L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 dicembre 2019

La politica, i giornalisti, i giornaloni, la Rai, Mediaset non hanno capito quello che sta succedendo, come sempre sono svariati passi indietro rispetto alla realtà, capiranno troppo tardi e allora di corsa cercheranno di recuperare creando confusione e sempre più inaffidabilità su quello che propongono, questo per loro è un colpo mortale e nelle segrete stanze massoniche non hanno avuto ancora il tempo di digerire la notizia di capirla, di dare una risposta organica alla battaglia persa, si devono riorganizzare, prima mentalmente

Al blitz contro la ‘ndrangheta assente la grande stampa

- 24 Dic 2019


Al maxi blitz contro la ‘ndrangheta dei giorni scorsi molti giornali hanno dato poco risalto alla notizia, pubblicandola solo alla ventesima pagina o giu’ di li. In prima pagina l’hanno pubblicata solo il Fatto Quotidiano, l’Avvenire e il Manifesto. Mentre dalla politica e’ giunta solidarieta’ solo da Lega, Pd e Movimento 5stelle; come mai non si e’ avuta mobilitazione unanime a favore di un’azione che contribuisce a smantellare un fenomeno malavitoso tenace e di rilievo e che, nato in Calabria, ha raggiunto rilievo internazionale?

Il Procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri non se lo spiega ma, in un’intervista concessa a Maria Latella di Sky tg24 ha riferito: “l’indagine Rinascita Scott della DDA di Catanzaro e’ una cosa enorme dove ci sono oltre trentacinque aziende sequestrate, rappresentanti politici di partiti, c’e’ la dimostrazione di come la ‘ndrangheta sia entrata e si sia seduta negli apparati dello Stato e della Pubblica Amministrazione”. Il procuratore Gratteri ha rivendicato il ruolo temerario degli addetti ai lavori che lo hanno coadiuvato per la buona riuscita del blitz. Ricordiamo che Gratteri svolge la sua azione da un trentennio, non tirandosi indietro di fronte alle minacce, che gia’ nel 1989 manifestarono alla sua fidanzata “ di stare al fianco di un uomo morto”. Anzi ha aggiunto che se fosse stato ministro avrebbe cambiato le regole della giustizia per apportare dei duri colpi alla criminalita’ organizzata. Pertanto egli ha esortato i politici di turno a procedere con la riforma della prescrizione e attuare le politiche necessarie a velocizzare i processi.

Riguardo al successo e al propagarsi della ‘ndrangheta egli ha osservato: “Negli ultimi venti anni la politica si e’ indebolita tantissimo e questo fenomeno ha avvantaggiato le mafie, che sono andate a occupare i vuoti lasciati dalla politica. I rappresentanti politici sono presenti solo sei sette mesi prima delle elezioni per poi sparire subito dopo, mentre il capomafia e’ presente 365 giorni all’anno, da risposte sbagliate, drogate, anche di dipendenza e schiavismo, ma c’e’ ed agisce i territori che soffrono un tasso di disoccupazione del cinquanta percento. E’ la disperazione che porta a rivolgersi alla ‘ndrangheta”.

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