L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 dicembre 2019

Abbiamo tradito l'amico popolo libico, abbiamo distrutto queste comunità e i loro progetti di vita che non erano di guerra ma di pace, li stiamo facendo massacrare tra di loro spinti da interessi non loro ma stranieri che li utilizzano. Possiamo preparare i nostri militari e dire ad Haftar alla Fratellanza Musulmana di smetterla di uccidersi, ma per far questo servirebbe un governo meno pavido e che abbia a cuore il Mare Nostrum

La verità sull’operazione Nato del 2011 in Libia. Post del generale Camporini

21 dicembre 2019


Il post del generale Vincenzo Camporini sulla scia di quello Alberto Negri su Libia e dintorni: il ruolo dell’ex capo dello Stato, Napolitano, e non solo…

Rilancio questo articolo di Alberto Negri con cui concordo, tranne che per una sua affermazione: non fu la Nato a “imporci” di partecipare all’operazione che portò alla caduta di Gheddafi; l’Alleanza si fece in seguito carico della gestione operativa, proprio per evitare che le agende nazionali, in particolare quella francese, definissero le modalità di azione. Grazie al fatto che le operazioni furono gestite da una sala operativa della Nato, dove avevamo un nostro ‘guardiano’, le installazioni dell’Eni furono tolte dalla lista degli obiettivi, dove una ‘manina’ li aveva inseriti.


Forse le cose sarebbero andate in modo diverso se qualcuno avesse spiegato a Napolitano che senza la nostra partecipazione, senza le nostre basi, molto difficilmente l’operazione si sarebbe potuta fare, con gli Usa riluttanti, Uk senza portaerei e la Francia che avrebbe potuto lanciare non più di una dozzina di strikes al giorno, dalle sue basi (con onerosi e ripetuti rifornimenti in volo) e dalla sua portaerei De Gaulle, che non ha mai brillato per efficienza.

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