L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 dicembre 2019

Non tutti gli italiani hanno il cervello bacato. Preparazione militare e andare in Libia con i nostri soldati

ESTERI
Sabato, 21 dicembre 2019 - 13:00:00
Partita turca in Libia, l'Italia intervenga con intelligence e forze armate

di Salvatore Passaro


La partita libica è una problema di livello enorme, l'ingresso turco e a gamba tesa con addendi militari (solid, contractors, mezzi) ci butta definitivamente fuori dal controllo di una scacchiera per noi è fondamentale.

I politici del passato in politica estera più preparati e intelligenti, per anni avevano salvaguardato la Libia come un protettorato, finanziato il politico per gestire l’energetico, istruito migliaia di militari libici in Sardegna gestendo un’intelligence di livello mondiale per assicurare il recupero italiano sulle rotta del petrolio dopo che negli anni ‘60 gli inglesi ci avevano fatto precipitare in volo.

Oggi sul disastro libico la partita militare era l’unica cosa che doveva fare l’italia.

Una mossa istituzionale, solida, e soprattutto politicamente identitaria su uno scenario internazionale inclinatosi a nostro svantaggio dalla caduta del muro

I turchi l’hanno capito e non aspettavano oltre

100 milioni di abitanti di una nazione fortissima sul piano economico, militare e soprattutto politico. Un monolite tra mar nero e mediterraneo.

Nella piana di Smirne-Izmir trovano soldi, fatturati , manodopera conveniente tante aziende italiane, tedesche, francesi, dalla Ferrero alla Wolksvagen

La Turchia è alleato nato, gioca come un trojan horse nell’alleanza.

Su Kastellorizo (privata della sovranità ellenica delle acque) ha spiazzato i greci che ora riarmano le popolazioni isolane, milizie domestiche in sonno in un disperato orgoglioso tentativo di lanciare messaggi abbaianti agli ottomani.

Ed ha spiazzato anche noi.

Eppure un segnale l’avevamo avuto l’anno scorso quando hanno impedito alle navi Eni davanti a Cipro di proseguire con le esplorazioni. Dovevamo mandare un nave militare immediatamente e obbligare i presunti alleati occidentali a fare altrettanto.

Nulla.

I pericoli ora si sono moltiplicati.

E la radice del vero problema è l’insipienza e l’ignoranza del pensiero geopolitico: Russia, Usa e Turchia (insieme a Gran Bretagna e soprattutto Francia) ora giocano in diretta sul terreno e mettono armi e uomini in Libia.

Di fronte alle nostre coste.

Chi vincerà o chi si spartirà la Libia (russi e turchi ) gestiranno i flussi di migranti per ricattarci con i flussi di gas e petrolio nei gasdotti che approdano in Sicilia.

Non avremo alcun mezzo per reagire.

E’ necessaria ora un inversione radicale, intervenire immediatamente con un azione massiccia combinata di intelligence e forze armate (non con contractors, la differenza politica è sostanziale).

E soprattutto con alleati veri, non padroni

Solo una massiccia azione dirompente sul piano internazionale può rimetterci al riparo da conseguenze che prima per la nostra economia e poi la nostra democrazia si riveleranno irrecuperabili .
La dignità -come tutte le virtù- è esercizio di dignità, non pensiero 

Perché nell’inazione ogni virtù pian piano svanisce.

E con essa ogni libertà.

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