L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 31 dicembre 2019

La procura di Arezzo va incontro al Sistema e per ben due volte proscioglie il Boschi su Banca Etruria, lo tiene in un processo minore per cui non andrà mai in carcere anche se condannato. Magistratura malata

AREZZO

Crac di Banca Etruria, padre di Maria Elena Boschi a processo con altri 13
È il filone delle super-consulenze, per il padre dell’ex ministro è il primo processo
di Marco Gasperetti


Dopo essere stato prosciolto per due volte nella vicenda giudiziaria del fallimento di Banca Etruria, Pier Luigi Boschi sabato è finito sotto processo nel terzo filone dell’inchiesta: quello dedicato alle presunte «consulenze d’oro» decise dall’ultimo consiglio della banca nel quale, il padre dell’ex ministro Maria Elena, ricopriva l’incarico di vice presidente. Boschi è stato citato a giudizio davanti al giudice monocratico del tribunale di Arezzo per bancarotta colposa, un reato minore per il quale non è prevista l’udienza preliminare ma l’immediato giudizio con pene in caso di condanna da sei mesi a due anni, con condizionale e non menzione. Insieme a lui saranno processati altri tredici ex dirigenti e consiglieri dell’ultimo cda dell’istituto di credito prima del fallimento. Secondo l’accusa i manager e dirigenti di Banca Etruria rinviati a giudizio non avrebbero vigilato su consulenze ritenute inutili e ripetitive.

Tra le decisioni contestate dalla procura di Arezzo ci sono gli incarichi con parcelle per 4,5 milioni di euro affidati secondo l’accusa a Mediobanca e Bain e agli studi legali Zoppini di Roma e Grande Stevens di Torino. Secondo i pm Andrea Claudiani e Angela Masiello, i membri del Cda sotto accusa furono carenti nella sorveglianza, ma non agirono con dolo. Restano fuori da questo processo l’ex presidente Lorenzo Rosi, l’ex direttore generale Luca Bronchi e l’ex vicepresidente Alfredo Berni perché già rinviati a giudizio in altro dibattimento per lo stesso reato.

Contatto telefonicamente, Pier Luigi Boschi ha detto di non aver ancora ricevuto dai magistrati alcun provvedimento e che si riserverà di commentare la decisione della procura eventualmente una volta lette le carte. Prima del rinvio a giudizio Boschi era stato prosciolto dalla contestazione di falso in prospetto e successivamente dall’accusa di bancarotta fraudolenta per la mancata fusione tra Banca Etruria e Popolare di Vicenza, l’istituto di credito del quale era presidente Gianni Zonin

30 dicembre 2019 (modifica il 30 dicembre 2019 | 21:54)

Nessun commento:

Posta un commento