L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 30 ottobre 2019

Il governo delle tasse ai cittadini regala ancora una volta montagna di soldi a Radio Radicale. La libera stampa fa una richiesta unanime di prebende

Radio Radicale, nella legge di bilancio 8 milioni e il rinnovo della convezione. 

M5s: soldi pubblici a una radio privata, una porcata
30/10/2019 | 18:18

Slittano di “dodici mesi” i tagli all’editoria previsti dall’ultima legge di bilancio e che dovevano essere avviati a partire dal 2020, fino all’azzeramento. Lo prevede la bozza della manovra che stanzia anche 8 mln l’anno per tre anni, dal 2020 al 2022, per la convenzione con Radio Radicale

”Radio radicale svolge da 43 anni un servizio pubblico di interesse generale, come riconosciuto anche dall’Autorità per le comunicazioni nella segnalazione urgente che nella scorsa primavera ha inviato al governo affinchè prorogasse la convenzione, in attesa dello svolgimento di una gara per la
trasmissione delle sedute parlamentari. Oltre a questo, noi trasmettiamo le attività di tutte le altre istituzioni, a partire da quelle di governo, del Csm e della Consulta, e le attività di tutti i
partiti e movimenti politici, nessuno escluso”. Così Alessio Falconio, direttore di Radio radicale, commenta all’Adnkronos la notizia della proroga della convenzione con l’emittente fondata da Marco Pannella. “Abbiamo sempre garantito un’informazione istituzionale, la più completa possibile -assicura Falconio- come dimostrano anche i tanti attestati che ancora in queste ore ci stanno arrivando da diverse parti politiche”.

 
La sede di Radio Radicale a Roma (Foto ANSA / ETTORE FERRARI)

“#24milioni per Radio Radicale? Non ci stiamo! Diteci voi come utilizzereste questi soldi”. Il M5S torna
all’attacco contro Radio Radicale in un post pubblicato sul Blog delle Stelle. “Qualcuno in legge di bilancio ha riproposto, per l’ennesima volta, di finanziare Radio Radicale con milioni di euro delle tasse
degli italiani: 8 milioni all’anno per tre anni. Sono 24 milioni di euro. Altri 24 milioni di euro di soldi pubblici a una radio privata, che negli anni si è già presa 250 milioni di euro di soldi delle
tasche dei cittadini”, si legge nella nota dei pentastellati, che annunciano le barricate contro il provvedimento.

“Tutti i partiti sono compatti su questo tema” ma “in Parlamento faremo di tutto per bloccare questa porcata. Non abbiamo i numeri per bloccarla da soli? Bene, nella vita ci sono battaglie che dobbiamo
essere orgogliosi di perdere. E che dobbiamo invece vergognarci di non combattere. Quindi noi questa battaglia la combattiamo. Fino in fondo”, conclude il M5S.

“Ci sono di nuovo 8 milioni di euro all’anno per 3 anni a Radio Radicale. Ma diamoli ai terremotati…”. E’ il commento del ministro degli Esteri e capo del M5s Luigi Di Maio, sottolineando che della questione si parlerà al vertice di oggi.

Alle parole del ministro Di Maio ha replicato a stretto giro la Fnsi. “Ancora una volta il ministro Luigi Di Maio si scaglia contro Radio Radicale e il pluralismo dell’informazione. L’ennesima sortita è un attacco all’articolo21 della Costituzione, la cui importanza è stata sottolineata più volte dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella”, hanno affermato in una nota Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Federazione della stampa.

“Ci auguriamo che anche questo attacco venga respinto dal governo e dal Parlamento e che i fondi vengano assicurati a Radio Radicale e a tutte le voci delle minoranze e delle differenze. È in gioco il diritto dei cittadini ad essere informati”, hanno concluso.
 

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