L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 23 dicembre 2019

Il Sistema massonico mafioso politico che in Veneto fa riferimento alla Lega privo di argomenti sa solo fare sproloqui


I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle rispondono al governatore del Veneto: «Che tristezza la politica delle tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano»


23 Dicembre 2019

«Rispediamo al mittente l’invettiva di Luca Zaia che dal palco del congresso leghista dice che “il Paese non può avere grillini tra le palle”. Davvero è questo il livello del confronto politico di cui Zaia e il suo partito sono capaci? Che tristezza». Sono le parole affidate a una nota dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Jacopo Berti, Erika Baldin, Manuel Brusco e Simone Scarabel che aggiungono: 
«Caro governatore, sa cosa non si può permettere il Paese? Una politica affaristica e clientelare, la fiera degli appalti che gonfiano i portafogli degli amici. La politica dei Mose, delle TAV, delle grandi opere faraoniche, delle discariche abusive sotto le autostrade. La politica delle banche fuori controllo, la politica delle tre scimmiette che non vedono, non sentono e non parlano davanti alle infiltrazioni mafiose. A tutto questo, stiamo tra le palle. Nemmeno ci offendono le parole di Zaia: si tratta della tipica reazione del sistema della politica dei partiti che è terrorizzata da riforme che possono cambiare il Paese».

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