L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 4 novembre 2019

Non si vede la necessità di regalare milioni a JP Morgan, HSBC, Barclays Bank, ne di pagare interessi mostruosi 2,375 contro o,35 per i BTP a 5 anni. Non è solo il governo delle tasse ma anche quello che regala i soldi degli italiani alla finanza

Il Governo italiano fa un grosso regalo alle banche d’affari
 
A cura di Stefano Mastrillo
- 3 novembre 2019



Le ultime elezioni regionali hanno decretato la sonora sconfitta del PD e del Movimento 5 Stelle, i due partiti che attualmente sono al Governo assieme ad Italia Viva e quel che resta di Liberi e Uguali. Nonostante ciò, la politica di Palazzo Chigi continua sempre nello stesso verso, ossia quello dell’antitalianità e della cieca esterofilia che ormai rende lo Stato un non Stato. Gli elementi costitutivi di uno Stato sono 3: popolazione, territorio e sovranità.

Come già ampiamente discusso da diversi autori e studiosi del diritto costituzionale, se manca anche solo uno di questi tre elementi non si può parlare di Stato: è da anni che manca la sovranità in questo Paese, suddito sia a livello geopolitico che geoeconomico, come già detto precedentemente, dello straniero.

Ma negli ultimi anni la musica non è che sia cambiata poi così tanto, ne è l’esempio l’ultima trovata del Governo giallorosso. Come scritto nel Comunicato n°181 del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), “Il Ministero dell’Economia e delle Finanze comunica i risultati dell’emissione del nuovo bond formato SEC – Registered Global a 5 anni. Il titolo ha scadenza 17 Ottobre 2024, godimento 17 ottobre 2019 e tasso 2,375%, pagamento in due cedole semestrali… L’importo emesso è pari a 2,5 miliardi di dollari. Il titolo è stato collocato al prezzo di 99.719 corrispondente a un rendimento lordo all’emissione del 2,435% in dollari. Il collocamento è stato effettuato mediante sindacato, costituito da tre lead manager, Barclays Bank, PLC, HSBC Bank plc e J.P. Morgan”.



Cosa significano tutte queste cose? E perchè ci lasciano un po’ perplessi? Andiamo con ordine.
In pratica il Governo ha emesso un particolare titolo di Stato (Bond formato SEC presente nel Comunicato) indebitandosi per 2,5 miliardi di dollari. Un’operazione che, parlando di economia, non ha alcun senso dal momento in cui non vi sono disavanzi commerciali.



La bilancia commerciale italiana, seppur registrando una forte contrazione ad Agosto dovuta al deterioramento dell’attività manifatturiera e del commercio internazionale (la crescita dell’economia mondiale non è mai stata così bassa dal 2008 a questa parte), come certificato anche dal Fondo Monetario Internazionale, è positiva. Quindi non ha alcun senso approvigiornarsi in dollari, dal momento che l’indebitamento estero del BelPaese non dà segnali urgenti in questa direzione. La conferma la dà direttamente il MEF nel comunicato: si parla infatti di necessità generali.

2. Gli interessi che lo Stato italiano pagherà ammontano al 2,375%, una mostruosità visto che alla data del 30/10/2019-31/10/2019 il BTP a 5 anni è stato emesso con un rendimento dello 0,35% (BTP IT0005386245). Nel 1981 l’Italia ha scelto di far determinare interamente al mercato il tasso di interesse da pagare sui titoli di Stato tramite lo scellerato divorzio tra Banca d’Italia e MEF, perchè non abbiamo optato anche ora per questa scelta? Ci fa comodo solo quando ci pare e piace? Ecco un chiaro cortocircuito.

3. L’emissione è a sconto (99,7 anzichè 100): cioè? Lo sconto si ha sul prezzo di acquisto dell’asset finanziario. Un regalo che finisce direttamente nelle tasche di JP Morgan, HSBC e altri membri di questa allegra combriccola: 312,5 milioni netti in 5 anni regalati a questi signori, un regalo senza senso a spese degli italiani.

Anzichè fare in modo che il debito pubblico rimanga in mani italiane, anzichè incentivare anche altre forme di sostegno all’economia (ad esempio emettere un BTP che potremmo chiamare BTP sociale i cui proventi possano determinare la nascita di un Fondo che possa emettere prestiti a piccole e medie imprese e bypassare il mercato bancario), si preferisce continuare scelleratamente a giocare con i soldi degli italiani. A proposito, il Governo italiano continuerà a pagare un conto salato, iniziato con le elezioni in Umbria, ma che ancora è in sospeso: quello del consenso elettorale… e sarà salatissimo.
 

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