L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 7 dicembre 2019

La 'ndrangheta dilaga in Italia - Trentino

L'allarme di Gratteri:
«Le mafie in Trentino
per riciclare soldi»

Ven, 06/12/2019 - 05:37


E chi lo dice che mafia e ‘ndrangheta non abbiamo nulla a che fare con il Trentino? Purtroppo la realtà è ben più amara di quanto molti siano disposti a credere ed è quella illustrata, l’altra sera al Casinò di Arco, da Nicola Gratteri, saggista e procuratore della Repubblica di Catanzaro e da Antonio Nicaso, docente considerato uno dei massimi esperti di ’ndrangheta nel mondo.

La serata, organizzata dall’ex deputato e consigliere comunale Mauro Ottobre, e moderata dal direttore dell’Adige, Alberto Faustini, era incentrata sull’ultimo, fortunato saggio della coppia Gratteri-Nicaso («La rete degli invisibili», Mondadori).

Come sono fatti gli ‘ndranghetisti del terzo millennio? Come vivono? Come si vestono? Come gestiscono i loro affari? Come si riconoscono? Gratteri e Nicaso, incalzati dalle domande del direttore Faustini, hanno risposto a questi e a molti altri quesiti davanti a un pubblico attento e appassionato.

Come hanno spiegato i due autori, le mafie hanno maturato «una spaventosa capacità di mimettizarsi»: ma il fatto che siano meno visibili, che non sparino, non le rende meno pericolose. È solamente un luogo comune da sfatare. «C’è una sorta di darwinismo criminale, un’evoluzione che tende a rendere le organizzazioni criminali meno visibili - ha spiegato Nicaso - le mafie sono molto più pericolose quando non sparano, quando vengono da queste parti per sfruttare le cave di porfido. Il Trentino non è più quel presidio dove si prestava attenzione anche alle piccole cose. Adesso le mafie vengono qui perché l’Austria è vicina e così i casinò della Slovenia, e c’è la possibilità di riciclare denaro. Questa è una terra che offre delle opportunità di investimento e dove è possibile mimetizzarsi».

La ‘ndrangheta esiste solo in Italia?

Certo che no, come ha sottolineato il procuratore Gratteri: «Anche in Germania c’è la ‘ndrangheta, è ben radicata e impone l’acquisto dei suoi prodotti».
Il problema, ha osservato Nicola Gratteri, «è che la Germania non è attrezzata dal punto di vista normativo, così come l’Austria, dove il sistema bancario è un colabrodo». All’estero, ha osservato il procuratore, «non c’è collaborazione sulla lotta alle mafie. Sono per un’Europa federale ma quest’Europa pensa solo alla finanza e alle banche».

E che dire di serie tv alla Gomorra e pellicole cinematografiche che raccontano mafia e criminalità organizzata? Nulla di buono. «Purtroppo emerge la spettacolarizzazione della violenza - ha osservato Nicaso - ma non si riesce a raccontare i meccanismi legati alle trame sommerse delle mafie. Pensate a Gomorra, dove il conflitto è tra il male e il peggio. Il pericolo concreto - ha aggiunto - è quello di creare fenomeni di emulazione. Bisognerebbe cominciare a decostruire il mito e imparare a conoscere il fenomeno».

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