L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 5 novembre 2019

Diritto internazionale fottiti - anche la Turchia ha abbracciato questa ideologia che nasce dagli ebrei palestinesi e dagli statunitensi

ESTERI
TERRORISMO DI STATO TURCO: COSA C’E’ DIETRO AL NUOVO RICATTO DI ERDOGAN

Pubblicato 04/11/2019
DI ALBERTO NEGRI



Con la Turchia siamo arrivati al terrorismo di stato e vi spiego cosa c’è dietro: la battaglia per il gas del Mediterraneo e di Cipro, nervo ipersensibile della politica di Ankara che intervenne militarmente nel 1974 nell’isola rimasta divisa tra la parte greca e quella turca .

Così, come previsto, è puntualmente stato recapitato all’Europa, dopo quello sui profughi, il nuovo ricatto di Erdogan sui foreign fighters dell’Isis liberati dalle carceri curde dall’offensiva di Ankara approvata dagli americani che hanno tradito i loro alleati nella lotta contro il Califfato. “Dovete riprenderveli” _ dicono da Ankara_ aggiungendo: “Non siamo l’hotel dell’Isis.

Quanti sono? Un rapporto del 2017 elaborato per conto della commissione europea asserisce che i foreign fighters provenienti dall’Europa erano circa 5mila: principalmente dalla Francia (1700 combattenti), dalla Germania (1000 combattenti), dalla Gran Bretagna (900 combattenti) e dal Belgio (400 combattenti). L’Italia, invece, è stata solo marginalmente colpita da questo fenomeno: 125 foreign fighter di cu 25 con passaporto italiano.

Si tratta comunque di una minaccia esplicita di destabilizzazione per di più portata da un Paese della Nato. Dopo la sconfitta del Califfato è sempre più chiaro che il vero problema è la Turchia di Erdogan ormai fuori controllo e che proprio americani ed europei hanno armato fino ai denti.

Più volte ho sottolineato che l’Europa su questo problema fa finta di niente e che i francesi hanno un accordo con l’Iraq per farli processare e impiccare secondo le leggi di Baghdad. Così Erdogan dopo averli usati per anni nel tentativo di far fuori il regime siriano ce li rimanderà indietro magari con un giubbetto esplosivo addosso. Chissà se qui si svegliano.

Ma cosa spinge Erdogan a ricattare ancora gli europei che già lo pagano 6 miliardi di euro per tenersi tre milioni di profughi siriani? Alla Turchia, che vorrebbe rimandarli in Siria o nella nuova fascia di sicurezza strappata ai curdi del Rojava, questo non basta.

Tra Turchia e Europa si è aperto da tempo un nuovo fronte per lo sfruttamento del gas di Cipro greca nella “zona di esclusione”, i giacimenti marittimi offshore rivendicati anche da Ankara in realtà contro lo stesso diritto internazionale. E l’Italia è coinvolta direttamente in questa contesa che vale miliardi.

Bruxelles ha abbandonato i curdi senza prendere provvedimenti concreti nei confronti della Turchia ma ha deciso di imporre sanzioni ad Ankara e di mandare a Cipro navi militari, francesi e italiane _ con l’approvazione americana _ quando Erdogan ha lanciato la sua sfida inviando una nave da trivellazione, la Yavuz, nella “zona di sfruttamento esclusivo” di Nicosia dove ci sono già le concessioni di Eni e Total ma anche quelle dell’americana ExxonMobil, della Qatar Petroleum, della texana Noble Energy dell’israeliana Delek Drilling. Tutti insieme appassionatamente.

Il grande gioco del gas cipriota si inserisce sul progetto di gasdotto East-Med firmato con un Memorandum del 2017 tra Israele, Italia, Grecia e Cipro. Se realizzato l’East-Med, lungo 2.200 chilometri, porterà sui mercati europei il gas egiziano del giacimento di Zhor ma anche quello dei pozzi offshore israeliani di Leviathan e Tamar.

Erdogan vuole la sua parte di gas cipriota, non intende rinunciarci e considera la questione di importanza strategica e di vitale importanza nazionale. Per questo, pur di avere soddisfazione, adesso minaccia anche di usare, oltre ai profughi, i jihadisti europei che militavano nell’Isis.

https://notizie.tiscali.it/esteri/articoli/Terrorismo-di-stato-turco-dietro-al-nuovo-ricatto-di-Erdogan/?fbclid=IwAR1Mr7kBGpg_sjB0UoLiG4kIB-NUDvkdWfVIqBFxqNU8nF6GiB7cYwws6O0
 

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