L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 25 dicembre 2019

Libia - la via diplomatica senza il sostegno delle armi è velleitaria, l'Italia farebbe bene a starsene zitta ne guadagnerebbe in dignità a meno che non decida di rinforzare qualitativamente e quantitativamente, ritirando contemporaneamente i soldati dall'Afghanistan, il contingente italiano schierato all'ospedale dell'aeroporto a Misurata

Ecco errori e posizioni ridicole di Ue e Italia sulla Libia
Libia - la via diplomatica senza il sostegno delle armi è velleitaria, l'Italia farebbe bene a starsene zitta ne guadagnerebbe in dignità a meno che non decida di rinforzare qualitativamente e quantitativamente,  ritirando contemporaneamente i soldati dall'Afghanistan, il contingente  italiano schierato all'ospedale dell'aeroporto di Misurata
25 dicembre 2019


Che cosa sta succedendo in Libia e come si stanno muovendo Turchia, Russia e non solo. Il commento di Gagliano

L’annuncio fatto dal generale Haftar il 22 dicembre secondo il quale le sue forze di terra sarebbero arrivate quasi a 6 km dal centro di Tripoli mentre la sua aviazione avrebbe posto in essere una serie di bombardamenti sulle infrastrutture viarie che uniscono la città a Misurata rappresenta indubbiamente un importante successo militare di Haftar.

Altrettanto significativo è l’incontro tra russi e turchi sia in merito alla spartizione della Siria sia in relazione alla questione libica dove in gioco ci sono anche fondamentali risorse petrolifere.

Dal punto di vista politico è molto probabile che proprio l’8 gennaio, quando il presidente Putin sarà ad Ankara per incontrare Haftar, vengano prese decisioni risolutive sia sulla spartizione siriana che libica e quindi sul nuovo ruolo che la Turchia avrà nel Mediterraneo.

La via diplomatica che sia l’Italia sia l’alto rappresentante della Unione europea Borrell stanno cercando di portare avanti è destinata a essere velleitaria e a rivelarsi fallimentare perché lontana da qualunque scelta di autentica realpolitik.

La diplomazia senza armi infatti è semplicemente vuota. Indipendentemente dal riconoscimento italiano del ruolo del generale Haftar, riconoscimento che allo stato attuale appare del tutto irrilevante, l’annunciata conferenza di Berlino risulterà essere semplicemente un confronto vuoto e sterile a dimostrazione del fatto che non esiste una politica estera dell’Ue né sulla questione libica né su altre questioni di analogo interesse geopolitico.

Quanto alla proposta italiana di mandare un inviato speciale per dirimere la questione libica, questa proposta è ancora una volta il risultato di una mancanza di visione realmente strategica e realistica della attuale situazione libica.

Se e quando verrà il generale Haftar a Roma – la sua visita è prevista entro metà gennaio – le sorti della Libia saranno già decise altrove ed da altri attori.

È quindi molto probabile che Haftar si limiti a notificare al nostro Paese le decisioni prese altrove.

Appare infine ridicolo l’appello del rappresentante Borrell in merito al rispetto dell’embargo sulle armi dell’Onu considerando il ruolo e la rilevanza in termini di esportazione di armamenti svolto proprio dall’Ue (a cominciare proprio da quello del nostro paese a favore di Turchia, EAU, Arabia Saudita etc).

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