L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 23 dicembre 2019

Le capre alla Sgarbi





27 agosto 2015
Da Antonio Gramsci a capra capra capra….

di Osvaldo Ambrosini.

Qualche mese fa, prima che risorgesse per la seconda volta dalle proprie ceneri, avevo parlato della rinascita del L’Unità, lo storico quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Purtroppo in quell’occasione non era stato difficile predire che la nuova edizione di sinistra avrebbe avuto ben poco. Il suo editore e soprattutto il suo direttore erano evidenti segnali che il giornale sarebbe stato schierato, per non dire prono, al “new deal” Renziano.

Tuttavia la rubrica “Caro Segretario” all’interno della nuova edizione, qualcosa di molto simile alla posta del cuore in cui il premier risponde sempre ottimisticamente ad ogni domanda dei lettori, era francamente imprevedibile. Oltre a ciò recentemente è stata pubblicata una lettera di Staino, noto vignettista satirico padre di Bobo, in cui rimprovera il compagno Cuperlo per via del suo atteggiamento poco collaborativo nei confronti del premier. Un inchino inaspettato di un professionista da sempre considerato icona della satira di sinistra e indipendente. Ma quando si pensa di aver raggiunto il punto più basso arriva sempre qualcosa che riesce a peggiorare la situazione.

Nella redazione del giornale fondato da Antonio Gramsci da qualche giorno collabora un nuovo editorialista, Vittorio Sgarbi. Personaggio molto conosciuto nel nostro paese, non tanto per le sue qualità di esperto della storia dell’arte di cui è un indubbio conoscitore, bensì per le numerose risse verbali di cui si è reso protagonista negli ultimi 20 anni.


Vittorio Sgarbi è la quintessenza del Berluconismo. Arrivato in televisione grazie al Maurizio Costanzo show, ha fatto rapidamente strada nel piccolo schermo in qualità di ospite “tuttologo”, una presenza molto richiesta perché con il suo isterismo (spesso inscenato) è sempre riuscito a garantire picchi di share considerevoli. Parlamentare prima per il partito liberale, poi di forza Italia e ancora candidato nella lista indipendente Sgarbi- Pannella, in precedenza addirittura presente a Pesaro nelle liste del PCI (1990), dopo di che socialista, già iscritto nel 1975 alla federazione giovanile del partito monarchico, rappresenta oltre che il trasformista per antonomasia il simbolo della volgarità è della mancanza di rispetto della nostra televisione. Memorabile la sua figuraccia in diretta tv mentre attacca verbalmente Mike Buongiorno che con molta classe lo fa apparire per quello che è realmente, un arrogante ed un maleducato.

Per elencare le risse televisive che lo hanno visto protagonista non basterebbero 10 pagine. Ma questo è Sgarbi, prendere o lasciare. La televisione purtroppo spesso ha preso, soprattutto quando ha deciso di barattare una piccola percentuale di ascolti in più a discapito della qualità. Sgarbi recentemente è stato addirittura capace di attaccare, sempre sul piccolo schermo, il proprio figlio che gli faceva notare di non essere stato un padre esemplare. Un teatrino imbarazzante in cui il nuovo editorialista ha definito i valori della famiglia in questo modo: “L’educazione sono valori di merda di vecchi stronzi, la famiglia è una merda”.

Oggi la collaborazione con L’Unità serve a far comprendere una volta di più in quale deriva sia finito il PD di cui questo giornale ne è la più limpida espressione.

Per inciso occorre segnalare che il primo editoriale di Vittorio Sgarbi, pubblicato qualche giorno fa, ha analizzato il funerale del boss della famiglia Casamonica. Esequie che hanno destato scalpore in tutto il mondo, per cui sono state avviate numerose inchieste per comprendere come sia stato possibile che accadesse tutto ciò. Un episodio grave per cui anche la magistratura ha aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità. Ebbene, sulle pagine del L’Unità, Sgarbi è riuscito a minimizzare l’episodio definendolo quasi normale, colpevolmente ingigantito e strumentalizzato dai media.

Per descrivere il casamonica-pensiero dell’editorialista sarebbe necessario prendere in prestito le sue stesse parole, quelle che lo hanno reso celebre nei talk show, probabilmente le più adatte per un commento a caldo: capra, capra, capra, capra, capra….



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