di casa per chiamare il soccorso stradale. Jàn li fa entrare, è sorridente come sempre, chiede ai due uomini infreddoliti se gradiscono una tisana calda e subito avverte Martina di preparare qualcosa di caldo per i due signori. Mentre si avvia verso il telefono si sentono due colpi di pistola.
Solo nel pomeriggio del 26 febbraio 2018 verranno ritrovati dalla polizia i cadaveri di Ján Kuciak e della sua giovane fidanzata Martina Kušnírová. La scena che si presenta agli occhi della polizia slovacca è inquietante,il cadavere di Jàn viene rinvenuto nel saloncino in una pozza di sangue che ormai aveva tinto tutta la moquette grigia . il corpo di Martina venne ritrovato in cucina con il bollitore ancora in mano. Ma la cosa che colpì gli investigatori erano i frammenti di fogli bruciati all’interno del camino. Quei fogli erano le carte che stava studiando Jàn per la sua nuova inchiesta contro la N’dragheta. Ján Kuciak era un giovane giornalista di cronaca nera nella sua ultima inchiesta stava indagando sul rapporto tra n’dagheta ed il governo Slovacco. “Hanno cominciato a svolgere attività imprenditoriali qui e sfruttare i fondi europei, ma soprattutto a costruire rapporti con importanti persone degli ambienti politici, fino all’ufficio del governo della Repubblica slovacca”. Così iniziava il suo ultimo pezzo al giornale . La ‘Ndrangheta fa così. Proprio come ha descritto il giornalista slovacco. Questo è il modus operandi delle ‘ndrine calabresi, sia in Italia che all’estero. Si insinuano nei livelli più alti della politica “foraggiando” le campagne elettorali di insospettabili e “pilotando” le votazioni nei comuni e nei capoluoghi di provincia. Poi una volta al potere gestiscono indirettamente appalti, fondi europei e finanziamenti bancari a grandi industrie o società in mano all’organizzazione. Per questo venne ucciso Jàn nella sua inchiesta giornalistica aveva scoperto e denunciato i legami d’affari di Maria Troskova, l’assistente del premier slovacco Robert Fico, e di Vilem Jasan, ex deputato dello Smer, partito del premier e attuale segretario del Consiglio di sicurezza con un imprenditore italiano legato alle ‘ndrine calabresi. L’operazione Martingala, e quelle di “Iron Efesto” e “Melchiorre” della Finanza, ci mostrano come le famiglie mafiose calabresi abbiano colonizzato quasi tutti i Paesi confinanti con la Slovacchia: Austria, Polonia e Ungheria. E a queste occorre aggiungere anche le vicine Croazia, Slovenia, Romania e Albania.Proprio a due passi da Bratislava, le cosche Nirta e Barbaro, sotto le direttive di Antonio Scimone, portavano a segno false transazioni commerciali, riciclavano denaro e gestivano fondi europei. 

