L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 3 dicembre 2019

Che senso ha

L'introspezione del criceto

di Pierluigi Fagan
1 dicembre 2019

Alcune cose mi sono necessarie, altre penso che lo siano. Lo penso perché lo pensano tutti gli altri e perché mi viene di continuo ricordato in tv, radio, web, giornali, per strada, nei film, nelle vetrine dei negozi, dappertutto. Debbo essere in un certo modo se voglio esser accettato, se voglio esser amato, considerato insomma, felice. La felicità nel mio mondo è distribuita secondo scarsità, tocca competere per assicurarsela. Nel mio mondo la felicità si compra ma per comprarla bisogna avere del valore da scambiare. Per ottenerlo tocca lavorare, “guadagnarsi il pane col sudore della fronte” dice il Libro, “il lavoro nobilita l’uomo” dicono alcuni filosofi (ma mi rimane il dubbio che la fanno facile perché loro non lavorano davvero), lavorare rende liberi dicevano ad Auschwitz e Dachau, e comunque serve.

La ruota in cui vivo prevede mi alzi la mattina, di fretta mi lavo, mangio, mi vesto, corro. Lavoro circa quattro ore, m’ingozzo di qualcosa, lavoro altre quattro o cinque ore. Ma se davvero m’ingozzo poi divento grasso ed allora dopo il lavoro debbo spendere soldi e fatica per andare in palestra, a nessuno piacciono i criceti grassi. Oppure mi mangio una foglia di insalata scondita e mi risparmio la palestra, ma sono infelice perché se “siamo quello mangiamo”, essere una foglia pallida di insalata scondita non è felicità.

La sera torno a casa stanco, mangio, mi imbambolo davanti ad uno schermo piatto colorato che mi mostra come sono quelli fichi e mi ricorda quanti altri sforzi debbo fare per aver quei soldi che mi faranno felice permettendomi di comprare quello che mi fa fico. A volte mi impegno e guardo dibattiti sulla realtà grande. Dibattiti fatti da professionisti dell’opinione che parlano di cose astruse, mi piace quando urlano la rabbia dell’impotenza che abbiamo tutti, contro questo, contro quello. Beati loro che vengono pagati per urlare davanti a tutti, io al massimo posso urlare da solo altrimenti mi prendono pure per pazzo. Ma è un attimo, poi arrivano i consigli per gli acquisti che depositano nel mio inconscio imperativi a cui penso di esser indifferente ma che poi mi possiedono inconsapevolmente. Il sabato, finalmente, arriva il momento della felicità. Vado finalmente a comprare quello che mi sono guadagnato. Purtroppo i desideri sono sempre maggiori delle disponibilità. Esco per godere ed invece accumulo frustrazione. La domenica è meglio, la domenica è sospesa nell’utopia come le vacanze ma più breve, tempi normali, gente normale, la partita, con la partita posso urlare è considerato normale. Purtroppo però poi c’è la domenica pomeriggio. Un fosco presentimento di ritorno in carcere, l’indomani, di nuovo, per un altra settimana, 48 settimane su 52.

Tra i teorici della condizione criceta quelli che mi sfuggono sono i liberali. Per loro l'essenza della felicità è la libertà e su questo posso pure convenire, da ragazzo ero pure anarchico, figuriamoci. Poi quando cerchi di capire cosa intendono per libertà, scopri che vogliono meno Stato e più Mercato, più ruote, più velocità delle ruote, più competizione tra criceti. Mi sa che non stanno bene neanche loro, sarà la cocaina forse, te ne accorgi dal fervore mistico che li anima e dal musetto spesso bianco.

