L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 ottobre 2019

Il caos in Siria è stato scatenato dagli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Turchia, ebrei di Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi, sono anni che viene detto

Pino Arlacchi - L'Albero turco che oscura la Foresta del conflitto siriano
 
 
di Pino Arlacchi - in esclusiva per l'AntiDiplomatico
16 ottobre 2019

La narrativa corrente in Europa sull’attacco turco ai curdi siriani è quella di un semi-dittatore, Erdogan, che coglie il momento opportuno per regolare i conti con le milizie curde non più protette dopo il ritiro americano dal fronte anti ISIS.

L’invettiva antiturca è perciò dominante. Ed e’ anche interamente giustificata. Ma essa non deve oscurare il quadro d’insieme. Anzi, dovrebbe far riflettere.

In scena non può esserci un singolo albero in mezzo ad una specie di deserto.Il conflitto siriano,la crisi dell’Irak, le drastiche svolte avvenute di recente nell’intero Medioriente non devono scomparire dai commenti e dalle prese di posizione dei governi europei. Non si può ridurre tutto a quanto è cattivo Erdogan, quanto sono buoni i curdi ed inaffidabile Trump.

L’invasione turca del Nordest siriano e l’aggressione ai curdi sono di sicuro immorali e illegali. Ma non sono un perverso capriccio tirannico. Sono l’inevitabile conclusione di un processo iniziato da Obama nel 2010 con la decisione di armare qualunque gruppo insurrezionale - terroristi della peggiore risma inclusi - disposto a combattere contro il regime di Assad in una prima fase, e disposto a combattere contro l ‘ISIS in una seconda. Il Pentagono sostiene che l’uso delle formazioni curde contro l’ISIS era obbligatorio perchè le milizie siriane di ascendenza turca e l’esercito di10mila semi-mercenari messo in piedi dalla CIA contro Assad non erano sufficienti a sostenere lo scontro contro un’entitá molto forte militarmente,dato che l’ISIS é composta non solo da estremisti islamici ma anche da ex-soldati e ufficiali del disciolto esercito iracheno.

L’alternativa,divenuta ormai impraticabile,era quella di mettere in campo contro l’ISIS un contingente addizionale di varie decine di migliaia di soldati americani.

È finita che i curdi si sono prestati al gioco facendosi affittare da Washington, e che i turchi abbiano abbozzato,sperando che gli americani facessero,nel dopo ISIS,quello che hanno fatto: ritirare le proprie truppe e consentire a Erdogan un nuovo massacro di curdi. Massacro subito contrastato dalla Russia,che ha dichiarato di porsi come forza di interposizione tra parti contrapposte,e ridotto di dimensione dal rapido accordo stipulato tra curdi e Assad sulla base di intese segrete preesistenti.

Non é giusto perciò inveire oggi contro l’invasione della Turchia senza inveire anche contro le due invasioni che l’hanno preceduta:quella dell’Irak nel 2003 che ha creato l’ISIS, e quella della Siria nel 2011 che ha scatenato una guerra civile da mezzo milione di morti.

La differenza é che l’incursione turca contro i curdi è un episodio di una storia circoscritta, che si trascina dalla fine della prima guerra mondiale e che non si concluderà mai se non con la rinuncia al terrorismo e alla lotta armata da una parte e una forte politica di pace dall’altra.Mentre la catastrofe siriana è il prodotto della recente aggressione europea ed americana a regimi mediorientali non graditi con la scusa della promozione della democrazia e dei diritti umani.
E ci vuole perciò una bella faccia tosta per accusare la Turchia di aver commesso lo stesso crimine di cui ci si è appena macchiati.

Il fiasco delle molteplici invasioni della Siria è sotto gli occhi di tutti,e si estenderá anche alla crudele vendetta ottomana contro i curdi.Ma a quanto pare è solo un Presidente USA mezzo squilibrato che sembra essersi accorto del fallimento dell’ intervento militare come soluzione delle crisi mediorientali.

Il suo sfogo sul fatto che gli Stati Uniti non sarebbero mai dovuti intervenire in Medioriente non pare,tralaltro,avere intaccato il duro imprinting colonialista sempre presente nelle posizioni europee su quella regione.Imprinting che non si traduce,per fortuna,in alcuna azione coerente.Governi e media del continente sbraitano di tanto in tanto,ma poi si accodano agli americani.E non rinunciano agli affari leciti, grigi e illeciti con la Turchia. Quanto volete che duri la minaccia di non vendere più armi a un paese cui non bisognava venderle già da prima?

L’Europa non ha contato nulla nel processo che ha portato alla fine della guerra civile in Siria. E’ stato Trump che -lasciando fare alla Russia,all’Iran e alla Turchia,cioè alle maggiori potenze regionali che hanno dato vita all’intesa di Astana- ha operato la scelta cruciale.

La vera resa dei conti con il Medioriente, tuttavia, non sta avvenendo sul campo ma a Washington. L’establishment plutocratico-militare è in allarme: non può tollerare un Presidente isolazionista,che si limita a minacciare guerre che non intende fare, e rovesciamenti di regimi che non è più in grado di conseguire. Non è difficile, quindi, immaginare come andrà a finire.
 

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