L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 24 dicembre 2019

Ancora sul Mes e sulla Deutsche Bank

RUBRICHE : LA LANTERNA

MES, ecco cosa rischiano gli italiani


domenica, 22 dicembre 2019, 15:54
di francesco pellati

Si fa un gran parlare del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES). L’argomento è molto tecnico e altrettanto difficile ma il suo contenuto può avere impatti pratici rilevanti per gli italiani.

Nel mio piccolo provo a fare un po’ di luce per chi ne ha interesse.

Questo meccanismo è in ballo dal 2012: è una Organizzazione intergovernativa, con sede in Lussemburgo (i lussemburghesi sono i grandi beneficiati dalla U.E. senza la quale non dico che avrebbero le pezze al culo ma di certo starebbero molto peggio), ne fanno parte 19 Stati europei (Zona Euro), dispone di un capitale sottoscritto di € 705 miliardi, quello già versato è di € 80 miliardi. L’Italia è il terzo “socio” al 17,7%, ha sottoscritto € 125 miliardi e ha già versato € 14 miliardi.

I suoi membri (tutti euroburocrati) godono della immunità penale (quella che i 5 stelle hanno tolta agli amministratori di ILVA provocando il noto disastro).

È previsto il voto a maggioranza qualificata dell'85% qualora la Commissione Europea o la BCE decidano che occorrono decisioni urgenti in materia di assistenza finanziaria a uno Stato in caso di minaccia per la stabilità finanziaria ed economica della zona euro. L’Italia col suo 17,7% dispone in questo caso di una sorta di diritto di veto.

Il MES ha lo scopo di:

  1. concedere prestiti ai propri membri (gli Stati della zona Euro);
  2. fornire assistenza finanziaria precauzionale sotto forma di linea di credito condizionale precauzionale o sotto forma di linea di credito soggetto agli Stati membri a condizioni rafforzate;
  3. acquistare titoli degli Stati membri sul mercato primario e secondario;
  4. finanziare la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie (banche) o ricorrendo a prestiti ai Governi (ricapitalizzazione indiretta) o mediante la ricapitalizzazione diretta introdotta nel dicembre 2014.
Le “condizioni rafforzate” sono uno dei temi di fondo del dibattito politico attuale: in sostanza le clausole sono tali per cui l’Italia non è fra gli Stati che possono accedere a prestiti o alla “assistenza finanziaria precauzionale” (possono farlo solo gli Stati che abbiano il 60% di debito pubblico e l’Italia è al 135%, e il 3% del rapporto debito/PI). Il timore è che il MES funzioni a beneficio degli Stati virtuosi e minacci invece la stabilità finanziaria di quelli inguaiati fra cui spicca l’Italia: sarebbe come fornire la corda al boia.

Al di là di questo pericolo, dobbiamo considerare l’ultimo dei compiti del MES: finanziare la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie (le banche).

Qui emerge tutto l’interesse della Germania in argomento:

C’è uno stretto legame con la situazione di Deutsche Bank. Questa super banca tedesca è da anni al centro di attenzione di tutte le istituzioni finanziarie internazionali (il Fondo Monetario Internazionale l’ha definita “fonte dei maggiori rischi sistemici tra le banche al mondo”), macina perdite di bilancio da quasi dieci anni, le sue azioni hanno perso l’80% in 5 anni, ha in corpo il più alto valore di Hedge Found (48mila miliardi di euro: avete letto bene, 48mila miliardi!).

Brevemente detto hedge found si traduce in italiano con “fondi speculativi” ad alto rischio: vendite allo scoperto, opzioni e future, leverage, hedging. Tutta roba che scotta: sono scommesse sul futuro. Nella mia esperienza di amministratore di banca posso testimoniare che le grandi banche italiane sono state sempre caute con gli hedge found. I loro guai sono arrivati da gestioni del credito “familistiche” o “disattente” o peggio ancora truffaldine: prestiti non garantiti agli amici, amministrazioni più politiche che tecniche, consapevoli sopravalutazioni del valore degli asset dati in garanzia dei mutui immobiliari, bilanci truccati, induzioni all’acquisto di azioni o di obbligazioni (subordinate) ecc.ra. Roba nota e sempre uguale che riguarda banche medio/piccole da Etruria a Popolare Vicenza, fino alla attuale vicenda della Banca Popolare di Bari che ha le stesse caratteristiche. Mentre Monte dei Paschi per dimensioni e per tipo di comportamento è un caso a sé, anche peggiore!

Deutsche Bank mette a bilancio questi hedge found al valore di acquisto ma se dovesse venderli porterebbe a casa circa la metà di tale valore.

La signora Merkel da anni difende con i denti questa banca, ha perfino ipotizzato una fusione con il secondo gigante bancario tedesco Commerz Bank (salvata nel 2008 dallo Stato tedesco con quasi 2 miliardi di € che, essendo tedeschi, non furono giudicati aiuti di stato!). Però neanche Commerz bank sta bene, con una redditività modesta e sotto media. Alla fine non se ne è fatto niente e Commerz bank è oggetto di attenzione da parte di altri grandi gruppi bancari europei fra cui il nostro Unicredit, mentre Deutsche resta sola con la stampella del governo tedesco che guarda al MES come strumento di salvataggio della sua banca ammalata.

Questi in conclusione sono i due pericoli che l’attuale testo del MES fa correre agli italiani:

- rischio diretto: i nostri soldi potrebbero servire a sistemare i conti di altri Paesi. A ben guardare questi soldi potrebbero servire a sistemare bilanci dei Paesi con una “situazione economica e finanziaria solida, ma alle prese con uno shock avverso al di fuori del loro controllo”, che vuol dire tutto e niente se non si definisce quale è lo “shock avverso”.

- rischio indiretto: i nostri soldi potrebbero servire a ricapitalizzare banche ammalate della Germania o della Francia (il cui sistema bancario non è messo benissimo e potrebbe aver bisogno a breve di qualche iniezione corroborante).

Gli interventi MES (prime e seconda edizione) operati dal 2010 riguardano: Cipro, Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna, la Grecia ha ricevuto 256 miliardi di € però alle condizioni note a tutti.

Mi auguro, arrivati qui, di aver dato qualche migliore informazione a quanti hanno avuto la pazienza di leggere.

Conclusione: Meglio andarci piano e una volta tanto fare bene i compiti a casa valendosi di gente del mestiere, tecnici affidabili e neutri: la politica può solo gestire per benino le conclusioni di costoro.

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