Ho provato a leggere e studiare per capire come sono finito in questo meccanismo. A volte leggo a fatica ed in molti giorni duecentocinquanta pagine di un libro ed alla fine penso di aver capito forse qualcosa di un aspetto, ma capisco anche che la mia condizione è fatta da centinaia di migliaia di aspetti. Anche lì c’è una ruota, t’illudi di aver fatto dei passi in avanti nella comprensione, ma invero giri in tondo, collezioni frammenti. La modernità, le narrazioni, il capitalismo, l’occidentalismo (ma ora anche i cinesi fanno questa vita, eppure sono “comunisti”, mah si vede che non c’è alternativa davvero), le diseguaglianze, il genere, i diritti dei migranti, l’ecologia, la geopolitica. La geopolitica mi piace, mi ricorda quando con gli amici si giocava a Risiko, la Kamchatka, Jacuzia, io sceglievo sempre i carri armati rossi perché ero di sinistra. So anche di euro e del neoliberismo, dell’Europa e dell’imperialismo americano. Odio l’imperialismo americano ma amo gli Avengers, mi rapiscono, a me piace Thor, Thor è fico.

L’altro anno sono andato da una psicologo, non proprio una depressione, diciamo un lieve e diffuso malessere di fondo. Una mattina mi sono svegliato pensando “ma io lavoro solo e sono infelice, poi guadagno qualcosa e lo spendo per andare un’ora a parlare con uno di quanto sono infelice ed alla fine lo pago dandogli un po’ di quello che in teoria mi serviva per comprarmi la felicità”, assurdo. Anche lui è nella ruota ed io sono il suo lavoro, ore ed ore ad assorbire l’infelicità altrui per avere un po’ di soldi da spendere a sua volta per esser felice. Chissà se a sua volta va da uno psicologo che va da uno psicologo o forse si prende le pillole. A me le pillole non le dà, dice che è meglio la parola. Sarà, le pillole però costano poco e fanno effetto subito, le sedute fatte di parole costano tanto e sembrano non arrivare mai a niente. Mi sa che io gli servo per comprarsi le pillole.

Il sogno è quello di diventare proprietario di una serie di ruote con dentro altri criceti. Loro fanno un sacco di soldi e quindi sono più felici, lo vedi. Lo vedi da come si vestono, dalla macchina, dal profumo. Un po’ li invidio, ma li stimo anche, innovatori, geniali, coraggiosi, dominanti, beati loro. Poi magari leggi di alcuni di loro che si comprano un’isola in cui segregano ragazzine men che adolescenti da usare alla bisogna e ti sembra che in fondo, anche loro non sono poi così felici. Però sono infelici in grande e questa è già mezza felicità.

Alla fine ho capito una cosa, un criceto non è fatto per pensare, un criceto deve solo correre e muovere la ruota, pensare porta solo dolore, la felicità non è di questa ruota, pardon, terra. Il segreto è l’anestesia, droghe, alcol, hobbies, distrazioni, sognare sempre un altrove, sperare. E correre verso non si sa dove, con impegno, costanza, caparbietà. Migliorandosi sempre ovvero imparando a correre meglio e di più. Il nemico mortale che il criceto deve evitare come il diavolo è questo specchio, questo muso che invecchia ogni giorno di più perché i sogni di quando ero ragazzo che mi facevano bello e tonico, evaporano col sudore del correre nella ruota. Ora pare che vendano specchi con l'intelligenza artificiale che ti danno real time dei link che pigi e vai subito a comprare i prodotti che servono per apparirti meglio allo specchio. Che innovazione, che progresso, che epoca fantastica che ho la fortuna di vivere.

Comunque oggi è il Black Friday, la festa dei criceti per cui vado a comprarmi le casse nuove per la musica. Correre nelle ruota al ritmo indiavolato mi dà forza, mi fa sentire vivo, mi esalta. Volevo comprarmi lo specchio magico ma lo hanno terminato.

In fondo non è male questa vita, potrebbe esser migliore ma anche peggiore, potrei esser disoccupato ad esempio o “precario” gente che corre per cercare una ruota in cui correre, terribile. Forse il segreto è viverla e non pensarla anche perché poi gli altri ti evitano che pensano che sei strano. E’ andata così, la saggezza è farsene una ragione e correre, la vera essenza ontologica del criceto è correre il più a lungo ed al meglio possibile. Tutto il resto è filosofia, ma su Amazon i cento talleri di Kant non li accettano.

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