L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 28 dicembre 2019

Quando si parla di 'ndrangheta c'è sempre la massoneria e colletti bianchi

Polizia Municipale a Vibo e “mazzette”, la figura del comandante Nesci – Video

La Dda di Catanzaro ed i carabinieri dedicano un interno capitolo al dirigente comunale. Le “manovre” di Giovanni Giamborino, della massoneria e dei clan per un immobile accanto all'ospedale

-28 Dicembre 2019 13:11



Dedica un intero capitolo a Filippo Nesci, 48 anni, comandante della Polizia municipale di Vibo Valentia, l’inchiesta della Dda di Catanzaro denominata “Rinascita – Scott” condotta sul campo dai carabinieri. Nesci è stato arrestato (è finito ai domiciliari) per corruzione in quanto, secondo l’accusa, avrebbe indebitamente ricevuto da Giovanni Giamborino, 59 anni, di Piscopio (arrestato per associazione mafiosa) la promessa dell’elargizione di somme denaro per l’esercizio delle sue funzioni, ossia per il rilascio, in data 18 novembre 2016, del permesso a costruire n. 2415 relativo ad un immobile a Vibo Valentia nei pressi dell’ospedale. Per superare tutti gli “ostacoli”, oltre alla “mazzetta” a Nesci, Giovanni Giamborino (dipendente comunale, primo cugino dell’ex consigliere regionale Pietro Giamborino – pure lui finito ai domiciliari – ma soprattutto ritenuto “uomo fidato del boss di Limbadi Luigi Mancuso) avrebbe mosso diverse pedine per arrivare alla Soprintendenza.

In tal senso l’inchiesta svela l’interessamento della massoneria ed in particolare di Ugo Bellantoni (Gran maestro onorario del Grande Oriente d’Italia, nonché membro della loggia “Michele Morelli” di Vibo, indagato a piede libero per concorso esterno in associazione mafiosa) che, per le sue comunicazioni con Giovanni Giamborino, si sarebbe servito anche di un telefono intestato ad un altro massone vibonese. 

Il boss di Limbadi Luigi Mancuso

Tornando a Filippo Nesci, sino a poco tempo fa anche dirigente del settore Urbanistica, gli inquirenti ricordano che la sua figura era già stata in parte tratteggiata nell’informativa conclusiva dell’operazione “Robin Hood” dove veniva rilevato che, nel mese di settembre 2014 in prossimità della formalizzazione della sospensione di Filippo Nesci da parte dell’allora sindaco Nicola D’Agostino su espressa attivazione dell’allora prefetto di Vibo, il comandante Nesci, per il tramite di un suo subalterno, il vigile urbano Corrado Spasari, aveva chiesto di incontrare il fratello di quest’ultimo, Vincenzo Spasari, 58 anni, di Nicotera, funzionario dell’Etr di Vibo, già coinvolto nell’inchiesta “Robin Hood” ed ora arrestato anche nell’inchiesta “Rinascita” per associazione mafiosa in quanto ritenuto uomo vicino al boss Luigi Mancuso. “Gli Spasari si attivavano per interfacciarsi con Giuseppe Rizzo – evidenziano gli inquirenti – soggetto intraneo alla consorteria facente capo direttamente a Mancuso Luigi”.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il dott. Filippo Nesci aveva iniziato la propria carriera nelle fila della Polizia di Stato, tra la Questura di Reggio Calabria e il Commissariato di Siderno. Successivamente era transitato nell’amministrazione provinciale di Vibo Valentia come “Comandante del corpo di Polizia provinciale e del servizio trasporti e concessioni”. Nel 2009, precisamente dall’aprile di quell’anno, Filippo Nesci aveva poi vinto il concorso per il Comando del corpo della polizia municipale del Comune di Vibo.

Il comandante Filippo Nesci finito agli arresti domiciliari

“Le informazioni sui retroscena legati alla carriera del dott. Nesci Filippo venivano nuovamente ribadite – rimarca la Dda – nella giornata del 12 aprile 2017”. Ad essere intercettato in autoè ancora una volta Giovanni Giamborino il quale al suo interlocutore racconta che era stato “commissario di Polizia a Locri” e che “grazie all’allora presidente della Provincia di Vibo, Gaetano Ottavio Bruni, ed al cugino Pietro Giamborino era transitato nel ruolo di comandante dei vigili provinciali”. Giovanni Giamborino riferiva quindi che “successivamente a quell’incarico, a quella stessa persona era stato fatto vincere il concorso al Comune”. Dda e Carabinieri, attraverso le affermazioni di Giovanni Giamborino, sono quindi anche riusciti a ricostruire che uno zio della moglie di Filippo Nesci era rimasto coinvolto insieme allo stesso Giovanni Giamborino nell’operazione antimafia “Rima” del 2005 contro il clan Fiarè di San Gregorio d’Ippona.


