L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 24 dicembre 2019

Quel silenzio della Rai è significativo

Ndrangheta: il silenzio dei professionisti dell’antimafia

-23/12/2019


Il secondo maxi blitz della storia italiana, questa volta ai danni della ‘ndrangheta non deve essere andato tanto giù a molti tant’è che l’oblio dei social si è risucchiato nomi e volti.

Stiamo parlando del maxi blitz che ha portato all’arresto di potenti ‘ndranghetisti, politici e appartenenti alle forze dell’ordine e della massoneria. Stiamo denunciando la “paura dei tanti professionisti antimafia” di parlare e scrivere del rapporto massonico-politico-mafioso rimasto senza volti e nomi dagli anni delle storiche stragi.

Ad un tratto “la criminalità organizzata” non è un tema da approfondire e “334 arresti” tra cui risulta anche Luigi Mancuso, capo della famosa cosca Mancuso di Limbadi e ‘Storico detentore del potere ’ndranghetistico formale e sostanziale su tutta la zona del Vibonese, in virtù del proprio carisma criminale e dei strettissimi rapporti criminali con le cosche Piromalli di Gioia Tauro e Pesce di Rosarno, dei collegamenti con le più potenti famiglie ’ndranghetistiche del Reggino, rappresentava il vertice assoluto dell’intera area a cui facevano capo le altre articolazioni criminali. Sembra non interessare a nessuno.

L’operazione anticipata di 24 ore per una fuga di notizie e condotta da Milano alla Calabria grazie al nucleo specializzato dei carabinieri, dei G.I.S. e le varie Compagnie di Comando dei Carabinieri pronti ad entrare in azione con centinaia di uomini pronti a morire o rimanere feriti pur di portare a casa il “colpo grosso” – come riportato – non ha trovato argomenti e ringraziamenti tali da finire sulle prime pagine.

Qualcosa non torna in questa Italia che si è professata, per più di 25 anni, contro la criminalità organizzata e vicina alle forze dell’ordine.

C’è stato qualcuno che ha definito questa operazione, con 3000 uomini sul campo, lo show di Gratteri e qui ci siamo fermati a riflettere.

Dal nostro archivio abbiamo trovato qualcosa di simile e a quel punto abbiamo deciso di ripubblicarlo per risvegliare alcune memorie e che sia chiaro: non ci riferiamo a procure o forze dell’ordine,ma a chi si definisce “professionista dell‘antimafia”.

Era il 10 gennaio 1987 e sul “Corriere della Sera”venne pubblicato un articolo intitolato “I professionisti dell’antimafia” e questa era la sua tesi di fondo: in Sicilia il modo migliore per fare carriera in politica e in magistratura è dichiararsi antimafioso, usare “l’antimafia come strumento di potere”, come mezzo per diventare potenti ed intoccabili. L’articolo firmato da Leonardo Sciascia, uno scrittore molto famoso per i suoi libri nei quali aveva parlato della violenza e del potere mafioso tra gli esempi di professionisti dell’antimafia citava proprio Paolo Borsellino che qualche mese prima era diventato capo della Procura di Marsala al posto di un collega più anziano (evidentemente per la sua maggiore conoscenza del fenomeno mafioso).


L’importanza del blitz viene raccontata dallo stesso Gratteri:

«Io faccio questo lavoro dal 1986, non avevo mai visto una tale potenza di una famiglia di ‘ndrangheta in grado di corrompere, coinvolgere, di fare entrare nelle proprie fila personaggi delle istituzioni. In questa operazione sono stati arrestati un colonnello dei Carabinieri, un cancelliere del Tribunale, quattro avvocati, molti politici: ciò dimostra la grande permeabilità». E rivela: «Questa operazione l’ho pensata il 16 maggio 2016 quando mi sono insediato a Catanzaro, io voglio una nuova Primavera per questa terra».

Arresti e perquisizioni sono avvenuti anche all’estero fra Germania, Svizzera e Bulgaria; i beni sequestrati hanno un valore di circa 15 milioni di euro.

Le accuse nei confronti degli arrestati sono di associazione mafiosa, omicidio, estorsione, usura, fittizia intestazione di beni, riciclaggio ed altri reati.

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