L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 26 dicembre 2019

Anche l'Algeria ci dimostra di quanto i militari sono importanti

Che cosa cambia per Italia ed Eni dopo le presidenziali in Algeria

26 dicembre 2019


L’approfondimento di Giuseppe Gagliano dopo le elezioni presidenziali in Algeria

Le recenti elezioni presidenziali algerine del 12 dicembre hanno sostanzialmente confermato l’analisi che abbiamo compiuto in un articolo precedente e cioè che ancora una volta le forze armate algerine sono riuscite a mantenere e salvaguardare il loro potere politico all’interno dell' Algeria.

Infatti il vincitore della competizione elettorale, Abdelmadjid Tebboune – che è stato ministro della Comunicazione e della Cultura, ministro delegato alle Comunità locali, ministro per la Pianificazione urbana, ministro ad interim per il Commercio e nel 2017 per quasi tre mesi premier – non può certo rappresentare un elemento politico di discontinuità come invece avevano auspicato i rappresentanti del movimento Hiraq, visto che è considerato vicino al generale Ahmed Gaid Salah (morto due giorni fa).

Inoltre è necessario tenere presente che le elezioni non hanno certo visto una massiccia affluenza alle urne. Al contrario: l’affluenza è arrivata circa al 38%, un dato molto rilevante perché attesta un’affluenza molto bassa e soprattutto dimostra come il tentativo di boicottare queste lezioni attraverso scioperi e proteste si sia rivelato efficace.

Fra i possibili scenari politici prevedibili non vi possono essere che quelli della contrapposizione frontale, che potrebbe portare ad una sempre più ampia e sistematica repressione da parte dell’esercito, a reciproche concessioni – che finirebbero tuttavia per privare di credibilità soprattutto il movimento di protesta – fino alla graduale e inesorabile erosione del movimento di protesta che finirebbe per esaurire la sua spinta antagonista.

Superfluo sottolineare che il nostro paese dovrebbe seguire con estrema attenzione gli sviluppi politici dell’Algeria, non solo per la questione migratoria e per il terrorismo di matrice islamica, ma soprattutto per la questione energetica dato che l’Eni, che lavora in modo sinergico con la sua omologa Sonatrach – che controlla l’80% del settore energetico algerino e costituisce un’istituzione e un potere di non minore importanza rispetto alla classe politica e all’esercito – gioca un ruolo rilevante.

Unitamente alla Libia infatti l’Algeria è il secondo fornitore di gas per il nostro Paese. Stando ai dati più recenti la produzione giornaliera è di circa 85mila barili e ciò consente a Eni di essere l’azienda più importante in Algeria, nonostante il fatto che abbia accordi di stretta collaborazione con la Total francese, con l’americana Anardarko e con l’anglo-australiana Bhp.

(Estratto di un articolo pubblicato su ilsussidiario.net)

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