L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 ottobre 2019

La ''ndrangheta storicamente ha sempre aggiustato i processi e tutt'oggi ne abbiamo i riscontri

‘Ndrangheta, processo Saggio Compagno: concessi i domiciliari a giovane reggino [NOME e DETTAGLI]

La Corte di Appello di Reggio Calabria concede i domiciliari al cinquefrondese Raffaele Petullà. Assolto dall’accusa di partecipazione ad associazione di stampo mafioso, ma condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso

10 Ottobre 2019 19:30 | Serena Guzzone


La Corte di Appello di Reggio Calabria (dott.ssa Cinzia Barillà, presidente, e dott.ri Elisabetta Palumbo e Luigi Verrecchione, consiglieri), in accoglimento dell’istanza presentata degli avvocati Antonino Napoli e Maria Carmela Macrì, ha concesso gli arresti domiciliari a Raffaele Petullà recentemente assolto dalla Corte dal reato di associazione a delinquere di stampo mafioso per aver fatto parte, con competenza specifica e quasi esclusiva nel settore delle estorsioni, della locale operante nei comuni di Cinquefrondi, Anoia e nelle località limitrofe, inserita nel mandamento tirrenico della Provincia di Reggio Calabria.

Il giovane cinquefrondese era stato tratto in arresto nell’ambito dell’operazione “Saggio Compagno” in quanto accusato, oltre che di associazione a delinquere di stampo mafioso, anche di estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni dell’imprenditore boschivo Michelangelo Cartolano.

Il compendio indiziario carico di Raffaele Petullà è stato ricavato esclusivamente dalle conversazioni e dalle immagini captate nelle vicinanze e nell’abitazione di Ladini Giuseppe.

Dalle predette immagini emergeva che, sopraggiunto il trattore di Cartolano Michelangelo, condotto dallo Spanò nei pressi dell’abitazione del Ladini, veniva dopo poco affiancato da un’auto dalla quale si vedevano scendere tre soggetti di giovane età, riconosciuti dagli investigatori in Petullà Angelo, Petullà Raffaele cl. ’92 e Sarleti Francesco, i primi due cugini in quanto figli di due sorelle; una volta scesi dal veicolo, si notava chiaramente che i due cugini Petullà iniziavano a discutere animatamente con il conducente del trattore, fino a quando si vedeva Petullà Angelo salire sulla cabina ed aggredire fisicamente lo Spanò, rimasto a bordo del mezzo.

A quel punto Ladini Giuseppe e Valerioti Antonio uscivano dal cancello dell’abitazione e si avvicinavano ai soggetti coinvolti nella discussione, con cui si intrattenevano a parlare; dalla successiva conversazione ambientale captata presso l’abitazione del Ladini emergeva il disappunto del Ladini per la scelta dei Petullà di affrontare lo Spanò innanzi alla sua abitazione; dal tenore del discorso si desumeva che i Petullà avevano contestato allo Spanò di aver abbattuto alcuni alberi di faggio ai quali erano interessati, mentre lo Spanò rivendicava la legittimità del suo comportamento, sostenendo che il suocero si era regolarmente aggiudicato l’appalto per il taglio degli alberi in questione e precisando di avere preventivamente richiesto ed ottenuto il consenso del locale di ‘ndrangheta di Cinquefrondi, nonchè di avere puntualmente “pagato” il benestare concessogli dai cinquefrondesi.

Per il reato di estorsione aggravata Angelo Petullà è stato condannato ad anni sei e mesi quattro di reclusione mentre, come detto, è stato assolto dal reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Gli avvocati Napoli e Macrì, all’esito della lettura della sentenza, hanno chiesto l’attenuazione della massima misura cautelare con quella degli arresti domiciliari sul presupposto che la sentenza della Corte di Appello costituisce un elemento di novità, avendo assolto l’istante dal reato di 416 bis c.p., per il quale è prevista la presunzione assoluta dell’adeguatezza della custodia carceraria, ed essendo stato condannato per il solo reato di estorsione aggravata dall’art. 7 L. 203/91, per il quale la predetta presunzione non sussiste.

La Corte di Appello, nonostante il parere negativo della Procura Generale, ha ritenuto di accogliere l’istanza di sostituzione della misura cautelare adeguando la posizione di Raffaele Petullà a quella del cugino coimputato Angelo Petullà, anch’egli difeso dall’avvocato Napoli, già da tempo ai domiciliari.

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