L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 dicembre 2019

“Il Corriere della sera ha portato la notizia alla 20ma pagina, Repubblica e la Stampa verso la 15ma-16ma, mentre Il Fatto quotidiano l’ha riportata in prima, come l’Avvenire ed il Manifesto. Perché non lo so, andrebbe chiesto ai direttori dei giornali; non ho idea, fossi stato il proprietario di questi giornali mi sarei preoccupato, avrei chiesto. Quindi mi auguro che sia stata un svista, ma sicuramente è stato un ‘buco’ dal punto di vista giornalistico”

‘Ndrangheta, Rinascita-Scott, Gratteri: l’operazione boicottata dai grandi giornali

21 Dicembre 2019 


“E’ la disperazione che porta a rivolgersi alla ‘ndrangheta. La responsabilità è di tutti noi, forse avremmo dovuto, e dovremmo fare, molto di più rispetto a quello che facciamo; ma principalmente della politica, di chi amministra, di chi progetta, di chi programma il futuro di una regione o di una nazione”. Lo ha detto il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri a ‘L’intervista di Maria Latella’ su Sky Tg24 parlando dell’operazione Rinascita-Scott che ha portato alla disarticolazione delle cosche del vibonese.

“Negli ultimi 20 anni – ha detto ancora Gratteri – la politica si è indebolita tantissimo e questo ha avvantaggiato la ‘ndrangheta che ha occupato gli spazi dal punto di vista dell’interlocuzione sociale. Mediamente un politico è presente sul territorio sei-sette mesi prima delle elezioni, poi magari cambia anche il numero di telefono. Il capo mafia è presente 365 giorni all’anno, dà risposte – sbagliate, truccate, drogate, di sottosviluppo, di dipendenza, di schiavismo – ma dà risposte in aree in cui la disoccupazione sfiora anche il 50%. Per questo è la disperazione che porta a rivolgersi alla ‘ndrangheta”.

“La politica – ha aggiunto il magistrato riferendosi al condizionamento delle cosche – è fortemente inquinata ed il problema riguarda tutta l’Italia oltre al fatto che per il riciclaggio ed il traffico di droga la ‘ndrangheta è l’unica mafia presente in tutti i continenti. La strategia della ‘ndrangheta di fare accordi con le istituzioni risale al al 1970 quando fu creata la nuova dote della ‘santa’ che consente la doppia affiliazione alla ‘ndrangheta ed alla massoneria deviata. Questo è stato il grande salto di qualità che le ha consentito di avere rapporti con uomini delle istituzioni, con quadri della pubblica amministrazione, mentre magistrati, giornalisti, storici, professori universitari e la politica continuavano a raccontare di una mafia stracciona di pastori”.

L’indagine Rinascita-Scott della Dda di Catanzaro è “uno spaccato dell’Italia, una cosa veramente enorme dove ci sono oltre 35 aziende sequestrate, rappresentati politici di tanti partiti; c’è la dimostrazione di come la ‘ndrangheta sia entrata e si sia seduta negli apparati dello Stato e della pubblica amministrazione”. Nonostante questo la solidarietà dal mondo politico è giunta solo da Lega, Pd e M5S, “anche perché i giornali nazionali hanno boicottato la notizia” ha puntualizzato il capo della Dda di Catanzaro su Sky Tg24. “Il Corriere della sera ha portato la notizia alla 20ma pagina, Repubblica e la Stampa verso la 15ma-16ma, mentre Il Fatto quotidiano l’ha riportata in prima, come l’Avvenire ed il Manifesto. Perché non lo so, andrebbe chiesto ai direttori dei giornali; non ho idea, fossi stato il proprietario di questi giornali mi sarei preoccupato, avrei chiesto. Quindi mi auguro che sia stata un svista, ma sicuramente è stato un ‘buco’ dal punto di vista giornalistico”.

Alla domanda se abbia paura, Gratteri risponde: “Certo che ho paura” ma “ho fatto una scelta di campo nel 1989 quando hanno sparato a casa della mia fidanzata e poi l’hanno chiamata per dirle che avrebbe sposato un uomo morto. In questi anni ho fatto in modo che non uscissero le notizie ma ho subito tantissime minacce ed evitato diversi attentati, informazioni tratte da intercettazioni, non da lettere che non ho mai ricevuto. Ma questo non mi ha fatto cambiare idea. Credo fermamente nel lavoro che faccio, mi emoziona ancora e penso di fare qualcosa per questa terra, per la nazione. E come me sono la stragrande maggioranza dei miei colleghi e delle forze dell’ordine. Abbiamo un alto senso dello Stato”.

Gratteri ministro? Tutto può essere, anche perché il magistrato sembra avere idee chiare (e chi se non lui) sui mali della giustizia italiana. “Se avessi fatto il ministro della Giustizia avrei sicuramente smontato e rimontato quello che ritengo non funzioni, avrei cambiato i codici nel rispetto della Costituzione, la geografia giudiziaria, perché ancora oggi ci sono posti dove ci sono tanti pm ed altri in cui non ci sono. Ho una rivoluzione in testa io. Per adesso però sono il felice procuratore di Catanzaro” ha spiegato davanti alle telecamere di Sky. “Quando sono arrivato a Catanzaro, il 16 maggio 2016, qua era uno stagno. I miei colleghi, giovani brillanti, erano tristi, l’ufficio disorganizzato, la polizia giudiziaria non aveva entusiasmo. Non ho fatto altro che smontare il mio ufficio, anche fisicamente, cambiando di stanza ai magistrati e alle cancellerie per fare sinergia, per impostare l’ufficio come fosse un’azienda. Anche la polizia giudiziaria l’ho smontata tutta. Ho viaggiato col cappello in mano a Roma a chiedere uomini, mezzi e qualità. Ho presentato un’idea, sono stato creduto e mi hanno mandato gente di qualità. Ecco i risultati”.

Anche sulla soffiata che ha costretto la Dda di Catanzaro ed i carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Vibo Valentia ad anticipare di 24 ore il maxi blitz contro le cosche vibonesi Gratteri sembra avere le idee chiare: “E’ partita dagli addetti ai lavori, ovvio, non dal barista in piazza” durante ‘L’intervista di Maria Latella’ su Sky Tg24. “Qualche idea ce l’abbiamo e ci stiamo lavorando. La storia spiegherà anche chi è stato”.

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