L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 1 ottobre 2019

NoTav - un Parlamento cialtrone di euroimbecilli dopo trent'anni votano ancora per un'opera inutile, dannosa e costosa, i francesi non pagano quelli italiani si


Perché No Tav: motivazioni della protesta

di Marika Luongo | 30 Settembre 2019

Il progetto Tav: di cosa si tratta

Ormai sono anni che il progetto Tav crea discussioni e polemiche che continuano a non placarsi. Ideato nel 1990, si tratta di un’opera che con una serie di treni ad alta velocità dovrebbe collegare Torino in Italia a Lione in Francia. Solo nel 2001 l’Italia e la Francia hanno trovato un accordo dividendo in tre parti il totale dei 270 chilometri:

la tratta internazionale: un tunnel di base della lunghezza di 57 chilometri tra Susa e Saint Jean de Maurienne, con i costi in parte rimborsati dall’Unione Europea;
  • la tratta francese: 189 chilometri, ovvero il 70% del percorso totale;
  • la tratta italiana: 81 chilometri.
  • No Tav: da chi sono formati
Già dal lancio del progetto avvenuto anni fa, in Val Susa iniziarono le prime proteste delle comunità locali coinvolte dai lavori per la nuova ferrovia che si unirono inizialmente nel comitato “Habitat“. Successivamente il movimento è andato ad espandersi e rafforzarsi sotto il nome di “No Tav“. Secondo i componenti del movimento, il progetto ferroviario Torino-Lione rappresenta un’opera innanzitutto dannosa per il territorio, oltre ad essere inutile e costosa. Fanno parte dei “No Tav” gli amministratori dei vari comuni della zona montana, buona parte della popolazione locale, i partiti della sinistra antagonista e persone legati ai centri sociali e agli ambienti anarchici.

No Tav: le motivazioni principali della protesta

Per il movimento il progetto Tav risulta un’opera fallace e dannosa sotto diversi punti di vista. Ecco le motivazioni principali della loro protesta:
  1. Costi: secondo una relazione tecnica sul rapporto costi-benefici, la Tav provocherebbe la perdita tra i 5,7 e gli 8 miliardi per lo Stato;
  2. Impatto ambientale: presenza di uranio, radon e amianto nelle aree dove si dovrà realizzare il tunnel di base del Moncenisio;
  3. Opera inutile: il trasporto merci nel traforo ferroviario del Frejus è calato da 9 milioni di tonnellate del 2000 ai 2,9 milioni del 2016;
  4. Risorse da utilizzare altrove: i soldi preventivati potrebbero essere investiti per sistemare la rete nazionale e locale invece che finanziare un singolo progetto;
  5. Lavori non iniziati: per il tunnel di base sono stati scavati 25 km di gallerie tecniche, di cui solo 6 km riadattabili per far transitare la linea.

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