L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 30 settembre 2019

Stagnazione secolare - Non riconoscere la crisi di sovrapproduzione e l'incapacità di remunerare il capitale investito è da gattini ciechi. Cosa quanto e come produrre

Ci sarà una frenata record della crescita mondiale. Report Fitch

30 settembre 2019


La crescita economica globale rallenterà nel 2020 ai minimi degli ultimi otto anni secondo l’agenzia di rating Fitch. Tutti i dettagli dopo l’allarme di giorni fa dell’Ocse

La crescita economica globale rallenterà nel 2020 ai minimi degli ultimi otto anni. Il pil del mondo dovrebbe crescere del 2,6% nel 2019 e del 2,5% nel 2020 rispetto al +3,2% del 2018. Si tratta della crescita più lenta dal 2012, da quando la crisi di Eurolandia era al suo picco.

Lo afferma Fitch, sottolineando che le prospettive per l’economia globale “sono deteriorate significativamente in seguito all’escalation della guerra commerciale fra Stati Uniti e Cina”.

Le stime di Fitch sulla crescita mondiale arrivano dopo quelle dell’Ocse. Il declino del trend di crescita globale potrebbe persistere nel lungo termine, è stato infatti l’allarme lanciato giorni fa dalla capo economista Ocse, Laurence Boone, alla conferenza stampa di presentazione dell’Interim Economic Outlook che ha ridotto le stime sull’espansione del Pil mondiale ai livelli più bassi da dieci anni a questa parte (2,9% nel 2019 e 3% nel 2020), sullo sfondo delle tensioni commerciali, della Brexit, delle generali incertezze nelle politiche e della vulnerabilità dei mercati finanziari.

“In un contesto di crescita strutturalmente bassa, ci si addentra in un territorio rischioso”, ha rilevato Boone. Il principale messaggio è che “i governi devono agire per evitare questa spirale” di bassa crescita. La politica monetaria “ha fatto un ottimo lavoro, ma non può essere la soluzione a tutto”, ha sottolineato la capo-economista. In particolare, l’area euro “sarebbe in una posizione molto migliore con una combinazione di politica monetaria con politiche fiscali e strutturali”. L’Eurozona “deve iniziare a investire e fare riforme. Adesso”, ha insistito Boone. Senza investimenti, in particolare nelle infrastrutture, “ci sarà meno crescita non solo oggi, ma anche in futuro”.

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