‘Ndrangheta in Germania
Identico modus operandi, anche in Germania, dove storicamente le Locali di ‘Ndrangheta hanno messo radici in dieci regioni tedesche dove riciclano soldi sporchi e sostengono politici locali.A Stoccarda, ad esempio, il prestanome Mario Lavorato sembra aver sostenuto secondo un’inchiesta della polizia, durante le elezioni, anche un esponente del Partito Cristiano-Democratico (CDU). Proprio come in Italia, le ‘ndrine sono riuscite a raggiungere anche i vertici della politica tedesca. E, quindi, gli affari e il settore economico del paese europeo. L’operazione “Stige” dello scorso 8 gennaio, con 13 arresti nella sola città di Stoccarda ad affiliati alla ‘ndrina crotonese di Cirò Marina, Farao-Marincola, è stata l’ennesima dimostrazione di come questa organizzazione mafiosa sia riuscita a penetrare profondamente il tessuto economico tedesco. La Germania continua a costituire “un polo di attrazione” per le organizzazioni mafiose italiane, presenti per lo più nell’Ovest e nel Sud del Paese, in particolare nelle regioni più ricche, come il Baden-Wurttemberg, la Renania Settentrionale-Westfalia, la Baviera e l’Assia. I gruppi italiani, oltre a curare le tipiche attività illegali, nel corso degli anni hanno cercato di infiltrarsi nell’economia legale, acquisendo ristoranti e pizzerie, utilizzati come copertura. A queste latitudini le nostre mafie sembrano aver assunto, ciascuna, una specializzazione: il traffico di stupefacenti per la ‘ndrangheta, l’edilizia per Cosa nostra, la vendita di merci contraffatte per la camorra. Ma è la ‘ndrangheta la più aggressiva, pronta anche a inserirsi nei nuovi spazi criminali aperti dalla crisi post riunificazione nei Land dell’ex Germania dell’Est. 
“Il fine ultimo della ‘Ndrangheta è l’arricchimento, e uno degli strumenti per conseguirlo è il controllo o il condizionamento del potere amministrativo locale che ottiene anche attraverso pratiche corruttive 
– spiega il generale Pasquale Angelosanto, Comandante del Ros nel suo libro ‘Il canone e le proiezioni internazionali della ‘Ndrangheta’ – Di conseguenza le zone più ricche della Germania sono le più ambite dal loro processo di “colonizzazione”. Gli uomini del Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri, hanno ricostruito attraverso le numerose operazioni, una mappatura precisa dei tentacoli di questa organizzazione che è profondamente radicata in Europa in particolare in Germania, Francia e Svizzera ma anche in Canada e Australia.In base a quanto ha ricostruito il generale Angelosanto nell’operazione “Crimine”, solamente nel sud della Germania ci sono 5 Locali di ‘ndrangheta: quella di Francoforte, di Stoccarda, di Singen-Reilsingen, di Engen e di Ravensburg. Nella Germania dell’Est si sono insediate a Berlino le ‘ndrine sanguinarie dei Nirta-Strangio, Mammoliti e Giorgi. Nella regione dell’Anhalt ci sono i Barbaro e i Longo-Versace mentre nella Turingia i Pelle-Romeo. Nel Sachsen, precisa il generale Angelosanto, ritroviamo i Nirta-Strangio, Mammoliti, Mazzaferro, Carelli, Giorgi, Farao Marincola e i Ruga. Ma è nelle aree più ricche che si trova la maggior concentrazione di ‘ndrine calabresi.Ad esempio, nella Regione del Bayern ci sono i Carelli, Muto, Mammoliti, Nirta-Strangio, Giorgi, Grande Aracri, Sena-Pino, Imerti-Condello, Maiolo mentre in quella confinante del Baden-Wurttenberg, oltre a quelle citate si sono insediate anche le famiglie mafiose Mazzaferro, Critelli, Tripodoro e ancora la potentissima dei Farao Mancola.

‘Ndrangheta in Svizzera

Nella confinante Svizzera, invece, si è insediata la cosca Ferrazzo di Mesoraca, Crotone, attiva in particolare nel traffico di droga e armi. Resta una destinazione privilegiata per il riciclaggio dei proventi derivanti da reati, per lo più commessi all’estero: gli interessi prioritari della ‘ndrangheta sono confermati dai risultati di diverse indagini, così come dalla presenza di «soggetti, ritenuti contigui alla criminalità organizzata, sospettati di riciclaggio nei settori della ristorazione e dell’edilizia».

‘Ndrangheta in Francia

In Francia, la maggior concentrazione ‘ndranghetista, ‘esportata’ dalle confinanti locali della Liguria e Piemonte, si riscontra in Costa Azzurra tra le zone di Antibes, Mentone e Nizza. La criminalità organizzata italiana è da tempo radicata sul territorio, dove ricicla capitali illeciti e investe nel traffico di droga: storicamente questo è anche territorio di latitanza, come dimostrano gli arresti di esponenti di spicco della mafia siciliana e di quella calabrese. Alcuni ‘ndranghetisti, che inizialmente si erano sistemati in Liguria, si sono spostati in Costa Azzurra, a Nizza, Mentone, Cannes dove sarebbe ormai presente una “seconda generazione” di mafiosi calabresi. E una ‘locale’ sarebbe attiva a Ventimiglia, centro «di potere strategico – secondo la Dia – per le numerose ‘ndrine sul territorio».
‘Ndrangheta in Belgio
Il Belgio, per la propria posizione al centro dell’Europa e l’importanza strategica del porto di Anversa, polarizza numerose attività illecite transnazionali: da anni, rappresenta un centro di interesse per tutte le principali mafie nostrane, in particolare Cosa nostra e ‘ndrangheta, dedite al traffico di sostanze stupefacenti e a reati economico-finanziari. In particolare, le province di Mons-Charleroi, di Hainaut e di Liegi sono storicamente infiltrate dalle cosche.

