L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 4 dicembre 2019

Banca Etruria - sullo smemorato Rossi il Sistema massonico mafioso politico non molla vuole salvarlo a tutti i costi mantenendolo ad Arezzo

Caso Rossi, arriva una nuova Pm: portò avanti l'accusa in appello a padre Graziano

Luciana Piras diventa la più anziana, un modo per risolvere il problema di chi firma gli atti: La mossa del procuratore generale dà spazio all'ex titolare per presentare l’appello al Tar

di Salvatore Mannino

Roberto Rossi

Arezzo, 4 dicembre 2019 - Di cognome fa Piras, come la Pm dei Bastardi di Pizzofalcone, serie Tv e gialli di Maurizio Di Giovanni (l’ultimo è appena arrivato in libreria). Lei, però, Luciana Piras, sostituto procuratore generale a Firenze, è un magistrato vero e non da fiction, da ieri applicata alla procura di Arezzo per risolvere il pasticciaccio brutto del procuratore Roberto Rossi non confermato dal Csm.

Due giorni la settimana per tre mesi, in modo da mettere almeno una toppa provvisoria. In sostanza, non si capisce più chi comandi al terzo piano del Palazzo di giustizia, quello dei Pm. Dopo il voto del plenum di Palazzo dei Marescialli della fine di ottobre, non dovrebbe essere più Rossi, ma all’interessato e all’ufficio è stato comunicata solo la delbera, non il decreto del ministro della giustizia Alfonso Bonafede che dovrebbe renderlo esecutivo.

Per legge, dovrebbe subentrare il sostituto anziano, che è Elisabetta Iannelli, anche lei però è in piena incertezza: tocca a lei, sì, ma già ora o quando arriverà il decreto? Il procuratore generale Marcello Viola, allora, ha pensato bene di tagliare corto inviando una delle sue Pm più esperte, Luciana Piras appunto.

Lei ha il vantaggio di avere un’anzianità di servizio maggiore sia di Rossi che della Iannelli, il che la mette nelle condizioni di firmare gli atti di competenza del capo della procura che l’uscente Rossi e la non ancora subentrata Iannelli non sanno più chi debba sottoscrivere.

Difficile, insomma, che Luciana Piras venga qui per svolgere attività di indagine e anche, con due giorni la settimana, per coordinarla, se non altro perchè continua a fare pure il sostituto procuratore generale, cioè a sostenere l’accusa in appello. A lei dovrebbero toccare le incombenze burocratiche che ricadono sul capo, da sbrigare appunto nelle sue incursioni settimanali a Palazzo di giustizia. Un modo per uscire dalla paralisi e anche l’atto che in qualche modo dà la possibilità a Rossi di presentare il suo ricorso al Tar, per il quale mancava ancora l’esecutività dell’esonero.

Ora, sia pure con mille cavilli, pare esserci. Probabile che già in settimana le carte vengano depositate ai giudici amministrativi del Lazio. Tre mesi dovrebbe essere un tempo sufficiente perchè si pronuncino almeno sulla sospensiva, che ridarebbe l’incarico al procuratore azzoppato o lo metterebbero definitivamente al tappeto.

Luciana Piras ha seguito in appello processi eclatanti come quello della strage di Viareggio, ma qui è nota soprattutto per essere stato il Pm dell’omicidio di Padre Graziano, per il quale ottenne la conferma della condanna a 25 anni.

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