L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 22 dicembre 2019

Quando un soggetto che è massone, che fa parte di una loggia, commette reati e si avvale del fatto di essere massone come punto di forza che va oltre la millanteria, per avere vantaggi per sé e per altri, ed è la norma, c'è molto che non funziona in questa associazione

Catanzaro
22 Dicembre 2019


19 Dicembre 2019


Alcuni indagati nell’operazione “Rinascita Scott” condotta dalla Dda di Catanzaro ed eseguita dai carabinieri contro la cosca di ‘ndrangheta dei Mancuso avevano “rapporti con logge massoniche della Scozia e dell’Inghilterra”.

Lo ha rivelato il procuratore capo della Dda di Catanzaro, Nicola Gratteri, nella conferenza stampa sull’esito del blitz che ha portato all’esecuzione di 334 misure cautelari.

“Sono stati arrestati – ha poi detto Gratteri – molti massoni infedeli anche allo loro organizzazione massonica”. Il procuratore capo dell’Antimafia di Catanzaro ha comunque tenuto a specificare: “Dobbiamo stare attenti a non parlare genericamente di massoneria, essere massone non è un reato. Dobbiamo però stare attenti quando un soggetto che è massone, che fa parte di una loggia, commette reati e si avvale del fatto di essere massone come punto di forza che va oltre la millanteria, per avere vantaggi per sé e per altri. Quindi, essere al servizio, facilitare l’organizzazione mafiosa con il fatto di essere massone. Questo – ha concluso Gratteri – lo sappiamo dalle intercettazioni telefoniche e ambientali e da tutto l’armamentario, grembiuli e compassi, che abbiamo trovato stanotte nelle perquisizioni”.

Per gestire ogni affare, ogni interesse, ogni esigenza, si utilizzava “la potente autostrada universale”: la massoneria. La definizione è dell’avvocato Giancarlo Pittelli, ex senatore della Repubblica, indicato come elemento di congiunzione tra i colletti bianchi, la ‘ndrangheta e la stessa massoneria. Un “Giano bifronte”, come lo definiscono i giudici che hanno seguito l’operazione “Rinascita Scott”. Dalla moltitudine di pagine che compongono il provvedimento emergono nomi e legami inquietanti. Magistrati, politici, ‘ndranghetisti, professionisti, rappresentanti delle forze dell’ordine, tutti legati dal rito massone. Quello ricostruito dagli investigatori è un “coacervo di relazioni tra i ‘grandi’ della ‘ndrangheta calabrese e i ‘grandi’ della massoneria, tutti ben inseriti nei contesti strategici (giudiziario, forze armate, bancario, ospedaliero e via dicendo), è l’effetto del pactum sceleris in forza del quale Pittelli – è scritto nell’ordinanza – si è legato stabilmente al contesto di ‘ndrangheta massona’, stabilmente a disposizione dei boss alla ‘mammasantissima’ e al ‘Crimine’ dei Mancuso”.

Legami ricostruiti anche da diversi collaboratori di giustizia. Come Andrea Mantella, che ha permesso di ricostruire questa “zona d’ombra” nella quale si addensano tutti i più alti interessi. Si tratta di relazioni intessute a condizione di reciprocità. E poi ci sono le dichiarazioni di Cosimo Virgiglio, nel definirsi massone maestro venerabile, ha sostenuto che proprio “la città di Vibo Valentia è l’epicentro della massoneria sia legale che di quella cosiddetta deviata” e che l’avvocato Pittelli avrebbe avuto una doppia appartenenza, una “pulita” con il Goi del distretto catanzerese e poi quella “coperta” legata alla Loggia di Petrolo di Vibo. Tutto sarebbe passato da questa organizzazione capace di mettere insieme massoneria e ‘ndrangheta, a cui avrebbe fatto parte anche il super boss Luigi Mancuso. Tutto sarebbe passato da loro: dai favori più semplici agli affari più complessi. Fino alle elezioni: “Nelle competizioni elettorali, infatti, i candidati “massoni” venivano appoggiati dagli appartenenti segreti chiamati “Sacrati sulla Spada”, ovvero dei criminali che facevano catalizzare su di loro i voti”.

Nel provvedimento del Gip Barbara Saccà è stata riportata anche una intercettazione inquietante del boss Luigi Mancuso, già citata nell’operazione “Mammasantissima”: “La ‘ndrangheta non esiste più! … una volta, a Limbadi, a Nicotera, a Rosarno, a …c’era la ‘ndrangheta! … la ‘ndrangheta fa parte della massoneria! … diciamo … è sotto della massoneria, però hanno le stesse regole e le stesse cose … ora cosa c’è più? … ora è rimasta la massoneria e quei quattro storti che ancora credono alla ‘ndrangheta! … una volta era dei benestanti la ‘ndrangheta! … dopo gliel’hanno lasciata ai poveracci agli zappatori … e hanno fatto la massoneria! … le regole quelle sono! … come ce l’ha la massoneria ce l’ha quella! … perché la vera ‘ndrangheta non è quella che dicono loro…, perché lo ‘ndranghetista non è che va a fare quello che dicono loro… perché una volta.., adesso sono tutti giovanotti che vanno.., vanno a ruota libera sono drogati!…”.

Redazione Calabria 7

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