L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 5 novembre 2019

Stati Uniti fuori dall'accordo sul clima, la pagliuzza negli occhi degli altri e non la trave nel proprio occhio

lunedì 4 novembre 2019
 
Gli Stati Uniti hanno avviato formalmente la procedura per uscire dall’accordo sul clima di Parigi



Il governo degli Stati Uniti ha avviato formalmente la procedura per uscire dall’accordo sul clima di Parigi, notificando le sue intenzioni – dichiarate dal presidente Donald Trump poco dopo la sua elezione – alle Nazioni Unite. Oggi era il primo giorno nel quale i paesi potevano recedere dall’accordo. La procedura si concluderà tra un anno, dopo le prossime elezioni presidenziali statunitensi: quindi potrebbe teoricamente essere invertita dall’eventuale nuovo presidente.

Per mantenere gli impegni sulle riduzioni delle emissioni senza gli Stati Uniti, scrive il New York Times, servirà un maggior sforzo da parte di paesi come l’India e soprattutto della Cina, il paese che oggi è responsabile della maggior parte delle emissioni inquinanti nel mondo. L’accordo sul clima di Parigi, il più importante trattato degli ultimi anni per contrastare il riscaldamento globale riducendo sensibilmente le emissioni di anidride carbonica, uno dei principali e più pericolosi gas serra, era stato sottoscritto nel dicembre 2015 dalla precedente amministrazione Obama e da altri 195 paesi; la procedura per uscirne richiede quasi quattro anni. La decisione di Trump potrebbe avere serie conseguenze sul mantenimento degli impegni da parte degli altri stati e sulle condizioni climatiche della Terra, considerato che il riscaldamento globale si sta già verificando e ogni anno perso per contrastarlo fa aumentare il rischio di produrre effetti irreversibili sul clima.

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