L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 4 dicembre 2019

e l'eurimbecille Gualtieri insieme al governo delle tasse non farà nulla sul Mes la sostanza l'ha accettata e digerita

MES: cosa aspettarsi dall’Eurogruppo di oggi

4 Dicembre 2019 - 11:42 

MES: cosa aspettarsi dall’Eurogruppo di oggi? Le questioni sul tavolo per l’Italia e per il futuro del fondo salva-Stati


Il MES e l’Eurogruppo sotto i riflettori. Oggi è prevista l’attesa riunione che si rivelerà cruciale soprattutto per l’Italia. All’ordine del giorno, infatti, c’è la discussione sulla riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità.

Le polemiche degli ultimi giorni sul fondo salva-Stati hanno messo in crisi il Governo italiano, obbligato adesso a sciogliere il nodo della riforma europea per più di un motivo. Da una parte, infatti, è fondamentale per il nostro Paese restare credibile nell’UE, evitando di alzare barricate anti-europeiste che potrebbero danneggiare la fiducia dei mercati.

Dall’altra, la sfida italiana è tutta interna. L’esecutivo rischia di spaccarsi dopo le posizioni polemiche del Movimento 5 Stelle. Il compito del Ministro Gualtieri non sarà facile, visto che oggi è chiamato a fare da collante tra la volontà europea e le esigenze nazionali.

L’attenzione di analisti economici e politici, dunque, è tutta rivolta all’Eurogruppo di oggi e alle conclusioni che saranno stabilite sul MES.
MES-Eurogruppo: cosa chiederà il ministro Gualtieri

Crescono le aspettative sull’incontro dell’Eurogruppo di oggi pomeriggio. Il ministro dell’Economia, infatti, sarà l’osservato speciale, almeno in Italia.

Per smorzare l’aspro dibattito interno sulla riforma salva-Stati, Gualtieri cercherà di ottenere alcune concessioni dagli altri Paesi della zona euro. Una missione tutt’altro che facile e, soprattutto, non scontata visto le ultime indiscrezioni arrivate da Bruxelles sulla blindatura del testo del MES.

Probabilmente, le richieste del ministro saranno almeno due. Innanzitutto, Gualtieri punterà al rinvio dell’approvazione del Trattato sul fondo salva-Stati. Secondo il calendario europeo, la riforma dovrebbe essere firmata dai Capi di Stato e di Governo che si incontreranno il 12 e 13 dicembre nel Consiglio europeo.

A Bruxelles nei giorni scorsi si sarebbero diffuse voci sulla possibilità di non forzare l’approvazione entro dicembre. La presenza di altri Stati favorevoli ad un rinvio potrebbe spianare la strada a questa prima richiesta italiana di prendere tempo.

Più difficile è la seconda sfida del Governo. Gualtieri, che ha più volte ribadito la validità del testo MES così come è stato presentato, dovrà tentare di far passare la linea dell’approvazione di un pacchetto.

Nello specifico, l’Italia chiederà di inserire il Trattatto Salva-stati in un blocco di riforme più ampio, che comprenda anche nuove leggi sull’Unione bancaria e sull’assicurazione dei depositi. Temi cruciali, quest’ultimi, per l’Italia, che punterà a migliorare gli allegati del MES, piuttosto che a cambiarli completamente.
La posizione dell’Eurogruppo

Gli Stati della zona euro sembrano finora piuttosto convinti della validità del Trattato salva-Stati. Per quanto riguarda il contenuto, infatti, i margini di cambiamento appaiono ristretti.

Il concetto ripetuto a Bruxelles e da alcuni Paesi dell’Eurogruppo è stato piuttosto chiaro:

“La riforma del Trattato sul Mes è stata già approvata a giugno, stiamo solo discutendo la legislazione secondaria, meglio chiudere ora.”

Una posizione nettamente contraria dell’Italia, però, sarebbe un problema anche per gli altri Paesi della zona euro. Probabilmente, quindi, l’incontro di oggi non chiuderà definitivamente l’opportunità di discutere sul negoziato più a fondo.
L’iter della riforma del fondo Salva-stati

La riunione dell’Eurogruppo di oggi è solo una delle tante tappe che spettano alla riforma MES prima di diventare davvero operativa.

Se nulla cambierà nell’incontro di oggi, le prossime date importanti saranno il 12 e il 13 dicembre. In quei giorni, infatti, si incontrerà il Consiglio europeo (capi di Stato e di Governo) per sottoporre gli emendamenti ad approvazione. Per passare, l’accordo dovrà essere unanime.

Successivamente, il Trattato arriverà nei singoli Paesi, che avranno da 12 a 18 mesi di tempo per ratificarlo. In base alle procedure nazionali, saranno i Parlamenti (come in Italia) o altri organi dello Stato a decidere sulla ratifica.

Il percorso per il MES è ancora lungo. Con l’Eurogruppo di oggi, probabilmente, verranno segnate le tappe del prossimo futuro del trattato.

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