L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 27 dicembre 2019

E' guerra vera è guerra totale, niente illusioni e Huawei è parte integrante del pacchetto, altro che accordo e pseudo firme

Tutte le ultime mazzate fra Trump (appoggiato dal Wsj) e Cina su Huawei

27 dicembre 2019


Le accuse del Wall Street Journal, la replica di Huawei, il commento del New York Times e il monito all’Europa dell’ambasciatore cinese nell’Ue

A Natale si è tutti più buoni. O quasi. Nemmeno l’atmosfera di festa ferma la guerra tra gli Usa e la cinese Huawei. Il Wall Street Journal proprio nelle scorse ore ha pubblicato un lungo report in cui sostiene che l’azienda di Shenzen ha beneficiato di aiuti statali che avrebbero permesso al colosso di diventare una delle aziende più potenti al mondo.

Dura la replica che arriva da Huawei, che si dice stanca della disinformazione e pronta ad avviare azioni legali. Ma andiamo per gradi.

LE ACCUSE USA

Il Wall Street Journal conferma tutto quello che fino ad oggi sosteneva Donald Trump: Huawei ha legami con il governo di Pechino e i timori che l’espansione nel 5G possano essere una via per lo spionaggio sono fondati.

AIUTI DI STATO

I legami, secondo il quotidiano americano, sarebbero provati da 75 miliardi di aiuti di Stato che hanno fatto grande Huawei. “Il sostegno statale ha aiutato ad alimentare l’ascesa globale di Huawei”, sottolinea il Wall Street Journal.

In particolare, la società di Shenzen ha beneficiato di 46 miliardi di dollari di prestiti, linee di credito e altri finanziamenti da istituti di credito statali; 25 miliardi di agevolazioni fiscali; 2 miliardi di sconti sugli acquisti di terreni; 1,6 miliardi in sovvenzioni.

REGISTRI PUBBLICI (FORSE)

Le informazioni non sarebbero nemmeno così segrete: i sostegni statali sarebbero svelati da dati prelevati da registri pubblici tra cui dichiarazioni aziendali e documenti catastali. Secondo le relazioni annuali, però, le sovvenzioni ufficiali nei confronti di Huawei ammonterebbero a 1,6 miliardi di dollari, dal 2008.

SOVVENZIONI MAGGIORI RISPETTO A NOKIA ED ERICSSON

C’è di più. Sempre secondo la ricostruzione fatta dal Wall Street Journal, dal 2014 al 2018, le sovvenzioni statali all’azienda di Shenzen sarebbero state 17 volte più grandi di quelle concesse ai concorrenti, nel campo 5G, Nokia ed Ericsson.

GLI AUTORI

A collaborare all’inchiesta con il Journal, spiega lo stesso quotidiano, sono stati alcuni analisti, tra cui Usha Haley, professore presso la Wichita State University e Good Jobs First, e un’organizzazione di Washington, DC, che si focalizza sugli incentivi fiscali e fornisce dati sui sussidi.

LA FURIA DI HUAWEI

Huawei non ci sta e parla di disinformazione, annunciando anche le dovute azioni legali. “Ancora una volta il Wall Street Journal ha pubblicato falsità su Huawei. Questa volta, le accuse selvagge sulle finanze di Huawei ignorano i nostri 30 anni di investimenti dedicati in ricerca e sviluppo, che hanno guidato l’innovazione e l’industria tecnologica nel suo insieme”, scrive il colosso su Twitter.

Every tech company in China is entitled to subsidies, as long as they meet conditions. Over the past decade, #Huawei has received government subsidies amounting to less than 0.3% of our total annual revenue. The figure was just 0.2% for 2018. (5/6)

The #WSJ has published a number of disingenuous and irresponsible articles about #Huawei. These articles have seriously damaged Huawei's reputation. Huawei reserves the right to take legal action to protect our reputation. (6/6)

15 MILIARDI PER LO SVILUPPO NEL 2018

“(…) Nel 2018 abbiamo speso 15 miliardi, facendo di Huawei la quinta azienda al mondo per investimenti in questo campo. Abbiamo investito oltre 4 miliardi dollari nello sviluppo della tecnologia 5G, più di tutti i principali distributori statunitensi e europei messi insieme», ha aggiunto la società cinese, che sostiene di non aver mai ricevuto trattamenti speciali.

#Huawei does not accept smear campaigns based on false information. Regarding fabrications published about Huawei's financial situation and relationship with the government, we bring you the #facts so you can make an informed decision about the truth. #HuaweiNews

IL MONITO ALL’EUROPA

E nel mezzo della guerra Usa-Huawei (e Cina in generale) si ritrova l’Europa, che se non chiude per ora alla Cina, dall’altra ha avviato indagini e approfondimenti che non tranquillizzano completamente.

Ed è in questo contesto che si inseriscono anche le dichiarazioni, degli ultimi giorni, fatte dall’ambasciatore della Cina in Ue, Zhang Ming, secondo cui i paesi dell’UE devono promuovere la cooperazione internazionale e i mercati liberi, “altrimenti, è disastroso per loro”, ha avvertito in un’intervista, secondo quanto riportato dal Financial Times.

“Quello che spero di vedere è che l’UE si atterrà ai principi del multilateralismo e del libero commercio, nonché ai principi di apertura, equità, giustizia e non discriminazione”.

CHE COSA DICE IL NEW YORK TIMES

Anche il New York Times dice la sua. Huawei, bloccata negli Stati Uniti, è impegnata in una “offensiva di charme” in Europa, sfruttando la mancanza di fiducia del Vecchio Continente nei confronti dell’amministrazione Trump. L’offensiva per il momento sta funzionando. Lo riporta il New York Times, sottolineando che Huawei per convincere l’Europa sta mettendo in evidenza come la Cina condivide con il Vecchio Continente più valori degli Stati Uniti, come Pechino crede nel cambiamento climatico e nel multilateralismo.

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