“Nel corso dell’attività di indagine Rinascita, in diverse occasioni, Giovanni Giamborino aveva narrato più episodi in cui il dott. Nesci Filippo, comandante del corpo della Polizia Municipale di Vibo Valentia nonché dirigente del Settore Urbanistica (almeno fino ad aprile 2017), fosse solito accettare o richiedere, più o meno chiaramente, soldi o altre utilità a titolo di illecito corrispettivo della propria azione di pubblico ufficiale. Nelle intercettazioni – evidenziano gli inquirenti – rileva il dato che Giovanni Giamborino fosse cosciente che, una volta esaudita una delle richieste del “comandante”, avrebbe potuto godere di una certa libertà nelle materie di competenza del ruolo ricoperto dal dott. Nesci”. Giovanni Giamborino qualificava quindi il comandante Nesci come un “mazzettista” e persona che per sbloccargli i lavori per l’immobile a due passi dall’ospedale di Vibo, gli “aveva chiesto la mazzetta”. All’incredulità dell’interlocutore, “quasi ad evidenziare che Nesci – evidenzia la Dda – riconoscesse l’appartenenza criminale di Giovanni Giamborino, Giamborino stesso ripeteva:“Me l’ha chiesta…sull’anima di mio padre, ma che ne sai?! Se no mi faceva uscire pazzo…devi cedere”, sottolineando che assecondando l’illecita richiesta avrebbe avuto in pugno Nesci per qualsiasi richiesta futura: “però … però dopo ce l’ho sempre dalla cavezza…hai capito?! Poi qualsiasi parola che dico … boom …”.

Il boss di Piscopio Pino Galati, cugino dei Giamborino

La conversazione continuava con Giovanni Giamborino che “rifletteva sulla circostanza che il Nesci, in considerazione della giovane età, sarebbe rimasto a Vibo Valentia almeno altri 15 anni e certamente, essendo vincitore di concorso, nessuno avrebbe mai potuto toglierlo dal comando della Polizia Municipale. Ciò, quindi, giustificava il pagamento indebito quale investimento per il futuro”. Lo stesso Giovanni Giamborino in altre intercettazioni avrebbe inoltre “confessato” al cugino Pino Galati di Piscopio, già condannato nell’operazione “Crimine” quale boss del clan dei Piscopisani e di nuovo arrestato ad aprile nell’operazione “Rimpiazzo”, di dover onorare anche “la mazzetta da pagare al Comandante dei vigili, un paio di 2.000 euro per tenerlo buono”.

In altre conversazioni, Giovanni Giamborino avrebbe quindi ribadito “che il comandante fosse un “mazzettista” (alludendo ad una somma di euro “5.000”), spiegando al cognato che Nesci gli aveva chiesto la casa di Forlì per andarsene dieci giorni con la moglie. Giamborino si raccomandava con il cognato di non parlare con nessuno della cosa. Tale affermazione – rimarca la Dda – fa intuire il grado di confidenza tra Giamborino e Nesci”.

Il debito di Nesci. Giovanni Giamborino raccontava quindi al proprio cognato “di avere instaurato, con “il Comandante” (Nesci Filippo) un rapporto particolare”. Nel novembre 2016 all’interno di un’Audi A3, sempre Giovanni Giamborino spiegava poi al cognato “di essere stato agevolato “dal comandante” in quanto la rateizzazione degli oneri, così come applicatagli, non poteva essere concessa. Il Giamborino sottolineava al suo interlocutore che detto favore gli era stato offerto in quanto si era impegnato con “il Comandante”a provvedere al pagamento di un debito, dell’ammontare di 10.000 euro, che quest’ultimo aveva contratto con “Davide”. Inoltre, sempre discutendo dei vantaggi che avrebbe potuto godere dall’estinzione di quel debito, Giovanni Giamborino alludeva anche la possibilità di “cambiare i parcheggi” del proprio immobile.


I lavori a casa di Nesci secondo Giamborino. Proseguendo emergeva poi che il “Comandante”, ossia Filippo Nesci, “in occasione dei lavori eseguiti per la propria abitazione, si era servito dei vigili urbani che, durante la notte, utilizzando un camion del Comune, avevano rimosso “l’eternit”. Giamborino Giovanni sottolineava, a riprova di ciò, che “Davide” fosse in possesso delle fotografie scattate in quella circostanza per ricattare in qualsiasi momento “Il Comandante”. Giovanni Giamborino commentava quindi nelle intercettazioni che “il Comandante”con la casa aveva fatto “i porci comodi suoi”. All’altezza di un’abitazione di via Francesco Protetti a Vibo Valentia, Giovanni Giamborino affermava inoltre:“Vedi quanto si è allargato il tetto per espandersi da qui per alzarlo da sopra?”. A conferma delle parole di Giovanni Giamborino, i carabinieri hanno appurato che in tale via è residente proprio Filippo Nesci, mentre la circostanza che Giovanni Giamborino avesse dovuto saldare il debito che il comandante aveva contratto con “Davide” era una situazione già emersa nel corso dell’attività di indagine, precisamente durante un dialogo con Saverio Razionale”, boss di San Gregorio d’Ippona, pure lui arrestato nell’operazione “Rinascita”.


Per la Dda di Catanzaro occorre rilevare sul punto come “il mercimonio della funzione pubblica realizzato da Nesci con il rilascio, in data 18 novembre 2016, del permesso di costruire n. 2415, a fronte (quantomeno) della promessa, da parte di Giovanni Giamborino, della elargizione di somme di denaro, si sia posta quale attività agevolativa della consorteria alla quale partecipava Giamborino. Consorteria che, nella realizzazione di quell’edificio, aveva già investito parte dei propri illeciti profitti”.

In relazione, infine, al cambio di destinazione d’uso per i parcheggi dell’immobile nei pressi dell’ospedale, Giovanni Giamborino “riferiva che “al Comandante” avrebbe regalato “5.000 euro”. Vicenda non andata a buon in fine in quanto – conclude la Dda – il dott. Nesci Filippo nell’aprile del 2017 veniva nominato Dirigente del Settore 1 – Affari generali”.


Nessun commento:

Posta un commento