L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 2 novembre 2019

Una classe politica di incapaci arruffoni senza ne arte ne parte

Memorandum libico senza strategia e a rischio di figuracce

ALBERTO NEGRI | 01 Nov. 2019 18:28
 

Il ministro degli esteri Luigi DI Maio e il premier Giuseppe Conte

Il Post di Alberto Negri

Che cosa c’è di sbagliato nel Memorandum d’intesa con la Libia che si vuole rinnovare? Una cosa, soprattutto, ma essenziale: la Libia, a otto anni dalla fine di Gheddafi, non ha firmato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Questo significa che chiunque arrivi in Libia è considerato un clandestino e può essere incarcerato.

La Libia è stata lasciata in questi anni nella più completa illegalità. Non ha mai firmato la convenzione di Ginevra sui profughi, quindi ogni migrante è considerato illegale e non degno di nessuna protezione. In poche parole i libici, cioè fazioni e milizie, fanno delle concessioni, non accordi basati sul diritto internazionale.

La Libia ha mai accettato la presenza delle Nazioni Unite e delle organizzazioni umanitarie. E ora da un Paese abbandonato allo stato brado e senza uno stato vero dovremmo pretendere che si tenesse migliaia di rifugiati africani e li trattasse pure bene? Le organizzazioni libiche li seviziano, si fanno pagare e poi li buttano in mare. Criminali? Certo che sono criminali ma noi siamo i loro complici perché vorremmo che se li tenessero a casa loro, cioè in un luogo dove da anni i governi sono soltanto sulla carta e infuria una guerra civile dove gli europei, gli americani, i russi, i turchi e gli arabi sponsorizzano fazioni contrapposte. I migranti, come i libici ovviamente, sono le vittime di questa guerra per procura. Facciamo morti per procura e non abbiamo la minima vergogna.

Il vecchio Memorandum è servito ad addestrare e fornire mezzi alla cosiddetta Guardia costiera libica, formata da milizie private spesso in combutta coi trafficanti di esseri umani, e a finanziare quelli che il documento chiama “centri di accoglienza”, cioè delle carceri con un altro nome dove si praticano violenze, stupri e torture. Il governo italiano non ha mai comunicato quanti soldi abbia speso per la cosiddetta Guardia costiera libica, né per i centri di detenzione: secondo un calcolo della Ong britannica Oxfam sono stati in tutto 150 milioni di euro: 43,5 nel 2017, 51 nel 2018 e 56 nel corso del 2019. A questi fondi vanno aggiunti quelli arrivati dall’Unione Europea, cioè 91,3 milioni per finanziare la Guardia costiera e altri 134,7 milioni per migliorare le condizioni dei migranti.

Anche gli europei avrebbero versato un sacco di soldi ai libici, qualcuno stima, ma è un segreto ben custodito, che in tutto avrebbero preso la via della Libia cinque miliardi di euro. Insomma più o meno la cifra che l’Unione europea ha versato a Erdogan, sei miliardi, per tenersi 3,7 milioni di profughi siriani che ora il Raìs turco vorrebbe scaricare nella fascia di sicurezza strappata sanguinosamente ai curdi del Rojava.

In Libia il tutto sta avvenendo senza controlli reali perché le milizie fanno quello che vogliono. L’Europa ha ritirato gli assetti navali dell’operazione Sophia, così proprio da Zawyah _ha rivelato ieri Euronews _continuano a operare senza alcun rischio di ispezione le 236 navi sospettate di essere coinvolte nel traffico di carburante.

Si sta avvicinando l’appuntamento di Berlino per la conferenza internazionale sulla Libia. Forse sarebbe il caso che gli europei ci andassero con qualche idea chiara su cosa fare per il futuro di questo Paese la cui destabilizzazione sta inquinando anche la sicurezza della Tunisia, altro Paese che naviga in cattive acque non solo per i migranti ma perché versa in una crisi economica nera.

Ma forse gli europei _ e gli americani di tanto in tanto bombardano i jihadisti libici _ intendono anche qui come in Siria affidarsi a Putin che in alleanza con il generale egiziano Al Sisi, gli Emirati e un certo appoggio della Francia e degli Usa sostiene il generale Khalifa Haftar, mentre l’Italia e la Turchia con il Qatar stanno dalla parte di Al Sarraj, governo fragilissimo con il bollino dell’Onu. Pensate un pò che bella figura facciamo se firmiamo un nuovo Memorandum con Sarraj e poi Haftar con i russi lo fa fuori. Siamo degli strateghi del Mare Nostrum. 
 

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