‘Ndrangheta a Malta

Un sistema fiscale agevolato, da un lato, e una normativa che consente la costituzione di società in tempi rapidissimi, dall’altro, negli ultimi tempi hanno fatto dell’isola «un hub finanziario in grado di attrarre cospicui investimenti, anche da parte della criminalità organizzata italiana». Tra i settori di interesse – ricorda la Dia – quello delle scommesse online, particolarmente appetito dalla ‘ndrangheta.

‘Ndrangheta in Spagna

La criminalità organizzata italiana, oltre che per la copertura di latitanti e per il narcotraffico, ha nel tempo sfruttato questa area per il riciclaggio e il reimpiego del denaro sporco in esercizi ricettivi e di ristorazione, in attività immobiliari, in aziende edili, in società di trasporti, nella vendita all’ingrosso, nell’agricoltura e nella pesca. Presenze di ‘ndrangheta si segnalano a Girona e in provincia di Madrid, mentre Malaga rappresenta il crocevia di soggetti riconducibili a tutte e tre le mafie principali.

‘Ndrangheta nei Paesi Bassi

Economia fortemente votata al commercio internazionale e strutture logistiche all’avanguardia come il porto di Rotterdam e l’aeroporto di Schiphol: l’Olanda, come la Spagna, viene sfruttata come canale di ingresso in Europa della cocaina proveniente dal continente americano e dell’hashish in arrivo dal Marocco. Qui hanno cercato rifugio diversi mafiosi latitanti, ma sono documentati anche gli interessi della camorra e della ‘ndrangheta, tese a sfruttare le opportunità legate al narcotraffico.

‘Ndrangheta in Bulgaria

In una posizione privilegiata sulla “rotta dei Balcani”, funge da cerniera tra l’Est Europa e l’Occidente, risultando al centro di diversi traffici illeciti, specie di stupefacenti; ma è anche oggetto di interesse, da parte di consorterie italiane, per il reinvestimento di capitali illeciti tramite attività finanziarie.

‘Ndrangheta in Romania

Qui sarebbe ormai provata la presenza di mafiosi e di gruppi criminali calabresi, dediti per lo più ad attività illegali di tipo economico, primo tra tutti il riciclaggio: il modo più diretto per capitalizzare le possibilità offerte da un altro mercato in espansione.
Ma le ndrine calabresi non hanno solo colonizzato l’Europa ,come abbiamo potuto vedere in questo viaggio virtuale , ma la loro potenza come organizzazione ha invaso anche il nuovo continente .
‘Ndrangheta a New York la nascita della sesta famiglia
Niente è come prima. Le cinque grandi famiglie di Cosa Nostra, Gambino, Bonanno, Lucchese, Genovese e Colombo non sono più quelle che erano. Lo documentano le ultime inchieste del Federal bureau of investigation (Fbi), condotte insieme agli investigatori del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia italiana. Con gli ultimi arresti del FBI 46 per la precisione tra la Florida, il Massachusetts, il New Jersey, New York e il Connecticut: capi, mezzi capi e paranza dei Gambino, dei Genovese, dei Bonanno. È finito dentro anche il 23enne John Gotti jr, nipote dell’ultimo grande boss di Cosa Nostra americana. Assediati dalle indagini e indebolite da un ricambio generazionale difficoltoso, i siciliani stanno cedendo spazio, in maniera apparentemente quasi del tutto incruenta, alla mafia calabrese. Nella Grande Mela i clan dei Commisso e degli Aquino-Coluccio si sono insediati da anni, ma chi sta rivendicando per sé il ruolo di “sesta famiglia” sono gli Ursino di Gioiosa Ionica. E questo è un problema, per tutti. Una sesta famiglia, infatti, c’è già. Pur non ammessa nel gotha criminale di New York, i Rizzuto di Montreal, in Canada, hanno storicamente un legame stretto con i Bonanno. Se c’è da mettere in piedi un affare di un certo peso – partite di cocaina, armi clandestine, riciclaggio – i referenti sono loro. Un rapporto che da un po’ di tempo non è più così solido. Tra il 2012 e il 2013 una fonte confidenziale dell’Fbi rivela che Francesco Ursino, il boss della omonima cosca storica alleata dei Cataldo di Locri, ha chiesto ai Gambino di poter lavorare sulla piazza di New York “proprio come una sesta famiglia”. Chiesto per modo di dire. A questo giro sono i siciliani di Cosa Nostra a trovarsi di fronte a un’offerta che non si può rifiutare, perché quando ha bussato alla porta dei Gambino, Francesco Ursino in realtà si era già preso tutto: le rotte del narcotraffico, i contatti con i cartelli messicani e colombiani, il controllo dei porti e dei cargo. Il boss parlava a nome non di una famiglia sola, ma di quello che gli investigatori nell’indagine New Bridge (che porterà alla cattura del capoclan) definiscono “un consorzio” di clan della Locride. Rifiutare avrebbe voluto dire per i Gambino ingaggiare una guerra senza senso, e dall’esito incerto. Meglio mettersi d’accordo e accettare il dato di fatto. Sul mercato mondiale della cocaina, ‘ndrangheta rules, comanda. Da anni i calabresi lavorano nell’ombra a New York, negli scantinati delle loro pizzerie e nei retrobottega dei loro “italian restaurant”. Volano a Bogotà e San José nel weekend, fingendosi turisti. “Se volete sapere cosa succede a New York, cercate in Centro America; se volete sapere cosa succede tra i Cartelli del Golfo guardate chi comanda a New York”, spiega Anna Sergi, criminologa dell’Università dell’Essex, studiosa delle proiezioni dell’’ndrangheta all’estero. E in Centro-Sud America succede che i calabresi comandano. Marcano il territorio. Agganciano intermediari. Sparano il meno possibile. Più finanza meno casini. Ma dei nuovi clan a New york ne parleremo in modo approfondito in una prossima inchiesta .

