L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 dicembre 2019

Libia - spostare i nostri militari dall'Afghanistan a misurata è nella logica delle cose, ed è il primo passo da fare

Libia: mercenari sudanesi al fianco di Haftar, siriani con Sarraj

27 dicembre 2019 
di Redazione in News


(aggiornato alle ore 19,15)

In Libia, diverse centinaia di mercenari sudanesi stanno combattendo nei ranghi dell’Esercito Nazionale Libico del generale Khalifa Haftar contro il Governo di accordo nazionale (GNA) del premier Fayez al-Sarraj internazionalmente riconosciuto.

Si tratta di circa 3 mila combattenti secondo il quotidiano britannico The Guardian guidati dai leader di due gruppi armati sudanesi attivi in Libia. Le fonti citate dal giornale sostengono che ci sono state centinaia di nuove reclute negli ultimi mesi.

“Tanti giovani uomini che non sappiamo nemmeno come sistemare, proprio perchè numerosissimi” ha detto uno dei due comandanti nel sud della Libia aggiungendo che ci sono “almeno 3.000 uomini” che combattono a libro paga di Haftar.

Secondo un comandante sudanese citato dalla stessa fonte, il loro intervento sarebbe stato cruciale nella occupazione dei campi petroliferi strappati alle forze del GNA.

I miliziani sudanesi sarebbero stati per lo più reclutati nell’ instabile regione occidentale del Darfur, dove negli ultimi anni hanno preso parte a diverse insurrezioni armate contro il regime di Omar Hassan al Bashir, deposto lo scorso aprile. Altri combattenti hanno invece raggiunto la Libia con i propri mezzi con l’idea di arruolarsi. I comandanti sudanesi operativi in Libia hanno riferito che per loro si tratta di “una soluzione temporanea per procurarsi risorse economiche, armi e munizioni necessarie: una volta la missione terminata torneremo a combattere lo Stato sudanese”.

Dopo la destituzione di Bashir, il loro prossimo bersaglio in patria sarà il nuovo governo di transizione a Khartoum, “non diverso dal precedente regime dittatoriale”, hanno insistito i miliziani sudanesi. Secondo alcuni esperti militari Haftar avrebbe fatto arrivare in Libia anche un importante contingente dei temuti paramilitari sudanesi delle Forze di sostegno rapido (Rsf), circa un migliaio di uomini, arruolati con l’aiuto di un signore della guerra, Mohamed Hamdan Dagalo, noto come Hemedti.


In patria sono accusati di crimini mentre in Libia sono anche coinvolti in varie attività illegali, tra cui contrabbando e tratta dei migranti in viaggio verso l’Europa. La presenza di combattenti sudanesi era già stata denunciata nelle scorse settimane da un gruppo di esperti di Onu, in un rapporto di 376 pagine consegnato al Consiglio di sicurezza.

Sauditi ed emiratini già da tempo finanziano l’impiego di truppe e volontari sudanesi nel conflitto in atto dal 2015 nello Yemen contro i ribelli sciti Houithi.

La presenza di combattenti sudanesi al fianco dell’LNA non è certo l’unico caso di combattenti stranieri in Libia. I turchi affiancano il GNA mentre contractors statunitensi, russi e di mezzo mondo pagati dagli Emirati Arabi Uniti sostengono l’LNA insieme a miliziani ciadiani e di altre nazionalità.

in vista dell’annunciato sbarco a Tripoli di 5mila militari turchi, Ankara sembra apprestarsi ad inviare in Tripolitania gruppi di ribelli siriani filo-turchi da impiegare a sostegno del governo di Accordo nazionale (Gna) di Fayez al-Sarraj contro le forze delgenerale Khalifa Haftar. Lo ha detto ieri un alto funzionario del governo di Tripoli, citato da Bloomberg e ripreso da media turchi.

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ong con sede a Londra vicina agli oppositori del governo di Damasco) , gruppi di ribelli siriani filo-turchi hanno attivato ad Afrin (cittadina siriana di confine da tempo occupata dai turchi) almeno 4 centri di recutamento di combattenti da inviare in Libia offrendo una paga che oscillerebbe tra i 1.800 e i 2.000 dollari al mese oltre ad altri servizi non meglio specificati. La notizia sarebbe trapelata da miliziani schierati tra le citta’ di frontiera di Afrin e Tal Abiad ai quali è stato proposto di combattere in Libia.

Foto Libya Observer

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