L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 21 dicembre 2019

La Calabria è un pezzettino, importante si, ma un pezzettino del Sistema massonico mafioso politico che domina l'Italia e il Grande Oriente ne sa qualcosa, associazione unita per soldi&potere

‘Ndrangheta massoneria politica e Re Magi

Ulderico Nisticò
20 dicembre 2019


Nella ndrangheta, per essere promossi, si giura sui Re Magi… in altri casi, su Garibaldi… in altri su Osso e compagni… o sui Tre cavalieri spagnoli… o santi… Non state ad arrovellarvi il cervello in cerca di everistiche e infantili spiegazioni: chi giura e riceve affiliazioni e gradi ndrangatisti, non si preoccupa di chi fossero i tre iberici o Garibaldi o Gaspare Melchiorre Gaspare; e se gli dicessero di giurare sulle Narade o su Sarancuni, sarebbe lo stesso; e se violasse il giuramento fatto in nome di qualsiasi, fosse anche Zinnìnnaro, si beccherebbe lo stesso una scarica di pallettoni e cose simili.

Ecco la ragione della sopravvivenza di riti millenari.
La ndrangheta è, notoriamente, forse la più potente e ricca organizzazione criminale del mondo; e specializzata in droghe, in una con il Sud America. Manovra miliardi, e i soldi hanno bisogno di amministratori con otto lauree, altro che la Sibilla di Polsi e Santa Najjara.

Ecco il curioso dubbio: com’è che il superlaureato è, nello stesso tempo, un uomo postmoderno e uno che giura sul Faglietta e sui pastorelli del Presepe? Facile risposta: se sgarra, ecco subito i suddetti pallettoni. Ma non sgarra, state tranquilli: tiene alla pelle, e ci guadagna troppo a stare buono.

E com’è che un capo di altissimo livello ha una figlia bisognosa di raccomandazioni come un poveraccio qualsiasi, e si rivolge all’amico come un miserabile degli esami di maturità? Eppure, così è andata.

E la massoneria? Fatta salva la pace personale di qualche persona per bene di mia conoscenza, com’è che uno, tra una cena e l’altra, si ritrova in testa il cappuccio? Eppure, la Calabria annovera una densità altissima di affiliazioni massoniche. I più non si preoccupano tanto di riti ed esoterismo, e pensano che il Grande Oriente sia la Cina; ma quando serve un aiutino, diventano improvvisamente compasso e cazzuola, e parlano di Hiram come fosse un caro vicino di casa vivente invece di un architetto fenicio dei tempi e del tempio di Salomone.

Orbene, e premesso che tutti sono innocenti fino a sentenza definitiva, numerose inchieste, e da molto tempo, hanno accertato i legami tra logge e cosche; come tra cosche e logge e politica.

Se tutto questo… no, anche se solo una parte di questo fosse vera, allora ci spieghiamo agevolmente tanti aspetti tristi e squallidi della realtà calabrese:

– elezioni amministrative e politiche;
– governi regionali e provinciali e comunali pessimi, e che fanno della Calabria la terzultima d’Europa;
– appalti pilotati;
– diplomi e lauree, e relativi voti altissimi;
– concorsi preconfezionati;
– assunzioni con o, spessissimo, senza concorso;
– premi letterari retribuiti e successo assicurato a libri illeggibili;
– e quant’altro vi venga a mente di losco legalizzato;
il tutto, sempre ispirato all’immortale principio: “a cui canusci?”, detto anche “a cui apparteni?”

E se uno non è affiliato e non giura per il Cucù, può essere anche artista più di Fidia e poeta più di Dante e giurista più di Giustiniano e calciatore più di Piola, e in Calabria non conta niente.

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