‘Ndrangheta in Canada

Grazie alle intercettate all’interno della lavanderia “Ape Green” del boss Giuseppe Commisso a Siderno i Ros scoprirono l’esistenza dell’organizzazione n’dragheta a Toronto e in altre località canadesi tra le quali Thunder Bay”. In Canada, infatti, la ‘Ndrangheta ha costituito circa una ventina di Locali di cui 9 solo a Toronto, riconducibili alle ‘ndrine dei Filomeni, Coluccio, Verduci, Commisso, Demara e Ruso.

‘Ndrangheta in Australia

Ma le cosche calabresi non hanno risparmiato neppure la lontanissima Australia. “I primi cenni della colonizzazione criminale ‘ndranghetista in Australia si hanno negli Anni ’70 – scrive il generale Angelosanto – sin da quegli anni, quel territorio ha subito una silenziosa ma capillare infiltrazioni”. La maggior concentrazione si trova ad Adelaide, nell’Australia meridionale. Qui si sono insediate le ‘ndrine: Sergi, Barbaro, Rome, Perre, Trimboli, Alvaro-Nirta, Polifroni, Piromalli, Polimeni, Musitano, Ielasi-Papalia. A Sidney, invece, c’è la cosca del boss Giuseppe Carbone e quella degli Alvaro mentre a Perth ha “colonizzato” la città quella dei Romeo. Non va meglio a Canberra, dove le cosche Nirta, Pelle, Rizzotto, Alvaro, Trimboli e Barbaro hanno in mano il settore agroalimentare e quello della grande distribuzione. La cosca di Pasquale Barbaro, ha allungato i suoi tentacoli anche sui supermercati Melbourne. Come abbiamo potuto constatare ,in questo viaggio virtuale, gli interessi della malavita sono tanti Il traffico di droga, naturalmente. Ma anche il riciclaggio, l’edilizia, la ristorazione, le scommesse sportive, la contraffazione, l’agroalimentare e – ultime arrivate – le energie rinnovabili. ‘Ndrangheta, camorra e Cosa nostra da anni sono ramificate in numerosi Paesi europei, e attive in qualsiasi settore in odore di business. Un fiume impressionante di denaro, un export che non conosce crisi, una mappa che si allarga giorno dopo giorno a sempre nuove aree, come documenta l’ultima relazione semestrale della Dia. Quando parliamo di sicurezza non pensiamo solo a chi accogliamo nel nostro Paese ma iniziamo a pensare, seriamente, anche a cosa esportiamo nel mondo.

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