L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 23 dicembre 2019

L'accetta statunitense si abbatte sulla Germania, niente Nord Stream 2

Nord Stream 2, prosegue lo scontro Usa-Germania sul gasdotto

SEBASTIANO TORRINI 22 DICEMBRE 2019


Usa pronti alle sanzioni sul Nord Stream 2. La Germania ha confermato che abbandonerà il nucleare entro il 2022. Quota rinnovabili 2019 al 43%. L’articolo di Sebastiano Torrini per Energia Oltre

Nord Stream 2 ancora al centro delle polemiche, malgrado, dopo il via libera danese e il semaforo verde tedesco, si pensasse a una realizzazione senza intoppi. Gli Stati Uniti, tuttavia, rimangono del parere che il gasdotto sia uno strumento del Cremlino per accrescere la propria influenza in Europa, facendo leva sulla dipendenza dell’Ue dall’energia importata dalla Russia e continuano a osteggiare con ogni mezzo la sua realizzazione.

LE SANZIONI USA

Il Congresso degli Stati Uniti ha deciso di sanzionare persone fisiche e giuridiche coinvolte nella realizzazione del Nord Stream 2 imponendo loro, tra le altre cose, il divieto d’ingresso negli Usa. Si attende ora la promulgazione delle misure sanzionatorie da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump che potrebbero entrare in vigore già da domani. Ma naturalmente la mossa di Washington non piace né alla Germania di Angela Merkel, né tantomeno, al presidente russo Vladimir Putin.

MERKEL DICE NO A SANZIONI E APRE A DIALOGO CON USA

Il cancelliere Angela Merkel durante il suo intervento al Bundestag ha espresso contrarietà alle sanzioni decise dagli Usa e chiarito che “non vi è altra possibilità che condurre dei colloqui” sulla questione. Secondo quanto riferito dal Financial Times, la Germania non dovrebbe dunque attuare nessuna contromisura alle sanzioni statunitensi ma anche ammesso di non “essersi tirata indietro” rispetto alla volontà di Washington.

PUTIN PRONTO AD ADOTTARE PROVVEDIMENTI DI RECIPROCITÀ

Anche il presidente russo Vladimir Putin ha risposto dicendo che la Russia risponderà adottando provvedimenti commisurati a quelli imposti dagli Stati Uniti nel caso in cui Washington procedesse all’attuazione delle nuove sanzioni contro il Nord Stream 2. Durante la conferenza di fine anno il presidente russo ha sottolineato che la risposta di Mosca “avrà un impatto sulle nostre relazioni bilaterali”.

Anche i funzionari tedeschi e russi hanno reagito con sdegno. “La politica energetica europea è decisa in Europa, non negli Stati Uniti”, ha detto Heiko Maas, ministro degli Esteri tedesco parlando alla televisione ZDF e aggiungendo che tali sanzioni sono inaccettabili “perché alla fine equivalgono a un’interferenza nelle decisioni autonome prese in Europa”, si legge su Ft. Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha insistito affinché il gasdotto venga terminato, nonostante le sanzioni, accusando gli Stati Uniti di “violare il diritto internazionale” e di cercare di “espandere il loro dominio sul mercato europeo”.

LA GERMANIA ABBANDONA IL NUCLEARE. NEL 2019 RINNOVABILI A QUOTA 43%

Intanto, la Germania ha confermato che abbandonerà il nucleare entro il 2022, come già previsto in precedenza. A dare l’annuncio è stato il portavoce del governo federale, Steffen Seibert, spegnendo le illazioni secondo cui Berlino avrebbe potuto prolungare la vita degli impianti nucleari per ovviare a possibili carenze energetiche. “La posizione del governo rimane invariata”, ha spiegato Seibert dalle colonne della Frankfurter Allgemeine Zeitung. Buone notizie arrivano dal fronte delle rinnovabili: secondo i dati del Centro di ricerca sull’energia solare e l’idrogeno del Baden-Wuerttemberg (Zsw) e dall’Associazione federale delle aziende energetiche e idriche (Bdew), nel 2019 la Germania chiuderà con una quota di energia elettrica consumata in Germania e generata da fonti rinnovabili al 43 per cento. Un notevole passo avanti rispetto al 36,3 per cento del 2017 e al 38,2 per cento nel 2018.

Articolo pubblicato su energiaoltre.it

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