L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 novembre 2019

“Ma davvero c’è qualcuno di così stolto da non aver capito che la questione di Liliana Segre – a cui va tutta la nostra solidarietà – è una vile strumentalizzazione del totalitarismo arcobaleno per criminalizzare il dissenso e la lotta contro l’ordine esistente? Siete così sciocchi da non avere inteso che in astratto si vuole punire l’odio razziale – che già è giustamente punito dalla legge – e in concreto si vuole delegittimare il dissenso, la lotta di classe e il sacrosanto odio verso i padroni?

L’inalienabile diritto di parlare… qualsiasi cosa si voglia dire

Impossibile pensare di limitare anche la peggiore delle opzioni, se si vuol vivere in una democrazia liberale concreta

Di Alessandro Scipioni
- 1 Novembre 2019

Premetto che sono un convinto assertore del mai dimenticare quello che è accaduto durante la Shoah, del non credere che questo non possa più accadere e soprattutto di insegnare ai giovani ad avere una memoria ed un rispetto degli eventi che portarono al più grande genocidio della storia.
Un grande rispetto è in me per Liliana Segre. Ma non per la sua mozione, che non posso condividere anche e solo per il semplice fatto che non è assolutamente necessaria anche e soprattutto laddove
si arriva a parlare apertamente di contrasto ai discorsi di incitamento all’odio.
Contrasto a delle opinioni. Contrasto delle idee.
Sarebbe ben difficile stabilire in quali discorsi sono accettabili e quali no, quali sono veramente i discorsi che incitano all’odio.
Quantomeno andrebbero messi in galera buona parte delle icone tanto care alla sinistra che hanno invocato per anni la lotta di classe, l’odio verso i militari che fanno missioni all’estero, l’odio contro i padroni sfruttatori, il ritorno a Piazzale Loreto per un’interpretazione estensiva addirittura la locomotiva di Guccini ecciterebbe a quello che con gli standard moderni potremmo definire un terrorista che odia e vuol far saltare in aria un treno di persone più ricche.
A me farebbe errore impedire di cantare La locomotiva!
Adriano Sofri, guru della sinistra italiana sarebbe imperdonabile se si leggesse solo una copia di lotta continua degli anni 70, dove praticamente ammazzare i ragazzi del Movimento Sociale Italiano non era reato.
Non si può decidere cosa si può dire e cosa non si può dire e soprattutto cosa un altro uomo può dire o non dire, perché si tratta di censurare .
Basterebbe pensare all’articolo 11 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea :”Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la
libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte
delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera”. Oppure alla dichiarazione universale dei diritti umani che all’articolo 19 è ancora più netta disponendo che: “Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza
riguardo a frontiere”; come l’articolo 21 della Costituzione Italiana che recita :”Tutti hanno diritto di manifestare liberamente
il proprio pensiero con la parola, lo scritto e
ogni altro mezzo di diffusione” .
In buona sostanza è palese a tutti che la libertà di pensiero e di espressione non può essere soggetta di restrizioni e limiti arbitrari da parte di assemblee legislative o governi.
Le costituzioni non sono altro che un sistema di freni e di bilanciamento dei poteri, un limite per garantire la repressione degli abusi.
La cose più inquietanti avvengono quando si consente di superare questi limiti a coloro che governano.
I costituenti ed i trattati fondamentali dell’umanità vietano di intervenire sulla libertà di opinione, poiché se si consente un assemblea legislativa o ad un giudice di decidere quali discorsi sono ammissibili o meno non si potrà poi vietare in futuro ad una stessa assemblea o ad un giudice di decidere sempre più restrittive limitazioni in base ad un arbitrio, cosicché da determinare un’ingerenza permanente dello Stato nei diritti fondamentali della persona.
Il governo non può proibire l’espressione di un’idea
semplicemente perché la società e il comune sentire la ritengono offensiva o spiacevole.. Afferma con meravigliosa la coerenza della corte suprema americana.
Ci si riempie la parola con la famosa frase: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo”; ma pare che oltre ad attribuirla erroneamente a Voltaire, non se ne comprenda appieno il significato fondamentale.
Dovremmo in uno stato civile essere pronti a morire perché una persona possa portare avanti un’idea che odiamo, invece siamo disposti adottare una legge che metterebbe in galera una persona che dice una cosa che non condividiamo.
Chi sceglie di dare al governante la possibilità limitare coloro i quali non condividono il suo pensiero, sceglie implicitamente di vivere nello stesso e dittature che tanto condanna.
Allora temo che sia vero quanto scritto da Diego Fusaro nel suo post su Facebook: “Ma davvero v’è qualcuno di così stolto da non aver capito che la questione di Liliana Segre – a cui va tutta la nostra solidarietà – è una vile strumentalizzazione del totalitarismo arcobaleno per criminalizzare il dissenso e la lotta contro l’ordine esistente? Siete così sciocchi da non avere inteso che in astratto si vuole punire l’odio razziale – che già è giustamente punito dalla legge – e in concreto si vuole delegittimare il dissenso, la lotta di classe e il sacrosanto odio verso i padroni?
In galera chi non la pensa come vuole chi comanda”.
Peccato pensar male, però temo ci azzecchi.

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