L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 ottobre 2019

Banca Etruria - era già scritto che la cassazione avrebbe annullato i sequestri. Il Sistema massonico mafioso politico non avrebbe mai permesso che suoi affiliati ci avrebbe rimesso qualcosa

Clamoroso in cassazione: annullati i sequestri ai big di Banca Etruria

Si dovrà ripartire da un nuovo verdetto del Tribunale del Riesame. Accolta la richiesta della procura generale
Ultimo aggiornamento il 11 ottobre 2019 alle 08:28

Proteste a Banca Etruria

Arezzo, 10 ottobre 2019 - Clamoroso in cassazione: la quinta sezione della suprema corte annulla con rinvio i sequestri nei confronti dei big di Banca Etruria. Si dovrà dunque ripartire dal tribunale del Riesame, cui spetterà di seguire il principio di dirittto dettato dai giudici del Palazzaccio. Quale lo si capirà solo nei prossimi giorni, con il deposito della motivazione, ma intanto resta il no al blocco dei beni. La sentenza, pronunciata nella notte, è stata resa nota stamattina.

Accolta dunque la richiesta della procura generale della cassazione che aveva sollecitato l'annullamento con rinvio all'l'esito della lunga giornata in cui in discussione presso la Suprema Corte c'era il decreto di sequestro con il quale alla gran parte dei vertici della fu Bpel (ma non a Giuseppe Fornasari, ex presidente, e Luca Bronchi, ex direttore generale, già giudicati con il rito abbreviato) erano stati bloccati beni, soprattutto immobili, per decine di milioni. A garanzia di un potenziale risarcimento danni, come da richiesta del liquidatore Giuseppe Santoni, per complessivi 116 milioni.

La decisione del tribunale che sta seguendo il maxi-processo per bancarotta, presieduto da Gianni Fruganti, era giunta alla fine di marzo, con i giudici che avevano riconosciuto l'esistenza del periculum in mora, ed era stata poi confermata, pochi giorni dopo, dal tribunale del Riesame guidato da Marco Cecchi. Per il Pm di Cassazione, una donna, è invece in discussione il periculum in mora e quindi il sequestro va annullato con rinvio ai giudici del Riesame perchè si pronuncino di nuovo, alla luce del principio di diritto che dovesse essere affermato dalla quinta sezione.

I difensori, fra gli aretini c'erano Corrado Brilli, Stefano Del Corto, Alessandro Liberatori e Gianfranco Ricci Albergotti, avevano chiesto invece l'annullamento senza rinvio, il che avrebbe significato evitare anche un nuovo passaggio al tribunale del Riesame. Inutile dire che l'avvocato del liquidatore, Giacomo Satta, aveva invece chiesto la conferma del sequestro.

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