L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 ottobre 2019

Il Progetto Criminale dell'Euro viaggia spedito se 7 milioni di mini jobs vi sembrano pochi

20 ANNI DI “EUROPA” HANNO IMPOVERITO ANCHE I TEDESCHI

Maurizio Blondet 8 Ottobre 2019 

Segnalo un articolo tratto dal sole24ore di oggi, nel quale vengono rappresentate alcune analisi comparative socio-economiche sullo status attuale dei tedeschi e delle famiglie tedesche.

A quanto pare la condizione reale non rispecchia l’andamento così positivo che gli indicatori macroeconomici comuni hanno indicato negli ultimi 20 anni X la Germania.
In realtà pare che anche nel caso della “locomotiva tedesca”, la narrativa propagandistica ci abbia voluto raccontare delle grandi favole!

20 anni di “€ropa” ha impoverito anche i tedeschi: stando quanto riportato, dall’analisi del centro di ricerca economico e di sviluppo sociale tedesco DIW, si evidenzia che Il 50% dei tedeschi è nella fascia di povertà, si parla quindi di 40 milioni di persone povere!
In più, dato per assodato la validità degli strumenti di analisi economica-sociale adottati, parrebbe in forte e rapido aumento la divaricazione della forbice sociale tra ricchi e poveri.
Tutto ciò significa che, anche in Germania, la classe media va scomparendo (come è già successo da noi, in Grecia, in Spagna, in Portogallo, in Francia, in Inghilterra…).

Altro che benessere e ricchezza, anche i Tedeschi stanno andando in miseria!

Caro amico, la cosa è nota, all’estero più che in Italia. Qui qualche dato dal giornale svizzero 24 Heures:

22 Settembre 2019

L’Allemagne se prépare à l’arrivée d’une pauvreté de masse

Les bas salaires progressent fortement en Allemagne. Plus d’un retraité sur cinq vivra sous le seuil de pauvreté dans 20 ans.

Un tedesco alla mensa dei poveri di Berlino. Dietro a lui, la fila.

“I pensionati raccolgono le bottiglie per arrotondare, non hanno più vergogna”, dice Sabine Werth, direttrice della minestra popolare di Berlino. “L’evoluzione del settore dei bassi salari deciso dal governo socialdemocratico di Gerhard Schroeder (vent’anni fa) è stata una catastrofe. Sempre più pensionati vengono da noi” per mangiare.

Secondo la DIW (Istituto Tedesco della Congiuntura) la Germania conta 6,5 milioni di contratti “minijob” , ciò che permette una dispensazione parziale delle contribuzioni sociali. Orbene, in 4,5 milioni di casi i minijob sono il lavoro unico, e non solo un lavoro aggiuntivo, come voleva far credere l’idea iniziale. “Tutte queste persone saranno in condizione di precarietà quando arriveranno alla pensione”, avverte la Werth . “I pensionati di oggi hanno una biografia occupazionale completamenet diversa da quella dei loro padri: contano dei periodi di rottura della contribuzione per periodi di disoccupazione, di “formazione” o perché semplicemente il il mercato del lavoro si trasformato” nel senso della precarietà.

La grande coalizione dii Angela Merkel ha avviato una riforma delle pensioni: l’obbietivo è stabilizzare il livello della pensione per il 2045 al 46% dei redditi netti, contro il 48% di oggi. L’età per il pensionamento passerà progressivamente d 65 a 67 anni.


E adeso comincia una depressione che i dirigenti tedeschi negano, perché concretizza il fallimento e la disfatta del loro ordoliberismo:
Gli ordinativi all’industria tedesca sono in discesa da 15 mesi filati:



Perché l’Europa è civiltà, perché l’Europa è umanità, perché l’Europa è giustizia ed accoglienza….

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