L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 30 ottobre 2019

L'Umbria si è svegliata, adesso le poltrone se le sono accaparate, il fanfulla, la borgatara e lo zombi Berlusconi

Il gregge alza la testa (paralipomeni a "Avemo vinto, poppolo!")




- Avemo vinto, poppolo!

- Per un paio d'anni siamo a posto

Roma, 28 ottobre 2019

Ottobre, andiamo. È tempo di votare … Ben il 65% degli elettori umbri ha staccato il fondoschiena dalla poltrona per recarsi alle urne. I pecoroni, insomma, han lasciato gli stazzi, lordi di letame da olotelevisore, eccitati da pastori e capibastone e sottopanza, per addomesticarsi definitivamente in qualche stambugio da voto; ricavato, nella maggior parte dei casi, da scuole, scuole laddove, ormai, gli studenti più non studiano, ma si diportano, onde confermare, anno dopo anno, esame dopo esame, quel sottile analfabetismo da tecnici per cui i primi rudimenti d’informatica convivono con la vaporosa consapevolezza che Alessandro Magno, Giulio Cesare e Ramsete II sono contemporanei l’uno all’altro (e magari si strinsero la mano a Teano).
Fra i disegnini degli scolari, e qualche compito in classe in bella evidenza (gite ad Auschwitz, sicuramente, “dove l’orrore scese sulla Terra”), gli armenti delle gaie province di Perugia e Terni hanno ingombrato con la loro inutile mole di aventi diritto le ex aule del sapere, bruttate da manifesti (vi sono stampigliati i nomi degli elettori passivi; passivi di avviso di garanzia, a giudicar da certi ceffi) e da eleganti casse da morto verticali in cui il summenzionato ovino, al riparo dagli sguardi indiscreti (il voto è segreto!), può apporre una “X”, da analfabeta qual è, su delle colorate letterine di Natale; onde imbucarle nell’urna (nomen omen) ove i desideri del micco anzidetto moriranno, come muoiono le verdi speranze, i desideri e le rivalse politiche; ché, infatti, una volta dentro, la letterina alla Befana della Speranza Partitica si ridurrà a carta straccia.
Carta da macero, infatti, è; l’unico suo risultato sarà, per via democraticissima, di spostare qualche tangentista da sinistra a destra; e non poi tanto dacché il malaffare è talmente incancrenito che persino un Pericle sarebbe impossibilitato a governare contro un muro di omertà, clientelismo e maneggio: comunale, provinciale, regionale.
Basti guardare alla povera Virginia Raggi, che già nel physique du role richiama alcuni tratti da martirologio:
la peggiore sindaca di tutti i tempi, secondo i maneggioni, già dall’indomani dell’elezione, perché Santa Virginia vuole far rimanere pubblica l’acqua di Roma, e non privatizzarla. 
E allora? E allora la privatizzeranno, mercé gli uffici del Trippa, nei prossimi anni. Quando l’armento elettore si vedrà recapitata una bolletta annuale a tre zeri maledirà chi, secondo voi? Il destino cinico e baro e, genericamente, i politici, tutti ladri: dimenticandosi che il privatizzatore Ottimo Massimo l’ha eletto lui, il micco, con la sua croce da analfabeta.
Ma si avanti così, a casaccio, a forza di voto, perché il muflone elettore segue i flussi e i riflussi, credendo il flusso sia il contrario del riflusso; e viceversa; che al riflusso segua il flusso; non intuendo (è un imbecille, infatti) che un mare di merda è, figurativamente, simbolicamente, effettivamente, palindromo: il contrario della merda sempre in merda consiste.
Sì, il voto è inutile, il campionato di serie A truccato così come i concorsi e le lotterie e, però, ragazzi, la speranza di mutare il corso degli eventi (la convinzione fallace di mutare il corso degli eventi) cresce come un tumore inestirpabile nel cuore di ognuno.
L’elettore medio vota “I topi non avevano nipoti”; poi, dopo cinque anni, gli prende il ticchio di cambiare tutto e dice: voterò il contrario! E vota, infatti, incitato da giornali e TV e social idioti; e corre a votare l’esatto contrario di “I topi non avevano nipoti”. Ma lui è furbo, scaltro, una volpe.
I tangentisti, i lobbisti, i politici di lungo corso non risentono minimamente di tali rivoluzioni. Anche la rivoluzione umbra li fa ridere. Essi sono, infatti, insediati nel profondo del formaggio, a rodere la sostanza, da ratti schifosi quali sono, sempre lì, da decenni. Nulla cambia e però all’Elettor Micco sembra di aver fatto piazza pulita, la rivoluzione. Non è sprizzata manco una scintilla, ma si crede nel capovolgimento, nella sommossa da matita copiativa.
L’Umbria, questa regione verdissima e ben cementificata, stretta da relazioni d’affari potentissime, si prepara a servire i nuovi tangentisti, i nuovi cialtroni: in nome della trasparenza e della sovversione da urna.
Le crocette muovono la Storia, secondo l’Elettore che, dopo tale sforzo, andrà a nanna cinque anni, come il povero coglione che è e merita.
Ai piani alti nemmeno si brinda, per loro è routine. Cambia qualche maggiordomo, certe cameriere ai piani. Magari i più fedeli si mettono in sonno, a surgelarli massonicamente, per poi risvegliarli a tempo debito onde ottemperare a servigi speciali.
La ruota gira, il pubblico è sazio. L'insurrezione elettorale finisce tra sbicchierate e sondaggi, i soliti panzoni a far compagnia di giro.
Qualche controinformatore è, incredibile dictu, soddisfatto. Non ci arriva, d’altra parte, non ci arriva proprio.
Sconfitta l’astensione! 10% in più di pecore nei covili della democrazia a marcare con lo zoccolo la rivolta contro il governo!
Son ottime le notizie per il potere, pur un potere, quello italiano, ridotto a poca cosa, ma sempre utile, per il Potere vero, a tenere a bada qualche improvviso colpo di testa.
Intanto Er Trippa, la Pasionaria Cecioni e la Mummia calano con le falangi sui ricchi scranni umbri a sbranare la profumata porchetta dell’erario regionale.
Negli angiporti dell’intelligenza qualcuno fa festa.
Roba da spararsi nel palato.
 

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