L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 ottobre 2019

La resistenza somala attacca i militari italiani e statunitensi

Somalia: gli Shabab attaccano i militari italiani. Le foto dei Lince colpiti

30 settembre 2019 


(aggiornato alle ore 23,55)

Nella tarda mattina di oggi, due VTLM Lince, appartenenti ad un convoglio di 3 mezzi italiani, sono stati coinvolti in un’esplosione al rientro da un’attività addestrativa a favore della Forze di sicurezza somale a Mogadiscio.

Un’ autobomba (o una IED) è esplosa al passaggio di un convoglio italiano che rientrava da Villa Gashandigha, dove hanno sede il ministero della Difesa e il quartier generale dell’esercito somalo. “Nessun soldato dell’ Eutm-s è stato colpito nell’esplosione”, hanno spiegato dalla missione europea nel Paese.


Le foto diffuse in tarda serata via Twitter e dal canale Telegram russo “Informatore bellico” mostrano i due Lince colpiti dalla deflagrazione. Un mezzo ha subito danni esterni ben visibili soprattutto nella sezione anteriore con il cofano divelto e scaraventato lontano dal veicolo mentre un altro ha subvito danni alla sezione posteriore.

Dalle immagini pare evidente che su entrambi i veicoli l’abitacolo abbia retto all’esplosione confermando le ben note qualità del Lince che hanno protetto molti militari italiani in diversi teatri di guerra.

I media locali hanno riferito dell’esplosione attribuendola a un ordigno improvvisato (IED) e precisando che il convoglio italiano si trovava sulla strada Jaale-Siyaad e aveva appena lasciato la “Green zone” (l’area protetta che include porto e aeroporto e ospita alcuni ministeri, uffici governativi e degli organismi internazionali presidiata dai militari somali) per dirigersi verso il ministero della Difesa somalo.

Lo stato maggiore della Difesa ha confermato che non ci sono state “conseguenze per il personale italiano” in seguito all’attacco che è stato rivendicato dalle milizie qaediste somale Shabab che attribuiscono alla loro azione “diversi militari uccisi”.


Secondo testimoni oculari un civile è stato ucciso nella forte esplosione che ha causato danni a diversi edifici circostanti e la paralisi del traffico nell’area.

L’attacco è avvenuto alla vigilia del primo Somalia partnership forum (Spf), in programma domani a Mogadiscio, al quale sono attesi delegati del governo federale, degli Stati regionali e della comunità internazionale.


I militari italiani operano nell’ambito della missione europea in SOMALIA (EUTM), finalizzata al rafforzamento del Governo Federale di Transizione somalo (TFG), attraverso la consulenza militare a livello strategico alle istituzioni di difesa somale e l’addestramento militare.


La missione militare dell’UE opera in stretta collaborazione e coordinamento con gli altri attori della comunità internazionale presenti nell’area d’operazione come le Nazioni Unite, l’African Union Mission in Somalia (AMISOM) e gli Stati Uniti d’America.

L’attacco agli italiani a Mogadiscio è avvenuto quasi in concomitanza con un assalto condotto con miliziani e autobombe (almeno due esoplose) contro la base militare statunitense di Balidoogle, a ovest di Mogadiscio, il cui aeroporto (nella foto sotto) è impiegato dai velivoli teleguidati MQ9 Reaper statunitensi.

L’attacco, come riferisce “Garowe Online”, è stato rivendicato dal gruppo jihadista al Shabaab ma non avrebbe provocato vittime secondo quanto comunicato dall’ambasciatore americano in Somalia.

Nella nota si sottolinea che “le forze di sicurezza somale hanno respinto l’attacco” alla base, “non consentendo agli aggressori di violare il perimetro difensivo della base”, aggiungendo quindi che “non ci sono state vittime nell’esercito somalo”.


La radio militare somala aveva fatto sapere che l’attacco degli Shabab alla base era stato respinto dalle truppe somale con il sostegno delle forze americane e il comando dell’esercito africano ha reso noto che 10 terroristi sono stati uccisi e una autobomba con un attentatore suicida a bordo è stata distrutta.

Molte le armi portatili recuperate dai militari somnali dopo la battaglia.

La recrudescenza degli attacchi degli insorti Shabab ha indotto il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a rinviare il termine fissato per la riduzione del contingente di forze africane Amisom, sostenendo che le forze di sicurezza somale non sono ancora sufficientemente preparate per garantire la sicurezza nel paese.

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