L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 dicembre 2019

I fatti ci dicono che la politica della Banca d'Italia sui controlli è completamente fallita, che lasciata a se stessa è incapace, ancora ci ricordiamo nel 1981 quando Andreatta-Ciampi gli lasciarono il guinzaglio e nel giro di 10 anni il nostro debito pubblico schizzò alle stelle perchè gli interessi pagati al mercato furono/sono enormi nell'ordine, attualmente di svariati miliardi anno

ITALIAOGGI - NUMERO 300 PAG. 2 DEL 20/12/2019
POLITICA
L'analisi

Bankitalia renda più stringenti i controlli

di Carlo Valentini

L'accapigliarsi della politica nell'accusare o difendere la Banca d'Italia a proposito della Popolare di Bari (e l'insediamento dell'ennesima, inutile commissione d'indagine parlamentare) sta creando (come del resto è avvenuto in passato) un tormentone che finirà per lasciare le cose come stanno. Chi difende la Banca d'Italia tende a non voler vedere le sottovalutazioni che indubbiamente ci sono state da parte dell'organo di controllo, chi l'accusa propone un suo assoggettamento alla politica, il che significherebbe curare il malato col cianuro. Tra i due schieramenti la Banca d'Italia ha finora evitato un sano esame di coscienza, al quale dovrebbero seguire una diversa e più stringente impostazione delle regole di vigilanza.

Non ci sarebbe nessuna lesa maestà in un'autoriforma. Non a caso anche la Germania è alle prese con lo scricchiolio del suo principale istituto di credito, la Deutsche Bank, e non solo. Una situazione che coinvolge anche il proprio istituto di vigilanza, che però non è considerato uno scalpo da contendersi nell'agone politico. È indubbio che la crisi che ha colpito l'economia mondiale abbia coinvolto anche il sistema del credito. In Italia la malattia s'è rivelata particolarmente cruenta e il medico non ha considerato (per soggezione?) gli sviluppi negativi dell'intreccio tra sottogoverno (politico e non) e credito.

La Popolare di Bari si aggiunge alla troppo lunga lista delle banche finite sul binario morto: Montepaschi, Carige, Popolare dell'Etruria, Cassa di risparmio di Chieti, Cassa di risparmio di Ferrara, Banca Marche, Popolare di Vicenza, Veneto Banca. Quanto a Bari, è singolare che nessuno abbia avuto nulla da ridire sul fatto che un presidente sia rimasto in carica 41 (!) anni e i suoi figli abbiano ricoperto il ruolo di condirettore generale e vicedirettore generale, che gli aumenti di capitale avvenissero collocando azioni in cambio di fidi, che un'operazione come l'incorporazione di Banca Tercas abbia da subito generato una perdita di 300 milioni.

Ben venga il salvataggio della più importante banca del Sud, con 9 miliardi di raccolta. Basta ricordare cos'è accaduto per il fallimento della Lehman Brotehrs per lanciare il salvagente a Bari. Però non si può continuare così. La Banca d'Italia faccia una radiografia in profondità del sistema del credito e ci si rimbocchi le maniche per gli eventuali casi border line. Sarebbe un'occasione per riacquistare credibilità e prestigio da parte dell'istituto di vigilanza.

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